Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26580 del 28/11/2013


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Civile Sent. Sez. U Num. 26580 Anno 2013
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: MACIOCE LUIGI

Data pubblicazione: 28/11/2013

SENTENZA

sul ricorso 14811-2012 proposto da:
MONTERO LOPEZ MARGARITA, elettivamente domiciliata in
ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 92, presso lo studio
dell’avvocato NARDONE ELISABETTA, rappresentata e
difesa dall’avvocato LIZZIO ADA ANNA, per delega in
calce al ricorso;
– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, AMBASCIATA ITALIANA A SANTO
DOMINGO, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI;
– intimati –

avverso il provvedimento del TRIBUNALE di AOSTA
depositato il 22/12/2011;

udienza del 12/11/2013 dal Consigliere Dott. LUIGI
MACIOCE;
udito

l’Avvocato

Arturo

BENIGNI

per

delega

dell’avvocato Ada Anna LIZZIO;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott.
PASQUALE PAOLO MARIA CICCOLO, che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

RG 14811/2012.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Lopez Margarita MONTERO, cittadina italiana coniugata con Jeffry Suero
Georje Michael, presentò domanda di ricongiungimento familiare nei

24.10.2011, negò il visto di ingresso del predetto Jeffry Suero
sull’assunto che egli fosse soggetto inammissibile nell’area Schengen ed
in forza dell’art. 96 della relativa Convenzione.
La Montero propose quindi ricorso ex artt. 29 e 30 del d.lgs. 286/1998
innanzi al Tribunale di Aosta ma quel Giudice, costituitasi
l’Amministrazione, con provvedimento 22.12.2011, ebbe a declinare la
propria giurisdizione a beneficio di quella del giudice amministrativo, al
quale, a suo avviso, sarebbe stata rimessa la cognizione dei dinieghi del
visto di ingresso fondati sulle previsioni ostative della Convenzione di
Schengen.
Per la cassazione di tale sentenza la Montero, con ricorso del 6.12.2012,
ha proposto ricorso impugnando detta declinatoria della giurisdizione sia
per vizi di motivazione sia per violazione di legge. Nessuna difesa è stata
svolta dalle Amministrazioni degli Interni e degli Affari Esteri ritualmente
intimate.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso contesta la adottata declinatoria richiamando le norme di
cui agli artt. 29 comma 5 e 19 comma 2 lett. C) del T.U.
sull’immigrazione introdotto dal d.lgs. 286 del 1998 in quanto norme
fondanti il diritto soggettivo all’esame della istanza di rilascio di visto
all’ingresso a beneficio di chi, come nella specie, fosse stato già munito di
nulla osta al ricongiungimento adottato dal Questore. Contesta poi, ma
non si scorge come la censura possa ricondursi alla contestazione della
adottata declinatoria, la violazione del diritto al ricongiungimento ed alle
cure mediche esperibili in Italia
Ritiene il Collegio che il ricorso debba essere dichiarato
inammissibile. Esso, infatti, viene proposto per la cassazione di una
decisione del Tribunale, emessa nel procedimento di cui agli artt. 29 e 30

confronti del coniuge ma l’Ambasciata Italiana a Santo Domingo, con atto

d.lgs. 286/1998 attivato per l’annullamento del diniego di visto di
ingresso di straniero destinatario della istanza di ricongiungimento e per
la declaratoria del diritto soggettivo all’ottenimento del ricongiungimento
stesso.
Ebbene, il provvedimento adottato dal Tribunale ai sensi dell’art. 30
c. 6 del predetto T.U. sull’immigrazione sarebbe stato reclamabile ex art.
739 c.p.c. e non già ricorribile per cassazione, alla stregua del costante

2090 del 2005) ove fosse stato adottato in procedimento non attratto
dalle previsioni di cui al d.lgs. 150 del 2011.
Ma il ricorso avverso il diniego del 24.10.2011 qui in esame venne
proposto nel pieno vigore della detta legge delegata e pertanto
l’ordinanza 22.12.2011, resa all’esito di procedimento sommario di
cognizione, sarebbe dovuta essere necessariamente “appellata” ai sensi
degli artt. 702 ter c. 6 e 702 quater c.p.c. (come di recente affermato da
questa Corte nell’ord. 11465 del 2013), detto rito – e la appellabilità delle
ordinanze conclusive del primo giudizio – essendo stati previsti in sede di
modifica dell’art. 30 c. 6 del T.U. dell’immigrazione quale operata dall’art.
34 c. 21 del d.lgs. 150 del 2011.
E pertanto la pronunzia declinatoria della giurisdizione di cui trattasi
si sarebbe dovuta appellare e non già direttamente gravare di ricorso a
questa Corte. Alla qui dichiarata inammissibilità non segue alcun
provvedimento sulle spese, in difetto di alcuna attività delle intimate.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso.
Così eciso nella c.d.c. del 12.11.2013.
Il Ci s.est.
Il Presidente

orientamento di questa Corte (Cass. 3566 del 2012 – 18737 del 2010 –

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