Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26683 del 28/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 26683 Anno 2013
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: CRISTIANO MAGDA

ORDINANZA
sul ricorso 20408-2011 proposto da:
PICCININI CARLO ( PCCCRL51D20E435G) elettivamente
domiciliato in ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso da se medesimo;

– ricorrente contro
CURATELA DEL FALLIMENTO DELLA SOCIETA’ LINEA
LATTE BOIANO SNC,
LU CASCIARE DE BOIANO SNC DI SABATINO MICHELE E
DI FONTANA PASQUAINA;

– intimate avverso la sentenza n. 506/2011 della CORTE D’APPELLO di
L’AQUILA del 28.4.2011, depositata il 03/06/2011;

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Data pubblicazione: 28/11/2013

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
15/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. MAGDA CRISTIANO.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARMELO

Il consigliere designato, d.ssa Magda Cristiano, ha depositato la
seguente relazione, ritualmente comunicata alle parti:
IN FATTO
La Corte di Appello dell’ Aquila ha respinto l’appello proposto
dall’avv. Carlo Piccinini contro la sentenza del Tribunale di Lanciano,
che aveva a sua volta respinto la domanda ex art. 101 L fall. con la
quale il Piccinini aveva chiesto l’ammissione allo stato passivo dei
Fallimenti della Linea Latte Boiano s.n.c. e della Lu Casciere de Boiano
s.n.c., nonché dei soci illimitatamente responsabili Michele Sabatino e
Pasqualina Fontana, del credito privilegiato di 80 milioni delle vecchie
lire, avente titolo in prestazioni professionali svolte in favore del socio
Sabatino.
Per ciò che ancora interessa nella presente sede, la corte territoriale ha
dichiarato inammissibile il primo motivo d’appello, rilevandone
l’inidoneità a contrapporsi alla motivazione con la quale il tribunale
aveva evidenziato che mentre i crediti vantati dai creditori nel
fallimento sociale si intendono dichiarati ed accertati per intero anche
nel fallimento dei singoli soci, i creditori particolari di questi ultimi
partecipano esclusivamente al fallimento dei loro debitore; ha quindi
ritenuto inammissibili, per la loro assoluta genericità, anche i successivi
due motivi, con i quali il Piccinini lamentava l’erronea valutazione da
parte del primo giudice della prova documentale offerta ed ha infine

Ric. 2011 n. 20408 sez. M1 – ud. 15-10-2013
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SGROI che si riporta alla relazione scritta.

dichiarato infondato il motivo con il quale l’appellante aveva lamentato
violazione del contraddittorio in quanto il verbale di causa era stato
redatto dal curatore, non costituito.
La sentenza è stata impugnata dall’avv. Piccinini con ricorso per
cassazione affidato a due motivi.

IN DIRITTO
1) Con il primo motivo di ricorso l’avv. Piccinini denuncia violazione
dell’art. 2291 c.c., rilevando che i crediti di cui aveva chiesto
l’ammissione al passivo erano riferiti per la massima parte alle società
di persone in favore delle quali egli aveva svolto la propria attività
professionale. Sostiene, pertanto, che l’affermazione secondo la quale
“la società risponde in modo illimitato (quindi anche con il patrimonio dei singoli
soci)” avrebbe dovuto portare all’accoglimento dell’appello, atteso che
“la gran parte dei crediti nionati erano contenuti in un faldone rosso prodotto in
giudkio e non rimasto negli atti del fallimento”, circostanza, questa, che aveva
condotto il giudice del merito ad un vero e proprio travisamento dei
fatti, inducendolo “a pronunciare un’inammissibilità che non sussiste” (n.d.r.:
in corsivo le parti del ricorso riprodotte testualmente).
Rileva, ancora, che in corso di causa la corte, con ordinanza poi
revocata, aveva ammesso una ctu per calcolare il credito e che tale
provvedimento contrasterebbe con l’affermazione di genericità dei
motivi d’appello contenuta in sentenza.
Contesta, poi, l’inammissibilità dei motivi di gravame, richiamando sul
punto giurisprudenza di questa Corte, e deduce, infine, vizio di omessa
pronuncia della sentenza impugnata, che non avrebbe tenuto conto del
fatto che la domanda riguardava crediti sorti nei confronti delle società
e non del solo socio Sabatini.

