Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26670 del 28/11/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 26670 Anno 2013
Presidente: STILE PAOLO
Relatore: MANNA ANTONIO

SENTENZA

111 ricorso 1726fi-200n proposte da:
ROLLO

ASSUNTA

RLLSNT43S52I0660,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CELIMONTANA 38, presso lo
studio dell’avvocato PANARITI BENITO PIERO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato NEGRO
GIUSEPPE, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013
3098

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE
C.F. 80078750587, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

Data pubblicazione: 28/11/2013

DELLA

FREZZA

17,

presso

l’Avvocatura

Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati
RICCIO ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, GIANNICO
GIUSEPPINA, giusta delega in atti;

controri corrente

di LECCE, depositata il 20/06/2007 r.g.n. 1432/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/11/2013 dal Consigliere Dott. ANTONIO
MANNA;
udito l’Avvocato NEGRO GIUSEPPE;
udito l’Avvocato PREDEN SERGIO per delega VLENTE
NICOLA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale DOTT. SERVELLO GIANFRANCO, che ha concluso
per il rigetto del ricorso.

avverso la sentenza n. 1444/2007 della CORTE D’APPELLO

I

R.G. n. 17266/08
Ud. 5.11.13
Rollo c. INPS

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza depositata il 20.6.07 la Corte d’appello di Lecce, in riforma della
pronuncia n. 825/06 del Tribunale di Brindisi, rigettava la domanda di Assunta
Rollo intesa ad ottenere dall’INPS il pagamento della pensione ai superstiti in

qualità di figlia maggiorenne di Pantaleo Rollo, deceduto il 17.6.2000.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre Assunta Rollo affidandosi ad un solo
motivo.
L’INPS resiste con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con unico motivo si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 22 legge n.
903/65 per avere la Corte territoriale negato la pensione ai superstiti in favore
dell’odierna ricorrente vuoi per difetto del requisito reddituale fissato dall’INPS,
all’epoca del decesso del de cuius, in £. 12.183.210 annue (mentre la ricorrente
aveva un reddito da pensione di inabilità pari a £. 13.299.000), vuoi per difetto di
prova della circostanza che la Rollo vivesse a carico del padre. Si obietta, invece, in
ricorso che tale eccezione era stata tardivamente sollevata dall’INPS in primo grado
(e poi coltivata in appello), che il predetto limite di reddito era stato poi elevato
dallo stesso istituto (sia pure con decorrenza 31.10.2000), che l’essere a carico del
padre era circostanza della cui prova non poteva essere onerata la ricorrente e che,
ad ogni modo, non necessariamente presupponeva la convivenza fra i due.
Osserva la Corte che, anche a prescindere dalla non conferenza dei due quesiti che
ex art. 366 bis c.p.c. (applicabile ratione temporis nel caso di specie) chiudono il
motivo di ricorso – quesiti che, ad onta della precedente parte espositiva, si limitano
poi ad investire soltanto le questioni relative alla tardività delle eccezioni sollevate
dall’INPS circa la sussistenza dei requisiti per il godimento della pensione ai
superstiti e la non necessità che la richiedente vivesse con il de cuius e fosse
integralmente a suo carico -, resta assorbente il rilievo dell’infondatezza delle
censure mosse dalla ricorrente.
Quanto all’asserita tardività delle eccezioni sollevate dall’INPS circa la
sussistenza dei requisiti per il godimento della pensione ai superstiti, basti rilevare
1

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R.G. n. 17266/08
Ud. 5.11.13
Rollo c. INPS

che si tratta non di eccezioni, bensì di elementi costitutivi del diritto azionato, del
cui onere probatorio è gravato — ex art. 2697 co. 1° c.c. – chi richiede la prestazione.
E proprio l’insussistenza della prova che l’odierna ricorrente fosse a carico del de
cuius prima del decesso è argomento (assorbente) su cui la Corte territoriale ha

fondato la propria decisione.
Si noti che l’impugnata sentenza non ha affermato in punto di diritto che l’essere
il richiedente a carico dell’assicurato deceduto implichi una materiale convivenza
fra i due né che non possa bastare — ai fini dell’attribuzione della prestazione — il
fatto che il secondo provvedesse ad integrare il reddito del primo ove inidoneo a
garantirgli il sostentamento: in realtà la pronuncia della Corte salentina si è limitata
a dare atto, nel caso in esame, della mancanza di prova che Pantaleo Rollo
provvedesse in maniera continuativa e prevalente al sostentamento della figlia,
prova che la ricorrente non dichiara di aver fornito e neppure di aver offerto.
Eppure non solo la prova in proposito è necessaria, ma deve essere
particolarmente rigorosa, dovendosi prendere in considerazione tutti gli elementi di
giudizio acquisiti al processo in base ai quali poter ricostruire la sussistenza o meno
di una rilevante dipendenza economica del figlio inabile dal defunto genitore (cfr.
Cass. 14.2.13 n. 3678).
Né — da ultimo – può dirsi che a tal fine il limite reddituale debba valutarsi con
riferimento ad epoca successiva, noto essendo che la sussistenza dei requisiti per
accedere alla prestazione de qua va accertata al momento del decesso del de cuius
(cfr. Cass. 10.8.04 n. 15440).

2- In conclusione, il ricorso è da rigettarsi.
Non va emessa pronuncia sulle spese relative al presente giudizio di legittimità,
ricorrendo i presupposti di cui all’art. 152 disp. att. c.p.c. nel testo anteriore alla
modifica apportata dall’art. 42 co. 11 0 d.l. 30.9.03 n. 269, convertito, con
modificazioni, in legge 24.11.03 n. 326 (novella inapplicabile ratione temporis nel
caso di specie, atteso che il ricorso introduttivo di lite è stato proposto nel 2002).
P.Q.M.
La Corte
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R. G. n. 17266/08
Ud. 5.11.13
Rollo c. INPS

rigetta il ricorso. Nulla spese.

Così deciso in Roma, in data 5.11.13

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