Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26682 del 24/11/2020

Cassazione civile sez. II, 24/11/2020, (ud. 24/07/2020, dep. 24/11/2020), n.26682

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4114/2016 proposto da:

V.B., TITOLARE DELLA DITTA INDIVIDUALE BLOM, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA PIO XI n. 13, presso lo studio

dell’avvocato VINCENZO CROCE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GLAUCO ARCAINI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

BREMBANICA RESIDENZIALE S.R.L., IN LIQUIDAZIONE, in persona del

Liquidatore pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato

CLEMENTE MONTAGNOSI, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 388/2015 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 27/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/07/2020 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il giudizio trae origine dalla domanda, proposta innanzi al Tribunale di Bergamo dalla Brembanica Residenziale s.r.l. nei confronti di V.B., titolare dalla ditta individuale Blom, con cui chiese il pagamento della provvigione per l’attività di mediazione svolta in suo favore. La società attrice espose di aver ricevuto, in data 17.12.2002, l’incarico dalla Cober s.r.l. di vendere un capannone industriale in corso di costruzione, di aver incontrato più volte il V., dall’aprile al giugno del 2003, di avergli fornito, anche tramite fax le informazioni relative al prezzo di vendita e di avergli consegnato le tavole planimetriche del capitolato. Successivamente aveva appreso che, in data 5.2.2004, il V. aveva concluso il contratto preliminare di compravendita direttamente con la società proprietaria.

1.1. Il Tribunale di Bergamo accolse la domanda e la decisione venne confermata dalla Corte d’appello di Brescia con sentenza del 27.3.2015.

1.2. La corte di merito accertò, in primo luogo, che la Cober s.r.l. aveva conferito alla Brembanica Residenziale s.r.l. l’incarico di reperire un acquirente del capannone industriale per la durata di 24 mesi per un compenso dell’1%, senza ulteriori vincoli a carico del soggetto incaricato. Il contratto concluso rientrava nello schema della mediazione e l’attività svolta dalla società attrice, che era consistita in numerosi contatti telefonici, in scambi di fax relativi ad informazioni dettagliate sull’immobile oltre che ad un incontro, ammesso dallo stesso V.. Tale attività era stata prodromica alla conclusione dell’affare, a nulla rilevando la circostanza che fosse stato concluso dopo otto mesi dai contatti avuti con il mediatore.

2. Ha proposto ricorso per cassazione V.B., titolare della ditta individuale Blom sulla base di un unico motivo.

2.1. Ha resistito con controricorso la Brambanica Residenziale s.r.l., che, in prossimità dell’udienza ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1754,1703 e 1755 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la corte di merito qualificato il contratto nell’ambito della mediazione tipica mentre invece sarebbe configurabile contratto di mediazione atipica tra la Cober e la Brembanica riconducibile nello schema del contratto di mandato sicchè solo il mandante sarebbe obbligato a corrispondere la provvigione in quanto solo nei suoi confronti sussisterebbe il vincolo contrattuale.

1.1. Il motivo non è fondato.

1.2. Il dibattito sorto intorno alla natura giuridica della mediazione appare sintomatico delle caratteristiche peculiari di detta fattispecie.

1.4. Anche in presenza del conferimento di un incarico al mediatore, nell’ipotesi di c.d. mediazione atipica, secondo una parte della dottrina, l’assenza di un obbligo, in capo al mediatore, di porre in essere la propria attività, rappresenta il carattere differenziale della mediazione dal mandato, che, invece, impegna il mandatario a compiere atti giuridici.

1.5. Nel contratto di mandato, infatti, il mandatario è tenuto a svolgere una determinata attività giuridica, con diritto a ricevere il compenso dal mandante indipendentemente dal risultato conseguito e, quindi, anche se l’affare non sia andato a buon fine.

1.5. Nel contratto di mediazione, invece, il pagamento della provvigione, ai sensi dell’art. 1755 c.c., è strettamente connesso alla conclusione dell’affare. La rilevanza della conclusione dell’affare quale fondamento delle pretese di carattere patrimoniale del mediatore, del resto, emerge indirettamente anche dall’art. 1756 c.c., ai sensi del quale, salvo patti o usi contrari, il mediatore avrà diritto al rimborso delle spese nei confronti della persona per incarico della quale sono state eseguite, anche se l’affare non è stato concluso.

1.6. Dall’art. 1755 c.c., deriva, allora, che i soggetti intermediati, ponendo in essere il contratto di mediazione, non assumono alcun obbligo di pagare la provvigione quale diretto corrispettivo dell’attività posta in essere dal mediatore a loro vantaggio se non al momento della conclusione dell’affare. Il mediatore, interponendosi in maniera neutra ed imparziale tra due contraenti, ha soltanto l’onere di metterli in relazione tra loro e farli pervenire alla conclusione dell’affare, senza che la sua indipendenza venga sostanzialmente meno anche in ipotesi di incarico unilaterale ovvero di compenso previsto a carico di una sola delle parti.

