Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26627 del 12/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2011, (ud. 01/12/2011, dep. 12/12/2011), n.26627

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso iscritto al n. 6574 del R.G. anno 2011 proposto da:

F.d.A.E. domiciliato in ROMA, via P.

Leonardi Cattolica, n. 3 presso l’avv. Ferrara Alessandro con l’avv.

Silvio Ferrara che lo rappresenta e difende giusta procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

Questore di Milano – Ministero dell’Interno;

– intimati –

avverso l’ordinanza 16.10.2010 del Giudice di Pace di Milano;

udita la relazione della causa svolta nella c.d.c. del 27.10.2011 dal

Consigliere Dott. Luigi MACIOCE;

presente il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice.

Fatto

RILEVA

Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c. ha formulato considerazioni nel senso: CHE il cittadino brasiliano Firmino de A.E., già attinto da misura di espulsione 3.9.2008 del Prefetto di Roma e da correlata intimazione di allontanamento 6.5.2010, venne fermato il 14.10.2010 da personale di P.G. di Como e quindi attinto da contestuale espulsione del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 14, comma 5 ter (come modificata dalla L. n. 94 del 2009, art. 1, comma 22, lett. M);

impugnata in sede propria l’espulsione, il F.d.A. – che era stato immediatamente ristretto con provvedimento del Questore presso il CIE di Milano G. – si è quindi visto convalidare il trattenimento stesso con ordinanza 16.10.2010 del Giudice di Pace di Milano; CHE per la cassazione di tale provvedimento il F.d.

