Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26685 del 28/11/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 26685 Anno 2013
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: LANZILLO RAFFAELLA

SENTENZA

sul ricorso 5823-2008 proposto da:
MONTELEONE ANTONIO MNTNTN49R05B077U, elettivamente
domiciliato in ROMA, V.MONTE ZEBIO 19, presso lo
studio dell’avvocato DE PORCELLINIS CARLO, che lo
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2t13
1886

ALLIANZ S.P.A. gia’ LLOYD ADRIATICO ASSICURAZIONI
S.P.A.,

in

persona

dirigenti

dei

e

legali

rappresentanti pro-tempore, dott. MICHELE LADISLAO e
del dott. LINO SCHEPIS, elettivamente domiciliata in

1

Data pubblicazione: 28/11/2013

ROMA, VIA P.L. DA PALESTRINA 19, presso lo studio
dell’avvocato PROSPERETTI MARCO, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati PADOVINI FABIO,
FRIGNANI ALDO giusta delega in atti;
– controricorrente –

di NAPOLI, depositata il 26/01/2007 R.G.N. 2017/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 11/10/2013 dal Consigliere Dott. RAFFAELLA
LANZILLO;
udito l’Avvocato CARLO DE PORCELLINIS;
udito l’Avvocato PAOLO VIRANO per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO SGROI che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

2

avverso la sentenza n. 213/2007 della CORTE D’APPELLO

Svolgimento del processo

Con

Provvedimento 28 luglio 2000 n. 8546

l’Autorità garante

della concorrenza e del mercato (AGCM) ha inflitto sanzioni a
numerose società assicuratrici, fra cui la
Adriatico Assicurazioni, per

s.p.a. Lloyd

avere posto in essere un’intesa

nello scambio sistematico di informazioni commerciali sensibili
tra imprese concorrenti,

in relazione alle polizze di

assicurazione contro la responsabilità civile automobilistica.
Ha rilevato che detta pratica ha comportato un notevole
incremento dei premi, nel periodo interessato dal comportamento
illecito (anni 1994 -2000), con riferimento sia al livello in
vigore prima del 1994, anteriormente alla liberalizzazione delle
tariffe; sia alla media dei premi sul mercato europeo, che è
risultata

inferiore di circa il 20% rispetto alla media dei

premi praticati in Italia.
Con atto di citazione notificato il 20 aprile 2005

Antonio

Monteleone, avendo stipulato varie polizze di assicurazione
r.c.a. con la Lloyd Adriatico fra il 1994 ed il 1998, ha
convenuto la società davanti alla Corte di appello di Napoli
chiedendo il risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 33 legge
10 ottobre 1990 n. 287, danni che ha quantificato in
complessivi e 9.682,00, pari al venti per cento delle somme
pagate per le polizze in corso nel suddetto periodo.
La convenuta ha resistito alla domanda, eccependo anche la
prescrizione del diritto azionato, per essere decorso il termine
3

orizzontale, nella forma di una pratica concordata, consistente

quinquennale di cui all’art. 2947 cod. civ. dalle date dei
singoli pagamenti.
Con sentenza n. 213, depositata il 26 gennaio 2007, la Corte di
appello ha respinto la domanda attrice, accogliendo l’eccezione
di prescrizione.
22-26 febbraio 2008

il

Monteleone

propone ricorso per cassazione.
Resiste la s.p.a. Allianz, subentrata al Lloyd Adriatico a
seguito di cessione di azienda, con controricorso illustrato da
memoria.
Motivi della decisione

1.- La Corte di appello ha dichiarato prescritto il diritto al
risarcimento dei danni, con la motivazione che il termine di cui
all’art. 2947, applicabile al caso di specie, deve

farsi

decorrere dalla data in cui in cui sono avvenuti i pagamenti
dei premi di polizza, poiché la mancata conoscenza dell’illecito
concorrenziale, prima della pubblicazione del Provvedimento
dell’Autorità garante, è da considerare mero impedimento di
fatto all’esercizio del diritto, non contemplato dall’art. 2935
cod. civ. fra le cause che consentono la dilazione della
decorrenza del termine.
La norma infatti, disponendo che la prescrizione comincia a
decorrere da quando il diritto può essere fatto valere, fa
esclusivo riferimento agli impedimenti giuridici al suddetto
esercizio.

4

Con atto notificato il

tk.

