Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26651 del 22/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 22/12/2016, (ud. 13/10/2016, dep.22/12/2016),  n. 26651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12597/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 984/9/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della TOSCANA, depositata il 16/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA CRUCITTI.

Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in

data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in

forma semplificata.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di B.S., architetto, del silenzio rifiuto opposto a istanza di rimborso dell’IRAP, versata negli anni dal 1999 al 2006, la C.T.R. della Toscana, con la sentenza indicata in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dal contribuente, riformava integralmente la decisione di primo grado (di rigetto del ricorso), rilevando l’inesistenza del requisito dell’autonoma organizzazione in quanto i beni strumentali erano indispensabili, le collaborazioni con i terzi occasionali ed a nulla rilevava la circostanza che l’attività fosse esercitata in due studi di cui uno piuttosto angusto.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso affidato ad unico motivo.

Il contribuente non resiste.

2. A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

3. L’unico motivo, con il quale si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, comma 1 e art. 3, comma 1, laddove la C.T.R. aveva escluso che la presenza di compensi corrisposti a terzi e l’utilizzo di due studi professionali fossero irrilevanti ai fini della configurabilità dell’autonoma organizzazione – è infondato.

3.1. Il contrasto giurisprudenziale formatosi sulla res controversa è stato, di recente, composto dalle Sezioni Unite di questa Corte le quali, con la sentenza n. 9451/2016, hanno statuito, con riguardo al presupposto dell’IRAP in materia di lavoro autonomo il seguente principio di diritto: il requisito dell’autonoma organizzazione -previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:

a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;

b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.

Con riguardo, poi, alla questione specifica, che qui interessa, dell’utilizzo di più studi, questa Corte ha già avuto modo di chiarire (Cass. 22878/2014; Cass. 2967/2014) che il fatto che il professionista operi presso due (o più) strutture materiali “non è circostanza che possa dar luogo ad una “autonoma organizzazione” ove tali studi costituiscano semplicemente “soltanto uno strumento per il migliore (e più comodo per il pubblico) esercizio della attività professionale autonoma”.

3.2. La sentenza impugnata, nell’avere espressamente rilevato l’occasionalità delle collaborazioni con terzi (con accertamento in fatto non censurato) e nell’avere escluso la rilevanza, ai fini impositivi, dell’utilizzo di due studi, conforme ai principi espressi in materia da questa Corte, onde va esente da censura.

4. Ne consegue il rigetto del ricorso senza pronuncia sulle spese non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 13 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2016

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