Ric. 2011 n. 20408 sez. M1 – ud. 15-10-2013
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I Fallimenti intimati non hanno svolto attività difensiva.

2) Col secondo motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione della
sentenza impugnata, per avere la corte territoriale omesso di valutare i
documenti allegati al fascicolo fallimentare,
3) Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione dell’art. 31 1.
fall, per avere la corte affermato che il verbale ben poteva essere

il relativo principio di diritto nell’interesse della legge.
I primi due mezzi di censura appaiono inammissibili in quanto
contestano in via del tutto generica la statuizione di inammissibilità dei
primi tre motivi d’appello, senza riportarne il contenuto e senza
chiarire perché, contrariamente a quanto ritenuto dalla corte
territoriale, essi rispondevano ai requisiti di specificità richiesti dall’art.
342 I comma c.p.c., e denunciano in realtà (peraltro, anche sotto
questo profilo, in via del tutto generica) vizi di motivazione della
sentenza impugnata (consistenti nell’omesso esame di documenti e
nell’omessa valutazione dei crediti derivanti da attività professionale
svolta in favore delle società fallite), senza considerare che il giudice a

quo ha emesso una pronuncia in rito e non ha esaminato il merito del
gravame.
Inammissibile appare anche il terzo mezzo di censura, sia perché non
rivolge alcuna critica alla motivazione della corte territoriale, la quale
ha chiarito che il verbale è un atto del giudice, che non può ritenersi
nullo solo perché materialmente redatto da un soggetto (nella specie il
curatore) non deputato dalla legge alla sua materiale stesura, sia perché
il ricorrente non ha chiarito quale sia il suo interesse ad impugnare la
decisione sul punto.
Tanto può essere affermato in camera di consiglio, ai sensi degli artt.
375 e 380 bis c.p c.

Ric. 2011 n. 20408 sez. M1 – ud. 15-10-2013
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redatto dal curatore non costituito e chiede a questa Corte di enunciare

L’avv. Piccitlini ha depositato memoria.

Il collegio, letta la relazione, ne condivide le conclusioni, non utilmente
contraddette dalle difese svolte nella memoria depositata dal ricorrente.

senza tener conto che, poiché la corte territoriale ha dichiarato il
gravame inammissibile, ciò che andava illustrato col ricorso attraverso il preciso richiamo del contenuto dell’atto d’appello e la
specifica allegazione delle ragioni che avrebbero dovuto condurre
all’annullamento della pronuncia emessa in rito – era la rispondenza dei
motivi di appello ai requisiti di specificità richiesti dall’art. 342 c.p.c. ,
certamente non evincibile dalla sentenza gravata (che l’ha esclusa), né,
tantomeno, rilevabile d’ufficio da questa Corte.
Non risulta, poi, che il curatore abbia svolto a verbale, nel corso del
giudizio di primo grado, difese tecniche che, attesa la sua contumacia,
non gli erano consentite: appare, pertanto, incomprensibile la
doglianza con la quale il ricorrente lamenta violazione del
contraddittorio per il solo fatto che il curatore ha materialmente
redatto il verbale; ciò senza contare che tale doglianza attiene ad un
vizio procedimentale che, non essendo stato dedotto in appello, non
potrebbe essere denunciato per la prima volta in sede di giudizio di
legittimità.
Poiché i Fallimenti intimati non hanno svolto attività difensiva, non v’è
luogo alla liquidazione delle spese del giudizio.
P . Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
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Ric. 2011 n. 20408 sez. MI – ud. 15-10-2013
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Questi, infatti, ripropone argomenti inerenti il merito della domanda,

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