2.- Con l’unico motivo il ricorrente denuncia violazione degli
art. 2935 e 2947 cod. civ.,
sul rilievo che

12 disp. sulla legge in generale,

il termine di prescrizione non può farsi

decorrere da una data anteriore a quella in cui l’assicurato ha
avuto notizia dell’illecita intesa e dei suoi effetti

pubblicazione del Provvedimento n. 8546 del 2000 dell’AGCM.
Richiama a supporto i principi enunciati da questa Corte a
Sezioni unite, con sentenza 2 febbraio 2007 n. 2305, in
relazione alla fattispecie in esame e ad altre relative ai danni
c.d. lungolatenti (contagio da trasfusioni di sangue, ecc.),
secondo cui il termine di prescrizione comincia a decorrere non
dalla data dell’accadimento naturale dal quale è derivato, ma
dal momento in cui tale accadimento è stato percepito come
comportamento illecito, idoneo a causare un danno ingiusto,
perché conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo
(Cass. civ. 21 febbraio 2003 n. 2645 ed altre).
3.-

Il motivo è fondato.

3.1.- Deve essere preliminarmente respinta l’eccezione della
resistente di inammissibilità del motivo ai sensi degli art. 366
n. 6 e 366bis cod. proc. civ.
La prima norma non viene in considerazione, poiché il ricorso
concerne esclusivamente una questione di diritto, attinente
all’interpretazione della norma dell’art. 2935 cod. civ.; non
si fonda sul contenuto di specifici atti o documenti di cui

5

sull’aumento dei premi, e che ciò è avvenuto non prima della

fosse necessaria l’acquisizione al giudizio e che non siano
stati prodotti.
Quanto alla formulazione dei quesiti di cui all’art. 366bis,
nella specie risulta chiaramente enunciata la questione
sottoposta all’esame della Corte di cassazione, con riferimento

La circostanza che alcun quesito sia formulato con riguardo
all’azione di restituzione delle somme di denaro pagate in
eccesso è irrilevante, considerato che detta azione non ha
costituito oggetto né della sentenza impugnata, né di specifiche
censure contenute nel motivo di ricorso per cassazione.
Né si può dire che il quesito abbia sottoposto alla Corte di
cassazione la soluzione di una questione di fatto e non di
diritto circa la decorrenza della prescrizione:
formulazione non perfetta,

nonostante la

si evince chiaramente dal quesito

quale sia il principio di diritto che si chiede alla Corte di
cassazione di affermare.
3.2.- Quanto al merito del motivo di ricorso, erroneamente la
Corte di appello ha fatto decorrere il termine di prescrizione
dalla data del pagamento dei premi, anziché dalla data in cui si
può ritenere acquisita dal pubblico e dagli assicurati la
conoscenza dell’illecito comportamento delle compagnie
assicuratrici, quindi la consapevolezza di avere pagato a titolo
di premi assicurativi somme superiori a quelle che avrebbero
potuto essere richieste, se l’illecito non fosse stato commesso.

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all’azione di risarcimento dei danni.

Questa Corte ha più volte ribadito – con riferimento ad analoga
fattispecie (Cass. civ. Sez. 3 2 febbraio 2007 n. 2305 e
numerose altre) – che il testo degli art. 2947 e 2935 cod. civ.
deve essere letto ed interpretato nel senso che, per poter
esercitare il diritto al risarcimento del danno, è

non solo dell’esistenza del danno stesso, bensì anche dei fatti
che ne determinino

l’ingiustizia,

non potendo altrimenti

riscontrarsi nel suo comportamento l’atteggiamento di inerzia,
che giustifica il correre della prescrizione.
Si è deciso, cioè, che la prescrizione inizia a decorrere non
dal momento in cui l’agente compie l’illecito, né da quello in
cui il fatto del terzo determina ontologicamente il danno
all’altrui diritto, bensì dal momento in cui l’illecito ed il
conseguente danno si manifestano all’esterno, divenendo
oggettivamente percepibili e riconoscibili in quanto tali: cioè
quale comportamento illecito e quale danno ingiusto (Cass. 9
maggio 2000, n. 5913; Cass. 28 luglio 2000, n. 9927; Cass. 21
febbraio 2003, n. 2645).
Nel caso in esame una tale conoscenza non può ritenersi
acquisita in data anteriore a quella in cui l’AGCM ha depositato
il provvedimento sanzionatorio a carico delle compagnie
assicuratrici, poiché solo tale provvedimento ha reso
pubblicamente noti gli estremi di un’intesa illecita, idonea a
determinare i negativi effetti insiti nella violazione delle
regole della concorrenza.
7

indispensabile che il danneggiato sia adeguatamente informato

Il richiamo della sentenza impugnata ad un preteso impedimento
di mero fatto all’esercizio del diritto non è in termini e
travisa il significato e le finalità della norma di cui all’art.
2935 cod. civ.
La Corte di merito ha erroneamente assimilato la fattispecie in

