Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26663 del 21/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 21/10/2019, (ud. 29/05/2019, dep. 21/10/2019), n.26663

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24694-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

IBR COSTRUZIONI SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO GRAMSCI, 14,

presso lo studio dell’avvocato DOMENICO SICILIANO, rappresentata e

difesa dall’avvocato IRIS MARIA RUGGERI;

– controricorrente –

contro

RISCOSSIONE SICILIA SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1014/16/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO SEZIONE DISTACCATA di SIRACUSA, depositata il

20/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 29/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

GIOVANNI CONTI.

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, contro la IBR Costruzioni s.r.l. e nei confronti di Riscossione Sicilia s.p.a., impugnando la sentenza resa dalla CTR Sicilia indicata in epigrafe che ha ritenuto tardivo l’appello dalla stessa proposto avverso la sentenza di primo grado in quanto proposto oltre il termine di 60 giorni dalla sua notificazione e comunque oltre il termine lungo di sei mesi dal deposito della sentenza in segreteria avvenuto il 7 marzo 2011, a fronte della proposizione dell’impugnazione in data 25.9.2013.

La parte intimata si è costituita con controricorso.

Riscossione Sicilia s.p.a. non si è costituita.

L’Agenzia deduce la nullità della sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, art. 51 e art. 38, comma 3, in combinato disposto con l’art. 327 c.p.c., ed in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 31 e 37, nonchè per violazione del principio del contraddittorio. Secondo l’Agenzia la CTR avrebbe omesso di considerare che nel caso di specie era mancato, da parte della CTP di Siracusa, l’avviso di fissazione dell’udienza e di deposito della sentenza di primo grado, da ciò derivando la tempestività dell’impugnazione tardiva, promossa quando l’Ufficio, già costituito in primo grado, aveva appreso del dispositivo della sentenza per effetto di apposita segnalazione da parte della Direzione centrale affari legali e contezioso.

La censura è infondata.

Giova rilevare che nel processo tributario, l’ammissibilità dell’impugnazione tardiva, oltre il termine “lungo” dalla pubblicazione della sentenza, previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, comma 3, presuppone che la parte dimostri l'”ignoranza del processo”, ossia di non averne avuto alcuna conoscenza per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza, situazione che non si ravvisa in capo al ricorrente costituito in giudizio, cui non può dirsi ignota la proposizione dell’azione, dovendosi ritenere tale interpretazione conforme ai principi costituzionali ed all’ordinamento comunitario, in quanto diretta a realizzare un equilibrato bilanciamento tra le esigenze del diritto di difesa ed il principio di certezza delle situazioni giuridiche. Nè assume rilievo l’omessa comunicazione della data di trattazione, che è deducibile quale motivo di impugnazione ai sensi dell’art. 161 c.p.c., comma 1, in mancanza della quale la decisione assume valore definitivo in conseguenza del principio del giudicato – cfr. Cass. n. 24899/2018; Cass. n. 14746/2017.

Tali principi sono stati ribaditi anche con riguardo all’ipotesi della parte costituita nel giudizio alla quale non sia stata comunicato il dispositivo della sentenza di primo grado – cfr. Cass. n. 26297/2017 -.

Alla stregua di tali principi il ricorso va rigettato, ove si consideri che l’Ufficio era costituito nel giudizio di primo grado ed avrebbe, pertanto, ben potuto attivarsi per conoscere l’esito del giudizio. Immune da vizi risulta, pertanto, la decisione impugnata, laddove ha ritenuto la tardività della impugnazione proposta dall’ufficio, come detto costituito in primo grado, a di stanza di oltre due anni dal deposito della sentenza impugnata. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese del giudizio che liquida in favore della società contribuente in Euro 3.000,00 per compensi, oltre spese generali nella misura del 15%.

Così deciso in Roma, il 29 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2019

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