Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26653 del 18/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 18/10/2019, (ud. 16/05/2019, dep. 18/10/2019), n.26653

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4747-2018 proposto da: c

C.F., L.E., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIALE PARIOLI N. 101/E, presso lo studio dell’avvocato PATRIZIA

BELTRAMI, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

S.A., SA.AN., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA FRANCESCO TOVAGLIERI 397, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO

DI FRANCESCO, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

G.P.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 7762/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 07/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ORICCHIO

ANTONIO.

Fatto

RILEVATO

che:

è stata impugnata da L.E. e C.F. la sentenza n. 7762/2017 della Corte di Appello di Roma con ricorso fondato su due ordini di motivi e resistito con controricorso dalle parti intimate.

Deve, per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogarsi, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

La gravata decisione della Corte territoriale, accogliendo solo in parte il gravame innanzi ad essa interposto dalle odierne parti ricorrenti, rigettava la domanda riconvenzionale in origine svolta dai convenuti odierni contro ricorrenti.

Con la sentenza appellata il Giudice di prime cure aveva rigettato la domanda principale degli odierni ricorrenti tesa ad ottenere il riconoscimento di acquisto immobiliare in loro favore per intervenuta usucapione ed aveva accolto la domanda riconvenzionale dei convenuti volta ad ottenere anche il rilascio dell’immobile asseritamente detenuto in virtù di comodato.

Parti ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – Col primo motivo del ricorso si censura il vizio di violazione dell’art. 1158 c.c. In relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

1.1 – L’impugnata sentenza ha ritenuto che nella fattispecie non sussistevano gli estremi per la configurabilità di un possesso utile ad usucapionem.

La censura si svolge, nella sostanza, nel tentativo di una riqualificazione del rapporto di detenzione (per comodato) accertato di Giudici del merito.

Il motivo è, quindi, inammissibile: sotto il profilo della violazione dell’art. 1158 c.c. (che non era neppure configurabile), ed, altresì, sotto il profilo della revisione dell’aspetto della qualificazione della detenzione, implicante una valutazione meritale oltre i limiti oggi consentiti dalla legge (Cass. S.U. n. 8053/2014)

2. – Con il secondo motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Il motivo non può essere accolto.

Nulla viene decisivamente addotto dalla parte ricorrente al fine di confutare, in punto di diritto, esattezza della decisione gravata (Cass. n. 1317/2004).

E tanto in violazione dell’onere, spettante alle parti ricorrenti, di svolgere “specifiche argomentazioni intese a dimostrare come e perchè determinate affermazioni contenute nella sentenza gravata siano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità” (Cass. n. 635/2015).

Inoltre ed in senso ancor più determinante deve osservarsi quanto segue.

La Corte territoriale ha motivatamente compensato per metà le spese di lite (in ragione del rigetto della domanda riconvenzionale) disponendo che il restante cinquanta per cento delle medesime spese di lite rimanesse a carico degli odierni ricorrenti.

Orbene, in tema di regolamentazione delle spese processuali e di compensazione delle stesse ex art. 92 c.p.c. (nel testo applicabile “ratione temporis” anteriore a quello introdotto dalla L. n. 263 del 2005) esula dal sindacato di questa Corte ogni altra valutazione rientrando il potere discrezionale di compensazione nel potere discrezionale del Giudice del merito (Cass. n. 20457/2011).

Anche la valutazione delle proporzioni della soccombenza reciproca e la determinazione delle quote in cui le spese processuali debbono ripartirsi o compensarsi tra le parti, ex art. 92 c.p.c., comma 2, rientra nel potere discrezionale del Giudice del merito.

Il motivo va, dunque, respinto.

3. – Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

4. – Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come in dispositivo.

5. – Sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, del art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento in favore delle parti controricorrenti delle spese del giudizio, determinate in Euro 4.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15 % ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 16 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2019

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