un illecito sia certo e sia conosciuto, ma ne sia incerta la
qualificazione come illecito suscettibile di generare il diritto
tutelato dall’azione proposta in giudizio (nella specie, diritto
al risarcimento dei danni).
E’ noto che l’incertezza interpretativa è normalmente inidonea a
giustificare l’inerzia del titolare del diritto, quindi la
dilazione del termine iniziale di decorrenza della prescrizione,
dovendo la parte interessata assumere il rischio della
qualificazione dei fatti posti a fondamento della sua domanda,
sulla base della corretta interpretazione dei principi che
regolano la materia.
Nel caso in esame non si tratta di questo, ma di alcunché di
gran lunga più grave, poiché non ricorre l’ignoranza da parte
dei danneggiati
illecito;

della mera qualificazione del fatto come

bensì l’ignoranza della stessa esistenza del fatto,

nella sua realtà fenomenica.
Prima degli accertamenti dell’AGCM la grande massa degli utenti
dei servizi assicurativi non era, né avrebbe potuto essere a
conoscenza, neppure facendo uso della più accurata diligenza,
del fatto che fra le compagnie assicuratrici era in corso un
8 ‘

esame ai casi in cui il fatto costitutivo in cui si concretizza

accordo per lo scambio sistematico di informazioni, e che tale
scambio aveva per oggetto anche dati sensibili,
pregiudicare le regole

sl da

della concorrenza, trattandosi di

accordi “coperti” fra le compagnie, dei quali l’AGCM ha potuto
accertare l’esistenza e l’illiceità solo a seguito di una lunga

accesso – interdetto al

cittadino qualunque

anche alle

notizie e ai documenti più riservati delle imprese indagate.
Proprio in considerazione di ciò l’ordinamento ha sentito la
necessità di affidare la tutela del mercato e la difesa delle
regole della concorrenza ad un’apposita autorità amministrativa,
dotata di penetranti poteri di indagine.
La situazione di inconsapevolezza degli utenti non è quindi
accidentale o di fatto, ma istituzionale e congenita al modo di
atteggiarsi dei rapporti di mercato in determinati settori,
nell’ambito dei quali il rispetto delle regole della concorrenza
non può essere garantita – per mancanza di adeguate informazioni
– dai poteri di autodifesa insiti nelle scelte dei consumatori.
Ad analoga soluzione si perviene anche sulla base di un dato
formale; se si considera cioè che l’attore ha posto a base della
domanda risarcitoria non la sua privata e personale conoscenza
dei fatti costitutivi dell’illecito concorrenziale, ma il
Provvedimento dell’AGCM che tali fatti ha pubblicamente
accertato e reso noti.
Se l’attore avesse agito in giudizio sulla base della sua
personale conoscenza del comportamento anticoncorrenziale, si
9

e accurata istruttoria, resa possibile dal suo diritto di

potrebbe effettivamente dire che i fatti suscettibili di
qualificazione come illeciti gli erano noti e che da tali fatti
doveva farsi decorrere la prescrizione.
Nel caso in esame, per contro, l’attore ha posto a fondamento
della sua domanda solo ciò che l’AGCM ha accertato con il

Dalla

data

della

pubblicazione

del

provvedimento

corrispondente a quella della sua conoscenza legale – deve
quindi farsi decorrere la prescrizione.
4.- La sentenza impugnata deve essere annullata, con rinvio
della causa alla Corte di appello di Napoli, in diversa
composizione, affinché decida la controversia applicando il
seguente principio di diritto:

“Qualora l’azione di risarcimento

dei danni proposta da chi si dichiari danneggiato dalla
violazione delle regole della concorrenza sia fondata
esclusivamente sulla base dei fatti accertati dall’AGCM con il
Provvedimento n. 8546/2000, la prescrizione del diritto al
risarcimento comincia a decorrere da data non anteriore a quella
della pubblicazione del suddetto Provvedimento.
La prescrizione, infatti, non può farsi decorrere da una data
anteriore a quella in cui si è verificata la fattispecie posta a
base della domanda giudiziale”.
Le ulteriori questioni trattate dalla resistente nella memoria
di replica risultano assorbite, non avendo costituito oggetto di
decisione ad opera della sentenza impugnata.

10

Provvedimento n. 8546/2000.

5.- Il giudice di rinvio deciderà anche sulle spese del presente
giudizio.
P.Q.M.
La Corte di cassazione accoglie il ricorso. Cassa la sentenza
impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello di Napoli, in

giudizio di cassazione.

Cosi deciso in Roma, in data 11 ottobre 2013

Il President

diversa composizione, che deciderà anche sulle spese del

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