Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26577 del 17/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/10/2019, (ud. 16/05/2019, dep. 17/10/2019), n.26577

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20369-2018 proposto da:

I.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SANTAMAURA

72, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI MANCINI, rappresentato e

difeso dall’avvocato DOMENICO CASCIERE;

– ricorrente –

contro

I.M., I.A.R., IA.AN.,

I.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE MEDAGLIE D’ORO

266, presso lo studio dell’avvocato LIVIA RANUZZI, rappresentati e

difesi dall’avvocato PAOLO NOVELLA;

– controricorrenti –

e contro

G.A., I.P., I.F., I.I.,

I.E., C.P.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 309/2018 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 15/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GRASSO

GIUSEPPE.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto, per quel che qui rileva, che la Corte d’appello, con la sentenza di cui epigrafe, dichiarò inammissibile l’impugnazione proposta da I.A. nei confronti di I.G., Ia.An., I.A.R., I.M. e G.A., per le ragioni di cui appresso:

– era stata disposta integrazione del contraddittorio nei confronti di I.E., I.P. e I.F., ma la notifica effettuata nei confronti di quest’ultimo, effettuata nel termine perentorio concesso, era stata indirizzata a I.G., indicato quale procuratore “generale e speciale”, avendo il notificante omesso di depositare in giudizio l’asserita procura, così impedendo al giudice di effettuare la doverosa verifica, anche tenuto conto della contumacia in primo e secondo grado dell’appellato;

– di conseguenza, il contraddittorio non poteva dirsi essere stato integrato nel termine assegnato (art. 331 c.p.c., comma 2);

ritenuto che avverso quest’ultima statuizione I.A. ricorre sulla base di unitaria censura e che I.G., Ia.An., I.A.R. e I.M. resistono con controricorso;

ritenuto che il ricorrente denunzia “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”, evidenziando che la Corte locale aveva errato “nella misura in cui – oltre a non avere verificato l’effettivo deposito dell’atto siccome richiamato negli scritti difensivi (vedansi) – non ha considerato che il destinatario della notifica dell’atto di integrazione del contraddittorio – e cioè il Sig. I.G., n.q. – avrebbe dovuto egli stesso contestare l’intervenuta notifica affermando, negli scritti difensivi finali, di non rivestire la qualità che l’aveva fatto considerare destinatario dello stesso atto di integrazione”;

considerato che la doglianza è palesemente inammissibile per il convergere di una pluralità di ragioni, ognuna delle quali idonea a sostenere l’assunto:

a) in continuità con la pronuncia S.U. n. 17931 del 24/7/2013, si è avuto modo, anche assai di recente, di chiarire che il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’art. 360 c.p.c., comma 1, deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi; pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti violazione di norma processuale, come nella specie, non è indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, purchè il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa violazione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorchè sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge (si veda, Sez. 2, n. 10862, 7/5/2018, Rv. 648018; conf., ex multis, Sez. 1, n. 24553/2013);

b) palesemente incongruo appare l’evocazione, peraltro, impropriamente riportata dell’ipotesi di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, avendo la sentenza gravata preso in esame ex cattedra la questione, peraltro unica e decisiva ed essendo rimasto svestito di specificità l’apodittico e sommario asserto, secondo il quale la Corte locale non avrebbe verificato la effettività del deposito;

c) contrasta con il principio generale (art. 1393 c.c.) in materia di spendita del potere di rappresentanza onerare la controparte della prova del titolo di legittimazione (è solo un evidente escamotage l’affermazione secondo la quale la prova del difetto di rappresentanza avrebbe dovuto essere fornita dal preteso rappresentante);

d) la Corte d’appello si è conformata al principio più volte enunciato da questa Corte, secondo il quale può dirsi ritualmente notificato l’atto al procuratore generale a condizione che la procura risulti ritualmente prodotta in giudizio (cfr., Cass. n. 12202/2013);

considerato che, di conseguenza, siccome affermato dalle S.U. (sent. n. 7155, 21/3/2017, Rv. 643549), lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgersi relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone, come si desume in modo univoco dalla lettera della legge, una declaratoria d’inammissibilità, che può rilevare ai fini dell’art. 334 c.p.c., comma 2, sebbene sia fondata, alla stregua dell’art. 348-bis c.p.c. e dell’art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione consiste nell’esonerare la Suprema Corte dall’esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida delibazione dei ricorsi “inconsistenti”;

considerato che le spese legali debbono seguire la soccombenza e possono liquidarsi siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate;

considerato che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 16 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA