Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26571 del 12/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2011, (ud. 25/10/2011, dep. 12/12/2011), n.26571

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

F.S. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA FABIO MASSIMO 45, presso lo studio

dell’Avvocato LUIGI MATTEO, che la rappresenta e difende per procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

UNIVERSITA’ DEL SALENTO (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ex lege;

– controricorrente –

per la revocazione della sentenza n. 17482/2009 della CORTE SUPREMA

DI CASSAZIONE, depositata il 28/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/10/2011 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MAMMONE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

1.- F.S. con ricorso al giudice del lavoro di Lecce, premesso che con sentenza passata in giudicato era stato accertato in suo favore un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato quale lettrice di lingua straniera da lei intrattenuto con la locale Università fino al 1995, chiedeva l’adeguamento della retribuzione oraria all’epoca attribuitale, oltre vari istituti retributivi ed indennità ricollegabili a detto rapporto.

2.- Accolta parzialmente la domanda e proposto appello da entrambe le parti, la Corte d’appello di Lecce rigettava le impugnazioni.

3.- Entrambe le parti proponevano ricorso per cassazione, F. in via principale e l’Università in via incidentale. La Corte di cassazione con sentenza 28.7.09 n. 17482 rigettava l’impugnazione principale e dichiarava assorbita l’incidentale.

4.- Di questa sentenza F. chiedeva la revocazione sostenendo che la Corte di cassazione, nel valutare i cinque motivi di ricorso, sarebbe incorsa in una serie di errori di fatto ex art. 395 c.p.c., n. 4. L’Università si difendeva con controricorso.

5.- Il Consigliere relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., depositava relazione che era comunicata al Procuratore generale ed era notificata ai difensori costituiti, assieme all’avviso di fissazione dell’adunanza. F. ha depositato memoria.

6.- Gli errori di fatto in cui, secondo l’odierna ricorrente, il Collegio di legittimità sarebbe incorso per erronea percezione degli atti processuali possono così riassumersi:

6.1 – omessa pronunzia ed omesso esame del primo motivo di ricorso in cui era chiesta la riforma della sentenza di appello per violazione del principio di ultra ed extra perita, per avere i giudici di merito, senza alcuna richiesta formulata in tal senso da ciascuna parte in causa, accertato l’esistenza tra le medesime di due rapporti autonomi, dal 1988 al 1991 e dal 1992 in poi;

6.2.- errata lettura degli atti del giudizio di appello che hanno determinato la Corte a ritenere esistente una contestazione dell’unitarietà del rapporto che invece sarebbe sempre stata riconosciuta;

6.3.- omessa pronunzia della Corte di cassazione sul secondo motivo di ricorso, in punto di applicabilità dell’art. 2103 c.c. nonostante la ritenuta esistenza di due rapporti di lavoro autonomo;

6.4- omessa pronunzia sulla denunzia di illogica, insufficiente e motivazione in merito alla ritenuta esistenza di un giudicato in tema di retribuzione adeguata escludente ogni diritto ad una diversa retribuzione;

6.5.- errore di fatto circa l’esistenza di un giudicato sull’adeguatezza della retribuzione, esclusa, invece, dagli atti, processuali;

6.6.- omessa pronunzia sulla legittimità ed ammissibilità della domanda di adeguamento della retribuzione a quella dei ricercatori e sulla richiesta applicazione dello ius superveniens;

6.7.- errore di fatto in punto di ritenuta esistenza di un compenso liberamente pattuito;

6.8.- omessa pronunzia circa le censure mosse avverso l’errata interpretazione ed applicazione del concetto di retribuzione onnicomprensiva;

6.9.- errore di fatto consistente nell’aver presupposto che la ricorrente avesse usufruito del periodo di ferie;

6.10.- errore di fatto consistente nell’omesso rilievo che l’Università avrebbe riconosciuto in atti l’obbligo di accantonamento del trattamento di fine rapporto per il periodo 1987- 1991.

7.- A fronte della motivazione offerta dalla sentenza n. 17482, la quale da conto puntuale in tutti i passaggi argomentativi dell’origine dei dati fattuali considerati, parte ricorrente non precisa quale dovrebbe essere la fonte della diversa rappresentazione, non esponendo neppure in via sintetica il contenuto degli atti del giudizio di merito che evidenzierebbero i dedotti errori di fatto, limitandosi a sostenere in termini meramente assertivi l’esistenza degli errori in questione. Il ricorso per revocazione, prendendo spunto da detti pretesi errori di fatto, invece, è tutto diretto a sollecitare il sostanziale riesame dei motivi proposti con il ricorso per cassazione, contestando in maniera inammissibile la motivazione in diritto offerta dal Collegio giudicante.

La volontà di ottenere un inammissibile riesame delle già rigettate censure, e del resto resa palese dal richiamo effettuato nella memoria depositata ex art. 380 bis, comma 2, ad una legge entrata in vigore successivamente al deposito della sentenza impugnata, che, ad avviso della ricorrente, “ponendosi come ulteriore fonte normativa … del rapporto di lavoro oggetto del procedimento di revocazione, giustifica … il riconoscimento di quei diritti retributivi sin dall’origine domandati con il ricorso del 1999 dall’odierna istante” (pag. 3 della memoria).

8.- Ove, invece, parte ricorrente intendesse ravvisare uno o più errori revocatori in una erronea interpretazione dei motivi proposti, il ricorso per revocazione sarebbe a maggior ragione inammissibile, atteso che la configurabilità dell’errore revocatorio presuppone un errore di fatto, che si configura ove la decisione sia fondata sull’affermazione di esistenza od inesistenza di un qualcosa che la realtà effettiva, quale documentata in atti, induce ad escludere o ad affermare; non anche quando la decisione della Corte sia conseguenza di una pretesa errata valutazione od interpretazione dei motivi del ricorso (giurisprudenza consolidata, v. per tutte se sentenze di questa Corte 24.4.06 n. 9533, 28.6.05 n. 13915 e 15.5.02 n. 7064), e ciò perchè l’attività interpretativa del giudice circa la domanda a lui sottoposta costituisce parte del giudizio stesso, quale sua imprescindibile premessa, e non è riconducibile al fatto.

9.- In conclusione, il ricorso è inammissibile.

10.- Le spese del presente giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 30,00 (trenta/00) per esborsi ed in Euro 2.000,00 (duemila/00) per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa.

Così deciso in Roma, il 25 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2011

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