Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2657 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 26/10/2021, dep. 28/01/2022), n.2657

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20626-2020 proposto da:

P.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato SANTI DISTEFANO;

– ricorrente –

Contro

RETE FERROVIARIA ITALIANA SPA, (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

IN ARCIONE N. 71, presso lo studio dell’avvocato STEFANO D’ERCOLE,

che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 880/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 23/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIO

AMENDOLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’Appello di Roma, con la sentenza impugnata, in riforma della pronuncia di primo grado, ha condannato ” P.A. a restituire a Rete Ferroviaria Italiana Spa la somma di Euro 8.274,50, oltre interessi al tasso legale dal marzo 1997 al saldo”;

2. la Corte – in sintesi – ha ritenuto raggiunta la prova che la società avesse versato detta somma al Pulvirenti a titolo di riliquidazione dell’indennità di buonuscita in esecuzione della sentenza del Pretore di Catania n. 2818/1996, poi riformata, per cui ne ha disposto la restituzione;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il soccombente con 3 motivi; ha resistito con controricorso la società;

4. la proposta del relatore ex art. 380 bis c.p.c. è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo si denuncia “violazione e falsa applicazione dell’art. 2727 e 2729 c.c.” e con il secondo “violazione e falsa applicazione dell’art. 416 e 167 c.p.c.”, criticando la motivazione impugnata per avere ritenuto provato il versamento della somma richiesta in restituzione da parte della società;

i motivi sono manifestamente inammissibili;

infatti, essi censurano come violazione di norme di legge, sostanziale o processuale, ciò che è inevitabilmente l’accertamento di un fatto qual è il pagamento o meno di una somma di denaro, accertamento di competenza del giudice del merito ed estraneo alla sede di legittimità;

ancora di recente le Sezioni unite di questa Corte hanno ribadito l’inammissibilità di censure che “sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione e falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, degradano in realtà verso l’inammissibile richiesta a questa Corte di una rivalutazione dei fatti storici da cui è originata l’azione”, così travalicando “dal modello legale di denuncia di un vizio riconducibile all’art. 360 c.p.c., perché pone a suo presupposto una diversa ricostruzione del merito degli accadimenti” (cfr. Cass. SS.UU. n. 34476 del 2019; conf. Cass. SS.UU. n. 33373 del 2019; Cass. SS.UU. n. 25950 del 2020);

2. parimenti inammissibile il terzo motivo con cui si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2953 c.c., sostenendo che la Corte romana non si sarebbe pronunciata sull’eccezione di prescrizione “formulata nel giudizio di primo grado e ribadita dall’odierno ricorrente in seno alla comparsa di costituzione in grado di appello”;

in disparte l’erronea invocazione dell’error in iudicando per violazione di norma sostanziale in luogo dell’error in procedendo ex art. 360 c.p.c., n. 4 per violazione dell’art. 112 c.p.c., nella sentenza impugnata espressamente si legge che “l’appellato non ha riproposto ex art. 346 c.p.c. le eccezioni di primo grado”, né il ricorrente per cassazione ha riportato i contenuti della comparsa di costituzione in appello dai quali ricavare che, invece, l’eccezione di prescrizione era stata riproposta;

3. conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile, con spese che seguono la soccombenza liquidate come da dispositivo;

occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modificato dal L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, (Cass. SS.UU. n. 4315 del 2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 2.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, accessori secondo legge e spese generali al 15%.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 26 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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