A. ha proposto ricorso l’8.3.2011 articolato su tre motivi ai quali l’intimata Amministrazione non ha opposto difese; CHE il ricorso predica la necessità di escludere il potere di trattenimento presso il CIE per contrasto con le disposizioni della direttiva 2008/115/CE e chiede la disapplicazione della normativa del T.U. al proposito vigente; in subordine pone questione di pregiudiziale comunitaria ex art. 267 del Trattato; in ulteriore subordine declina la illegittimità del trattenimento alla stregua delle norme della CEDU; CHE il ricorso non può essere accolto, apparendo al relatore totalmente conforme alle norme invocate la previsione del trattenimento temporaneo in attesa di accertamenti, anche alla luce delle disposizioni della direttiva 2008/115/CE (la cui cogenza induce, invece, fortemente a dubitare della possibilità di adottare una misura espulsiva sanzionatoria della inottemperanza all’ordine di allontanamento). E’ infatti noto che il sistema è stato radicalmente posto in discussione, come esattamente richiama il ricorrente, dall’intero impianto della direttiva 2008/115/CE che ha fatto divieto di imporre un immediato e non modulato ordine di allontanamento e di sanzionarne la inosservanza con lo strumento della incriminazione penale. La Corte di Giustizia – interpellata da domanda di pronuncia pregiudiziale della Corte di Trento nel procedimento a carico di E.D.H. per il reato di cui al cennato art. 14 e. 5 ter del T.U. come novellato – ha dunque sottoposto a interpretazione le norme della Direttiva succitata ed ha alla loro stregua scrutinato la denunziata normativa nazionale. Con la sentenza 28.4.2011 la Corte ha quindi precisato: quanto alla lettura della Direttiva, che per la esecuzione del rimpatrio deve essere in primo luogo adottato un modulo agevolatore della “partenza volontaria” (con termine tra i sette ed i trenta giorni”), che nell’attesa possono essere imposti obblighi strumentali (la dimora obbligatoria, la consegna del passaporto, la presentazione periodica alla Autorità), che in caso di rischio di fuga ben può essere adottata la misura accompagnatoria coercitiva e che medio tempore ben può essere disposto un trattenimento temporaneo con l’intervento del giudice ed il rispetto delle garanzie di difesa; quanto alla portata della legislazione nazionale, che la mancata trasposizione della direttiva nella legislazione nazionale autorizza i legittimati ad invocare contro lo Stato membro le sue disposizioni precise ed incondizionate, che tali sono le prescrizioni sui tempi e modi della procedura di rimpatrio (artt. 6, 7, 8, 15 e 16), che è in contrasto con la direttiva la legislazione italiana che non prevede nè disciplina i tempi ed i modi della “partenza volontaria”, che confligge con le indicate prescrizioni – le quali impongono che anche di fronte alla inottemperanza da parte dello straniero lo Stato si adoperi per dare esecuzione all’ordine inottemperato – la diretta ed immediata risposta penale dell’ordinamento italiano, con l’irrogazione della pena della reclusione allo straniero inottemperante. Questa Corte, in sede di impugnazione di decisione resa in giudizio penale, ha dato immediata applicazione alla Direttiva come interpretata dalla Corte di Giustizia e, con riguardo a fattispecie realizzata prima della scadenza dei termini di recepimento della Direttiva stessa (24.12.2010), ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna alla pena di cui all’art. 14, comma 5 ter (accertato il 10.9.2010) perchè il fatto non è (più) previsto dalla legge come reato (Cass. prima sezione penale n. 22105 dell’1.6.2011). Il Governo, dal canto suo, ha inteso trasporre e recepire la direttiva 2008/115/CE con il D.L. 23 giugno 2011, n. 89 (in vigore dal 24, pubblicazione sulla G.U. m. 144 del 2011), le cui norme, che al momento della presente relazione non sono state ancora convertite in legge, prevedono, per quel che occupa, che siano analiticamente regolate le ipotesi di accompagnamento coattivo alla frontiera dell’espulso (tra esse annoverandosi quelle, altrettanto analiticamente previste, del rischio di fuga), che l’allontanamento non coattivo si realizzi attraverso la concessione di un termine agevolatore della partenza volontaria, anche attraverso programmi di rimpatrio, che siano adottate misure cautelari per assicurare l’effettività della partenza volontaria (obbligo di dimora – consegna del passaporto – presentazione presso Uffici di Polizia), da convalidare ope judicis, che sia analiticamente disciplinato il restringimento presso un CIE (con durata sino a 18 mesi complessivi), che sia comunque e conclusivamente adottabile una intimazione di allontanamento entro sette giorni la cui inosservanza resta penalmente sanzionata, ma con una multa (di importo variabile da Euro 6.000 ad Euro 30.000), idonea a consentire l’espulsione di cui all’art. 16. Non si scorge pertanto alcun contrasto con la direttiva nè con le norme della CEDU delle norme sul trattenimento, quali applicate nella specie (trattasi di convalida del primo trattenimento) e nel quadro della apprestata garanzia dei diritti di difesa del cittadino straniero ad esso sottoposto. CHE su tali basi il ricorso, non può essere accolto e in tal senso va fissata la c.d.c..

Diritto

OSSERVA

La relazione, ad avviso del Collegio, deve essere pienamente condivisa. Nella memoria il difensore del ricorrente ha insistito nel ricorso, senza dare conto di espressioni di dissenso avverso la relazione, che in memoria viene pervero affatto ignorata, ed ha invece invocato a conforto della sua impugnazione l’ordinanza 18481 del 2011 di questa Corte che ha – per le ragioni in relazione indicate chiaramente – annullato l’espulsione ex art. 14, comma 5 ter del cit. T.U. pechè assunta sulla sola base della intimazione che veniva contestualmente disapplicata.

E, come considerato in relazione, tale conclusione non è certo estensibile all’atto di convalida della misura di trattenimento posto che essa, per nulla incompatibile nè con la direttiva 2008/115/CE nè con la nuova regolamentazione di cui al D.L. n. 89 del 2011 convertito nella L. n. 129 del 2011, avrebbe potuto dichiararsi illegittima soltanto se la espulsione che la giustificava fosse stata – in quanto adottata invalidamente ex art. 14, comma 5 ter – previamente annullata dal Giudice di Pace adito ad opponendum si da consentire al giudice della convalida di valutare la caducazione del titolo giustificativo della misura (Cass. 20928 del 2009 e 5715 del 2008) e di negare, per tal ragione, la convalida stessa. Il che non è accaduto nella specie. Si rigetta il ricorso, senza che sia luogo a regolare le spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile, il 1 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2011

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