Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26670 del 01/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 01/10/2021, (ud. 01/07/2021, dep. 01/10/2021), n.26670

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 469-2021 proposto da:

I.S., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANNA MARIA GALIMBERTI;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROIEZIONE

INTERNAZIONALE BOLOGNA;

– intimata –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronologico 7305/2020 del TRIBUNALE di BOLOGNA,

depositato il 03/11/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 01/07/2021 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI

CESARE GIUSEPPE SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

rilevato che:

con ricorso del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, depositato il 3 dicembre 2020, I.S., nato il (OMISSIS), proveniente dal Bangladesh, ha adito il Tribunale di Bologna, impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria; nel richiedere la protezione internazionale il ricorrente aveva esposto le seguenti ragioni: a) di aver lasciato il Bangladesh nel 2012 per andare a lavorare in Libia; b) di aver deciso di partire per ripagare i debiti contratti dal padre, poi deceduto, e le cure della madre malata; c) di aver lavorato in Libia prima come panettiere e poi come addetto alle pulizie presso l’università a (OMISSIS); d) di aver lasciato la Libia nel 2016 per venire in Italia; e) di non essere più in contatto con la madre ma di aver saputo che i creditori avevano preso possesso della sua casa per la mancata restituzione del debito; f) di temere, in caso di rientro, l’azione dei creditori nei suoi confronti;

il Tribunale, all’esito dell’audizione, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione. In particolare, il Tribunale ha ritenuto che il ricorrente non avesse prospettato nessuno dei motivi per il riconoscimento dello status di rifugiato e che il racconto risultasse generico; inoltre, ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, il Tribunale ha considerato che il ricorrente non avesse dimostrato che le autorità dello Stato non fossero in grado di proteggerlo, non avendo questi sporto denuncia nei confronti dei creditori, e che, alla luce delle fonti consultate, la situazione in Bangladesh non fosse riferibile a quella di violenza indiscriminata derivante da situazioni di conflitto armato interno o internazionale ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c); infine, il Tribunale ha ritenuto di non riconoscere la protezione umanitaria non rilevando una seria e grave condizione di vulnerabilità da tutelare;

avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato il 3.12.2020 ha proposto ricorso per cassazione n. 469/2021, svolgendo quattro motivi, così rubricati: “1. Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 (art. 360 c.p.c., comma 3). 2. Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 7. 3. Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g), in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14. 4. Falsa applicazione dell’art. 5 T.U., comma 6”;

l’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale;

il ricorso è stato assegnato e deciso all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del giorno 1.7.2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

RITENUTO

che:

il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima”, richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore; nella procura predetta, pertanto, deve essere contenuta in modo esplicito – secondo la giurisprudenza di questa Corte (Sez. U., 15177/2021) – l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato ed il difensore può certificare, anche solo con un’unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente;

questa Corte, con ordinanza n. 17970/2021, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 13, così interpretato, per contrarietà agli artt. 3,10,24,111 Cost., e per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione alla Dir. n. 2013/32/UE con riferimento all’art. 28, e art. 46, p. 11, e con la Carta dei diritti UE, art. 47, e della medesima Carta, art. 18, e art. 19, p. 2, artt. 6, 7, 13 e 14 CEDU;

nel caso di specie la procura speciale conferita al difensore in calce al ricorso per cassazione non rispetta il citato del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, così come interpretato dalle Sezioni Unite;

la questione di legittimità costituzionale rimessa alla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 17970/2021 assume perciò rilievo decisivo ai fini della definizione della lite;

la trattazione del ricorso andrà di conseguenza rinviata in attesa che tale questione di legittimità costituzionale venga esaminata dalla Consulta.

P.Q.M.

La Corte:

rinvia la trattazione del ricorso a nuovo ruolo.

Depositato in Cancelleria il 1 ottobre 2021

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