Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26643 del 30/09/2021

Cassazione civile sez. II, 30/09/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 30/09/2021), n.26643

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BELLINI Ubalda – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24900-2019 proposto da:

O.W., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO, N.

38, presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), IN PERSONA DEL MINISTRO

PRO-TEMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il decreto dal TRIBUNALE di ROMA, depositata il 30/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/01/2021 dal Consigliere Dott. GIANNACCARI ROSSANA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

con decreto del 30.7.2019, il Tribunale di Roma rigettò il ricorso di O.W. avverso la decisione della Commissione Territoriale di Roma di diniego della domanda di protezione internazionale nella forma del riconoscimento dello status di rifugiato, e, in subordine, della protezione sussidiaria e del diritto di rilascio di un permesso umanitario;

O.W., cittadino della Nigeria proveniente dall’Edo State aveva dichiarato di aver lasciato il proprio paese per problemi di salute in quanto soffriva di disturbi allo stomaco;

dette dichiarazioni vennero confermate in sede di audizione giudiziale; per la cassazione del decreto ha proposto ricorso O.W. sulla base di un unico motivo;

ha resistito con controricorso il Ministero dell’Interno.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

con l’unico motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost., per non avere il Tribunale ritenuto sussistenti i presupposti per la concessione della protezione umanitaria nonostante in Nigeria vi fosse una sistematica violazione dei diritti fondamentali, una situazione di estrema povertà e per non aver il giudice di merito svolto alcuna indagine sulle condizioni di vulnerabilità dei ricorrente;

il motivo è inammissibile;

il ricorso è generico in quanto si limita ad illustrare norme di legge e precedenti di questa Corte senza confrontarsi con la decisione del Tribunale che ha rigettato la domanda per non avere il ricorrente né allegato né documentato una condizione di fragilità tale da compromettere i suoi diritti fondamentali;

tra i motivi per i quali è possibile accordare la protezione umanitaria non rientrano di per sé la integrazione sociale e lavorativa in Italia, né il versare in condizioni di indigenza o con problemi di salute, necessitando – invece – che tale condizione sia l’effetto della grave violazione dei diritti umani subita dal richiedente nel Paese di provenienza, in conformità al disposto degli artt. 2, 3 e 4 della Cedu. Le generiche condizioni di povertà del soggetto, rapportate alla situazione di povertà del Paese di provenienza non rientrano nel numero delle circostanze che giustificano la protezione umanitaria, in assenza delle condizioni di vulnerabilità, nel caso di specie neppure specificamente allegate, contemplate dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19 (Cassazione civile sez. I, 06/12/2018, n. 31670);

il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

la condanna al pagamento delle spese del giudizio in favore di un’amministrazione dello Stato deve essere limitata, riguardo alle spese vive, al rimborso delle somme prenotate a debito (Cassazione civile sez. 11/09/2018, n. 22014; Cass. Civ., n. 5859 del 2002).

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2100,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte di cassazione, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2021

 

 

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