Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2668 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 21/09/2021, dep. 28/01/2022), n.2668

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31871-2020 proposto da:

A.C. SOLUZIONI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO 9,

presso lo studio dell’avvocato MAURO BOTTONI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ALESSANDRO MANNO;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI TRASONE 16,

presso lo studio dell’avvocato ASSUNTA DI SANTO, rappresentata e

difesa dall’avvocato NATALINO GUERRIERI;

– controricorrenti –

contro

C.O.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 646/2020 del TRIBUNALE di CASSINO, depositata

il 17/09/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La A.C. Soluzioni S.r.l. in qualità di cessionaria del credito, convenne in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Sora la cedente C.O. e la INA Assitalia S.p.a. (ora Generali Italia S.p.a.), al fine di sentir condannare quest’ultima al pagamento della somma dovuta alla cedente a titolo di risarcimento del danno per il sinistro stradale occorso in data 6 agosto 2009.

Si costituì in giudizio la INA Assitalia S.p.a. eccependo in via preliminare l’incompetenza territoriale del giudice adito e contestando nel merito la pretesa attorea.

Il Giudice di Pace di Sora, con sentenza n. 177/2021, accolse l’eccezione preliminare della compagnia assicurativa e dichiarò la propria incompetenza per territorio in favore, alternativamente, del Giudice di Pace di Roma o di Tivoli.

2. Proposto appello dalla A.C. Soluzioni S.r.l., il Tribunale di Cassino, con ordinanza del 4 novembre 2016, rilevando che la domanda principale proposta dall’appellante nei confronti dell’assicurazione verteva in tema di circolazione stradale e che nel giudizio innanzi al Giudice di Pace di Sora non era stato evocato in giudizio il responsabile civile del danno, litisconsorte necessario ex art. 145 del Codice delle assicurazioni private, rimise la causa sul ruolo invitando le parti a “esprimersi su tale questione”. Precisate le conclusioni, il Tribunale di Cassino, con sentenza n. 646/2020 del 17 settembre 2020 ha dichiarato la nullità della sentenza del Giudice di Pace di Sora, attesa la celebrazione del primo grado di giudizio senza il coinvolgimento del soggetto responsabile del danno dedotto, ed ha rinviato la causa al primo giudice a sensi dell’art. 383 c.p.c., comma 3. Ha compensato le spese tra le parti “per il rilievo d’ufficio, il silenzio di tutte le parti in merito, la nullità di ordine generale, la particolarità della questione, l’esiguità della somma contestata ecc”.

3. Avverso tale decisione la A.C. Soluzioni S.r.l. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo.

Resiste la Generali Italia S.p.a. con controricorso illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. con l’unico motivo di ricorso il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., difetto di motivazione, in relazione agli artt. 360 c.p.c., nn. 3 e 4. Sostiene che il giudice avrebbe violato le disposizioni in materia di spese di lite in quanto, pur in assenza dei presupposti di cui all’art. 92 c.p.c. (soccombenza reciproca; questione di assoluta novità; mutamento dell’orientamento giurisprudenziale), ha disposto la compensazione delle spese tra le parti, onerandole ingiustamente dei costi di due fasi del giudizio.

Il ricorso è inammissibile e comunque infondato.

Il Tribunale di Cassino, nel dichiarare la nullità della sentenza del Giudice di Pace di Sora e rinviare la causa al predetto giudice ex art. 383 c.p.c., comma 3, ha disposto la compensazione delle spese di lite motivando come segue: “le spese possono compensarsi peril rilievo d’ufficio e il silenzio di tutte le parti in merito, la nullità di ordine generale, la particolarità della questione, l’esiguità della somma contestata ecc..

Parte ricorrente si duole della legittimità di tale decisione in quanto, a suo dire, sarebbe stata disposta in assenza dei presupposti di legge non riscontrandosi, nel caso in esame, né una ipotesi di soccombenza, né di questione di assoluta novità e neppure di mutamento dell’orientamento giurisprudenziale.

Giova tuttavia osservare che, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 77 del 19 aprile 2018 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 92 c.p.c., comma 2, nel testo modificato dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, art. 13, comma 1, – Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile -, convertito, con modificazioni, nella L. 10 novembre 2014, n. 162, nella parte in cui non prevedeva che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.

A tal proposito si è poi specificato che le “gravi ed eccezionali ragioni”, da indicarsi esplicitamente nella motivazione della sentenza ed in presenza delle quali il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese del giudizio, devono trovare puntuale riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e comunque devono essere appunto indicate specificamente e non possono essere espresse con una formula generica, in quanto inidonea a consentire il necessario controllo (Cass. civ. Sez. VI – 5 Ord. n. 29211 del 21 dicembre 2020).

La valutazione circa l’opportunità di compensare, in tutto o in parte le spese di lite, in presenza di determinate condizioni rientra, pertanto, nel potere discrezionale del giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità laddove essa sia congruamente motivata.

Ebbene, nel caso in esame, il Giudice di merito ha indicato in maniera chiara e scevra da vizi logici le ragioni poste a fondamento della propria decisione, ed ha fatto riferimento alle specifiche circostanze ed aspetti della controversia: si tratta di una valutazione, insindacabile in sede di legittimità sicché, per tali ragioni il ricorso andrà respinto.

5. La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Le spese seguono la soccombenza.

6. Infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 1.100 di cui 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 21 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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