Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2665 del 04/02/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2010, (ud. 09/12/2009, dep. 04/02/2010), n.2665

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAVAGNANI Erminio – Presidente –

Dott. BATTIMIELLO Bruno – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 28130/2008 proposto da:

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del procuratore speciale

e Commissario, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PASUBIO 15,

presso lo studio dell’avvocato BUZZELLI Dario, che la rappresenta e

difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.A.;

– intimato –

S.A., ricorrente incidentale che non ha presentato il

ricorso incidentale nei termini prescritti dalla legge;

– ricorrente incidentale non costituito –

contro

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del procuratore speciale

e Commissario, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PASUBIO 15,

presso lo studio dell’avvocato BUZZELLI DARIO, che la rappresenta e

difende, giusta procura speciale a margine del controricorso al

ricorso incidentale;

– controricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 260/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO, del

28/2/08, depositata il 03/03/2008;

è presente il P.G. in persona del Dott. RICCARDO FUZIO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Torino, con sentenza n. 260/2008 depositata il 3.3.2008, respingendo l’appello principale di IPOST, ha confermato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva condannato l’Istituto – Gestione Commissariale – al ricalcolo dell’indennità di buonuscita erogata a S.A., da computarsi alla data del 28.2.1998 in base al trattamento retributivo in godimento alla (successiva) data di cessazione del rapporto di lavoro, e al pagamento delle conseguenti differenze, determinate in Euro 62.122,61, oltre rivalutazione Istat e interessi legali. In accoglimento dell’appello incidentale del lavoratore, ha riformato la detta sentenza, che aveva compensato le spese del giudizio, e, in applicazione dell’art. 91 c.p.c., ha condannato IPOST al pagamento delle stesse per intero, oltre a quelle del giudizio di appello.

La Corte ha ritenuto di condividere, perchè conforme al tenore letterale delle disposizioni legislative in materia e rispondente a criteri di equità, il principio secondo cui l’indennità di buonuscita del dipendente postale va liquidata sulla base del trattamento economico finale percepito dal lavoratore all’atto del pensionamento.

Avverso questa decisione l’IPOST – Gestione Commissariale Fondo Buonuscita Poste Italiane s.p.a. ricorre per cassazione con due motivi.

S.A. resiste con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato con un motivo, al quale l’IPOST resiste con controricorso.

A seguito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte per la decisione del ricorso in Camera di consiglio. L’IPOST ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente la Corte riunisce i ricorsi, trattandosi di impugnazioni avverso la stessa sentenza (art. 335 c.p.c.).

Con il primo motivo del ricorso (principale) l’IPOST sostiene che il testo delle norme di legge applicabili in materia (L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3) impone di ritenere che la buonuscita del dipendente postale, da calcolarsi alla data di trasformazione dell’Ente Poste Italiane in società per azioni (28.2.1998), deve avere come base di computo il trattamento retributivo in godimento a tale data e non quello finale percepito al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Ha quindi formulato il coerente quesito di diritto nei seguenti termini: “dica la Corte se l’indennità di buonuscita spettante ai dipendenti postali cessati dal servizio successivamente alla data di trasformazione dell’Ente Poste in Poste Italiane s.p.a. (28.2.1998) deve essere calcolata, ai sensi della L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e del D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3, inserendo nella base di calcolo di cui al D.P.R. n. 1032 del 1973, artt. 3 e 38, l’ultimo stipendio goduto dal lavoratore alla predetta data di trasformazione, senza prendere in considerazione eventuali miglioramenti o incrementi stipendiali successivi a tale data”.

Il motivo è manifestamente fondato alla stregua della recente sentenza di questa Corte n. 28281/2008 nella quale, sulla scorta anche dei principi enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 366/2006, il cui contenuto è stato confermato dalla successiva ordinanza n. 444/2007, è stato esaminato ogni aspetto della questione, pervenendosi alla conclusione che la data alla quale occorre fare riferimento per il calcolo della buonuscita è quella del 28.2.1998, momento a partire dal quale il dipendente postale matura non più detta indennità ma il tfr. In particolare, è stato ritenuto del tutto improponibile il confronto con la normativa che ha disciplinato il passaggio dei dipendenti del disciolto ONMI agli enti locali, trattandosi di situazioni non comparabili. Infatti, mentre a questi ultimi va liquidato un complessivo trattamento di fine servizio di carattere previdenziale, in relazione all’intera durata dell’unico rapporto e in base all’ultima retribuzione percepita presso l’ente di destinazione, con applicazione dei distinti elementi di calcolo previsti, riguardo ai due periodi di lavoro presso l’ONMI e presso gli enti locali, dai rispettivi ordinamenti, per i quali rileva sempre l’ultima retribuzione (Cass., sez. un., n. 11647/1993 e n. 8682/1995), ai dipendenti postali spetta il tfr, avente natura retributiva, di cui l’importo della buonuscita costituisce soltanto una componente. L’irrilevanza degli incrementi retributivi successivi al 28.2.1998 deriva anche dal fatto che da tale data non sono più dovuti contributi dal datore di lavoro (art. 53, comma 6, cit.), mentre quelli a carico dei lavoratori, dovuti fino al 31.12.2002 (L. n. 388 del 2000, art. 68, comma 4), non sono più correlati all’ammontare della indennità (Corte Cost. n. 259/2002). Per quanto riguarda la perdita del potere di acquisto, la Corte costituzionale ha rilevato, a chiusura della sentenza n. 366, che la violazione dell’art. 36 Cost., non deriva automaticamente dalla mancata previsione di un meccanismo di adeguamento di una componente del trattamento retributivo complessivo, quando la svalutazione monetaria non abbia raggiunto livelli inconsueti, come è accaduto negli anni successivi alla trasformazione dell’Ente Poste in s.p.a..

Ad analoghe conclusioni è pervenuta la sentenza di questa Corte n. 17987/2009.

Il secondo motivo, con il quale l’Istituto ricorrente lamenta la condanna al pagamento di rivalutazione monetaria ed interessi, che assume pronunciata in violazione del termine dilatorio di cui al D.L. 28 marzo 1997, n. 79, art. 3, convertito in L. 28 maggio 1997, n. 140, è assorbito.

Il ricorso incidentale condizionato del S. è improcedibile, perchè non risulta depositato, come da attestazione di cancelleria.

In conclusione, va accolto il primo motivo del ricorso principale, con assorbimento del secondo. Il ricorso incidentale va dichiarato improcedibile. La sentenza impugnata va quindi cassata; e non rendendosi necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originaria domanda del lavoratore.

L’onere delle spese dei giudizi di merito e di legittimità segue la soccombenza.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi. Accoglie il primo motivo del ricorso principale e dichiara assorbito il secondo. Dichiara improcedibile il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Condanna S.A. al pagamento delle spese dei giudizi di merito e di legittimità, liquidate per il primo grado in complessive Euro 2430,00 di cui Euro 720,00 per diritti e Euro 2700,00 per onorario, per il secondo in complessivi Euro 3410,00 di cui Euro 700,00 per diritti e Euro 2700,00 per onorario, per il giudizio di legittimità in Euro 30,00 per esborsi e in Euro 2900,00 per onorario, oltre a spese generali, I.V.A. e C.P.A. per ciascuno dei tre giudizi.

Così deciso in Roma, il 9 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2010

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