Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2663 del 04/02/2010

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2010, (ud. 09/12/2009, dep. 04/02/2010), n.2663

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAVAGNANI Erminio – Presidente –

Dott. BATTIMIELLO Bruno – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

IPOST – ISTITUTO POSTELEGRAFONICI – GESTIONE COMMISSARIALE FONDO

BUONUSCITA POSTE ITALIANE SPA, in persona del procuratore speciale e

Commissario, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PASUBIO 15,

presso lo studio dell’avvocato BUZZELLI DARIO, che la rappresenta e

difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

L.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1297/2007 della CORTE D’APPELLO di TORINO, del

9/11/07, depositata il 04/12/2007;

è presente il P.G. in persona del Dott. FUZIO RICCARDO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Giudice del lavoro del Tribunale di Torino accoglieva la domanda subordinata proposta da L.C. e condannava l’IPOST a corrispondere al predetto la differenza (in Euro 2984,72) dell’indennità di buonuscita, quest’ultima determinata avendo come base di calcolo la retribuzione in atto alla data del 28.2.1998, oltre rivalutazione ISTAT e interessi legali sulle somme rivalutate dalla cessazione del rapporto, ed oltre le spese giudiziali.

La Corte d’appello di Torino, con sentenza n. 1297/2007 depositata il 4.12.2007, decidendo sull’appello principale di IPOST e su quello incidentale subordinato del L., riteneva che l’indennità di buonuscita maturata alla data del 28.2.1998 fosse da calcolare sull’ultima retribuzione percepita dal lavoratore (cessato dal servizio il 30.9.2001) e, accertato che tale calcolo conduceva ad un quantum differenziale minore rispetto a quello riconosciuto dal primo giudice, condannava l’IPOST al pagamento della minor somma di Euro 674,20, oltre interessi, rivalutazione e spese del grado.

La Corte ha ritenuto di condividere, perchè conforme al tenore letterale delle disposizioni legislative in materia e rispondente a criteri di equità, il principio secondo cui l’indennità di buonuscita del dipendente postale maturata alla data del 28.2.1998 va liquidata sulla base del trattamento economico finale percepito dal lavoratore all’atto del (successivo) pensionamento.

Avverso questa decisione l’IPOST – Gestione Commissariale Fondo Buonuscita Poste Italiane s.p.a. ricorre per Cassazione con due motivi.

L’intimato non si è costituito.

A seguito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte per la decisione del ricorso in Camera di consiglio.

L’IPOST ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo l’IPOST sostiene che il testo delle norme di legge applicabili in materia (L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3) impone di ritenere che la buonuscita del dipendente postale, da calcolarsi alla data di trasformazione dell’Ente Poste Italiane in società per azioni ((OMISSIS)), deve avere come base di computo il trattamento retributivo in godimento a tale data e non quello finale percepito al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Ha quindi formulato il coerente quesito di diritto nei seguenti termini: “dica la Corte se l’indennità di buonuscita spettante ai dipendenti postali cessati dal servizio successivamente alla data di trasformazione dell’Ente Poste in Poste Italiane s.p.a. ((OMISSIS)) deve essere calcolata, ai sensi della L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, e del D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3 inserendo nella base di calcolo di cui al D.P.R. n. 1032 del 1973, artt. 3 e 38 l’ultimo stipendio goduto dal lavoratore alla predetta data di trasformazione, senza prendere in considerazione eventuali miglioramenti o incrementi stipendiali successivi a tale data.”.

Il motivo è manifestamente fondato alla stregua della recente sentenza di questa Corte n. 28281/2008 nella quale, sulla scorta anche dei principi enunciati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 366/2006, il cui contenuto è stato confermato dalla successiva ordinanza n. 444/2007, è stato esaminato ogni aspetto della questione, pervenendosi alla conclusione che la data alla quale occorre fare riferimento per il calcolo della buonuscita è quella del (OMISSIS), momento a partire dal quale il dipendente postale matura non più detta indennità ma il tfr. In particolare, è stato ritenuto del tutto improponibile il confronto con la normativa che ha disciplinato il passaggio dei dipendenti del disciolto ONMI agli enti locali, trattandosi di situazioni non comparabili. Infatti, mentre a questi ultimi va liquidato un complessivo trattamento di fine servizio di carattere previdenziale, in relazione all’intera durata dell’unico rapporto e in base all’ultima retribuzione percepita presso l’ente di destinazione, con applicazione dei distinti elementi di calcolo previsti, riguardo ai due periodi di lavoro presso l’ONMI e presso gli enti locali, dai rispettivi ordinamenti, per i quali rileva sempre l’ultima retribuzione (Cass., sez. un., n. 11647/1993 e n. 8682/1995), ai dipendenti postali spetta il tfr, avente natura retributiva, di cui l’importo della buonuscita costituisce soltanto una componente. L’irrilevanza degli incrementi retributivi successivi al (OMISSIS) deriva anche dal fatto che da tale data non sono più dovuti contributi dal datore di lavoro (L. n. 449 del 1997, art. 53, comma 6, cit.), mentre quelli a carico dei lavoratori, dovuti fino al 31.12.2002 (L. n. 388 del 2000, art. 68, comma 4), non sono più correlati all’ammontare della indennità (Corte Cost. n. 259/2002).

Per quanto riguarda la perdita del potere di acquisto, la Corte costituzionale ha rilevato, a chiusura della sentenza n. 366, che la violazione dell’art. 36 Cost. non deriva automaticamente dalla mancata previsione di un meccanismo di adeguamento di una componente del trattamento retributivo complessivo, quando la svalutazione monetaria non abbia raggiunto livelli inconsueti, come è accaduto negli anni successivi alla trasformazione dell’Ente Poste in s.p.a..

Ad analoghe conclusioni è pervenuta la sentenza di questa Corte n. 17987/2009.

Il secondo motivo, con il quale l’Istituto ricorrente lamenta la condanna al pagamento di rivalutazione monetaria ed interessi, che assume pronunciata in violazione del termine dilatorio di cui al D.L. 28 marzo 1997, n. 79, art. 3 convertito in L. 28 maggio 1997, n. 140, è assorbito.

Il ricorso va quindi accolto e la sentenza impugnata cassata. Non rendendosi necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto della domanda introduttiva.

L’onere delle spese dei giudizi di merito e di cassazione segue la soccombenza.

PQM

LA CORTE Accoglie il primo motivo del ricorso e dichiara assorbito il secondo.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda. Condanna L.C. al pagamento delle spese dei giudizi di merito e di cassazione, liquidate, per il primo, in complessivi Euro 1090,00, di cui Euro 585,00 per diritti e Euro 500,00 per onorario, per il secondo in complessivi Euro 1255,00 di cui Euro 550,00 per diritti e Euro 700,00 per onorario, e per il giudizio di legittimità in Euro 30,00 per esborsi e in Euro 800,00 per onorario; oltre a spese generali, IVA e CPA per ciascuno dei tre giudizi.

Così deciso in Roma, il 9 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2010

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