Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26597 del 21/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 21/12/2016, (ud. 15/09/2016, dep.21/12/2016),  n. 26597

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di competenza 751/2016 proposto da:

F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO

VII 466, presso lo studio dell’avvocato MARINA FLOCCO, che lo

rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

UNICREDIT CREDIT MANAGEMENT BANK SPA;

– intimata –

sulle conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. GIANFRANCO

SERVELLO che visti gli artt. 42, 295 c.p.c., chiede che la Corte di

Cassazione, in Camera di consiglio, accolga il ricorso, annulli

l’ordinanza impugnata e disponga la prosecuzione del processo;

avverso l’ordinanza n. R.G. 70274/2013 del TRIBUNALE di ROMA,

depositata il 26/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LINA RUBINO.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

F.F. ha proposto ricorso per regolamento necessario di competenza avverso il provvedimento di sospensione necessaria, ex art. 295 c.p.c., adottato dal Tribunale di Roma all’udienza del 26.11.2015 nel procedimento ex art. 702 bis c.p.c., pendente tra le parti.

Assume che:

– tra le parti fosse intercorsa una causa per accertamento negativo del credito vantato dalla banca nei suoi confronti, promosso dal F. nel 1999 e conclusosi in primo grado con sentenza n. 24595 del 2012 del Tribunale di Roma, che accoglieva la domanda del F. e condannava la Banca di Roma e i suoi aventi causa a restituire al F. e agli altri attori alcune somme;

– nel frattempo, essendo la Banca di Roma intervenuta in un pignoramento immobiliare promosso da altro istituto di credito nei confronti del ricorrente, questi aveva pagato, in esecuzione di un accordo transattivo, nel 2007, gli importi in quella sede richiesti, ai fini di ottenere l’estinzione della procedura esecutiva in corso e senza rinunciare alla causa di accertamento negativo del credito pendente.

Nel 2013, il F. proponeva ricorso ex art. 702 bis c.p.c., chiedendo che la banca, sulla base dell’accertamento negativo del credito ottenuto nel 2012, fosse condannata a restituirgli quanto percepito indebitamente nel 2007.

Giacchè la sentenza del Tribunale di Roma n. 24595 del 2012 era stata impugnata dall’istituto di credito con causa pendente in appello, il giudice del procedimento ex art. 702 bis c.p.c., in accoglimento dell’istanza proposta da UniCredit, già Banca di Roma, disponeva la sospensione necessaria del processo.

Avverso questo provvedimento F.F. propone ora regolamento necessario di competenza assumendo che sia ormai passata in giudicato la questione relativa all’ars dell’obbligo restitutorio della banca.

Il Procuratore generale, nella sua relazione, ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

In primo luogo ha sottolineato che appare ancora sub indice, e pendente in appello, la questione relativa alla sussistenza stessa del debito della banca, avendo la stessa negato di aver alcun debito verso il F., e quindi che sotto questo profilo il ricorso è infondato nel senso che non è corretto l’assunto su cui si fonda.

Il Procuratore ritiene però che il ricorso debba essere ugualmente accolto, e che l’ordinanza di sospensione necessaria debba essere annullata, disponendo la prosecuzione del giudizio sospeso, perchè quando tra due giudizi esiste un rapporto di pregiudizialità, e quello pregiudicante è stato definito con sentenza non ancora passata in giudicato e pendente in appello, la sospensione del giudizio pregiudicato è possibile solo ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2 e non anche dell’art. 295 c.p.c..

Questa Corte ritiene che il ricorso debba essere accolto, per le ragioni evidenziate dalla Procura Generale.

Questa Corte ha già più volte statuito che quando tra due giudizi esista rapporto di pregiudizialità, e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, è possibile la sospensione del giudizio pregiudicato soltanto ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2 e non ai sensi dell’art. 295 c.p.c. (salvi soltanto i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione specifica ed in modo che debba attendersi che sulla causa pregiudicante sia pronunciata sentenza passata in giudicato). Ne consegue che se il giudice disponga la sospensione del processo ai sensi di tale ultima norma, il relativo provvedimento è di per sè illegittimo, a prescindere da qualsiasi accertamento di merito circa la sussistenza del rapporto di pregiudizialità (Cass. n. 26435/2009; S.U. 10027 del 19/06/2012 e molte altre, tra le quali: Cass. n. 674 del 2014, Cass. n. 15603 del 2015, Cass. n. 21505 del 2013; da ultimo, Cass. n. 13823 del 2016).

In accoglimento del ricorso proposto, l’ordinanza di sospensione deve essere annullata e le parti devono essere rimesse dinanzi al Tribunale di Roma per la prosecuzione del giudizio.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo.

PQM

La Corte annulla la sospensione e rimette le parti dinanzi al Tribunale di Roma per la prosecuzione del giudizio.

Liquida la spese in Euro 1.400,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.

La Corte dà atto della insussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente – non soccombente – di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2016

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