1.7. Correttamente la corte di merito ha escluso che la mediazione atipica possa essere equiparata al contratto di mandato e lo ha fatto sulla base dell’esame del testo contrattuale, che non prevedeva in capo alla società “mandataria” degli obblighi ulteriori rispetto a quello di ricercare dei soggetti con cui perfezionare la compravendita, senza porre particolari vincoli al soggetto incaricato incompatibili con la posizione di imparzialità del mediatore. La corte di merito, oltre a valorizzare la posizione di equidistanza dalle parti, ha escluso in capo alla società mediatrice un vero e proprio obbligo giuridico di attivarsi al fine di reperire potenziali acquirenti, con eventuali ripercussioni negative in caso di inerzia, in quanto l’unica conseguenza prevista nel contratto era è la mancata percezione del compenso, sospensivamente condizionato alla stipula del preliminare di compravendita per effetto del suo intervento. Non era, infatti previsto, un diritto del mediatore a percepire un compenso per l’attività svolta a prescindere dalla conclusione dell’affare.

1.8. Riguardo alla posizione dell’acquirente, nell’ipotesi di mediazione atipica, la giurisprudenza di legittimità, indipendentemente dalla natura contrattualistica o meno della mediazione, ha sempre riconosciuto al mediatore il diritto al compenso.

1.9. Parte della giurisprudenza ha rinvenuto il diritto al compenso nel “contatto sociale” con il mediatore, affermando che, a prescindere dalla natura contrattuale, o meno, della fattispecie disciplinata dagli artt. 1754 c.c. e segg., l’attività di mediazione ed il diritto alla provvigione sono conseguenza dell’incontro delle volontà dei soggetti interessati, che può avvenire attraverso dichiarazioni esplicite o per facta concludentia (Cassazione civile sez. III, 07/04/2005, n. 7251).

1.10. In alcuni casi, la giurisprudenza di questa Corte ha ritenuto che non fosse necessaria l’esistenza di un preventivo conferimento di incarico per la ricerca di un acquirente o di un venditore, ma che fosse sufficiente che la parte abbia accettato l’attività del mediatore (Cass. Civ., Sez. II, 14.5.2018 n. 11656; Cass. n. 25851 del 9.12.2014; Cass. Civ. n. 7759 del 14.4.2005).

1.11. Se è vero che, normalmente, il procacciatore d’affari ha diritto al pagamento solo nei confronti della parte alla quale sia legato da rapporti di collaborazione, è anche vero che tale “normale” assetto del rapporto può essere derogato dalle parti, nell’esercizio della loro autonomia negoziale, ben potendo il procacciatore, nel promuovere gli affari del suo mandante, svolgere attività utile anche nei confronti dell’altro contraente con piena consapevolezza e accettazione da parte di quest’ultimo. Di conseguenza, essendo il procacciatore di affari figura atipica, i cui connotati, effetti e compatibilità, vanno individuati di volta in volta, con riguardo alla singola fattispecie, occorre avere riguardo, in materia, al concreto atteggiarsi del rapporto, e in particolare alla natura dell’attività svolta e agli accordi concretamente intercorsi con la parte che non abbia conferito l’incarico (Cassazione civile sez. II, 25/06/2020, n. 12651; così Cass. 25260/09, che dà conferma e seguito a Cass. 14582/07).

1.12. Osserva il Collegio che correttamente l’impugnata sentenza ha valorizzato due elementi al fine di pervenire al riconoscimento del diritto alla provvigione in caso di mediazione tipica ovvero la messa in contatto tra le parti e la conclusione dell’affare per il suo tramite. Ha infatti accertato che la Brembanica Residenziale s.r.l. aveva svolto una serie di attività prodromiche alla conclusione dell’affare, consistite in numerosi contatti telefonici, in scambi di fax relativi ad informazioni dettagliate sull’immobile oltre che ad un incontro con il ricorrente. Dall’istruttoria svolta era emerso che le trattative erano in stato molto avanzato e furono bruscamente interrotte poichè il V. non reputò esaurienti le informazioni provenienti dal mediatore, concludendo il contratto di vendita direttamente con la parte.

1.13. In conclusione, la corte distrettuale, riconoscendo il compenso anche da parte del compratore, che si era avvalso della sua attività di intermediazione, si è conformata ai principi di diritto affermati da questa Corte in tema di mediazione.

2. Il ricorso va pertanto rigettato.

2.1. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.

3. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione, il 24 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2020

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