Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26657 del 22/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 02/11/2016, dep.22/12/2016),  n. 26657

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14524-2015 proposto da:

ROSIMAR S.R.L., P.IVA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA ADRIANA n. 5,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO MASIANI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato RICCARDO VIANELLO giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, CF (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1960/22/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di VENEZIA, emessa e depositata il 27/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

02/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA;

udito l’Avvocato Roberto Masiani, per la ricorrente, che si riporta

al controricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. Con il primo motivo, così formulato: “Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione della L. n. 4 del 1929, art. 24 e della L. n. 212 del 2000, art. 12, commi 4 e 7. Il contraddittorio endoprocedimentale va applicato anche alle verifiche fiscali cd “interne”, parte ricorrente censura la sentenza impugnata per avere la C.T.R. ritenuto che “l’Ufficio non è obbligato di attivare l’instaurazione di una fase precontenziosa di contraddittorio con il contribuente per utilizzare dati ed elementi desumibili dalle indagini bancarie e finanziarie”, poichè la L. n. 212 del 2000, art. 12″ si applica alla sola ipotesi in cui il contribuente sia sottoposto… ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio delle attività commerciali, agricole, artistiche o professionali”.

2. Con il secondo mezzo, rubricato: “Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3,. Violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7. assenza di motivazione in relazione alla particolare urgenza dell’emissione dell’avviso di accertamento, la sentenza viene altresì censurata poichè, a fronte di un avviso di accertamento notificato il 15.12.2011, a distanza di soli 9 giorni dall’ultimazione dell’attività di verifica e quindi senza il rispetto del termine dilatorio di 60 giorni e senza alcuna motivazione di eventuali ragioni d’urgenza, la C.T.R. sostiene che dette ragioni d’urgenza “non necessitano di esplicitazione nella parte motiva essendo requisito sostanziale dell’attività di controllo”, potendo perciò “essere esplicitate negli stessi atti difensivi”.

3. La causa può essere decisa alla luce della consolidata giurisprudenza di questa Corte in tema di contraddittorio endoprocedimentale, culminata in varie pronunce delle Sezioni Unite (n. 18184 del 2013, n. 19667 del 2014, n. 24823 del 2015), oltre che della Corte Costituzionale (sent. n. 132 del 2015), ed in particolare sulla scorta del principio di diritto formulato nella più recente sentenza n. 74823 del 9/12/2015″ in base al quale: “Differentemente dal diritto dell’Unione Europea, il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica prescrizione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale, comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto. Ne consegue che, in tema di tributi cd. non armonizzati, dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi, per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito; mentre in tema di tributi cd. armonizzati, avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell’Unione, la violazione dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell’Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l’invalidità dell’atto, purchè, in giudizio, il contribuente assolva l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l’opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio), si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede ed al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale, per le quali è stato predisposto”.

5. In ordine ai tributi c.d. “non armonizzati”, le S.U. hanno specificato che le garanzie statutarie dell’art. 12, comma 7, operano in fase di accesso, ispezione e verifica nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente – concludendosi tale attività con la sottoscrizione e consegna del processo verbale di chiusura delle operazioni ivi svolte, alla stregua delle prescrizioni del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 6, ovvero del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33, comma 1, (Cass. nn. 5632/15 e 16036/15) – “indipendentemente dal fatto l’operazione abbia o non comportato constatazione di violazioni fiscali (cfr. Cass. 13010/14, 9424/14, 3374/14, 2393/14, 20770/13, 10381/10”.

6. Nel caso di specie – in cui si tratta pacificamente di un accertamento effettuato mediante indagini bancarie e di tributi (Ines, Irap) “non armonizzati” – la decisione impugnata, in base alla quale non va applicato il principio generale del contraddittorio preventivo, risulta coerente con il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite.

7. Il ricorso va quindi respinto, con condanna alle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.300,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 2 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2016

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