Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26553 del 12/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2011, (ud. 08/11/2011, dep. 12/12/2011), n.26553

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

B.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv.

CROCE FRANCESCO, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI L’AQUILA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2/6/2010 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di L’AQUILA del 10.2.09, depositata il 10/03/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’8/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito per la ricorrente l’Avvocato Francesco Croce che si riporta

agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO DESTRO

che si riporta alla relazione scritta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la relazione di seguito integralmente trascritta:

“La sig.ra B.G. ricorre contro l’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, riformando la sentenza di primo grado, ha respinto il ricorso della contribuente avverso un avviso di accertamento IRPEF 2001.

Il ricorso si fonda su tre motivi: con il primo si denuncia la violazione da parte dell’Ufficio del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, commi 4 e 5; con il secondo si denuncia la violazione da parte dell’Ufficio del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52; con il terzo si denuncia la violazione da parte dell’Ufficio del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 7.

Il ricorso è inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 4 per l’omessa indicazione dei motivi per i quali si chiede la cassazione della sentenza gravata. I motivi esposto dalla ricorrente, infatti, non censurano errores in judicando (o in procedendo) della sentenza, bensì errori dell’Ufficio, cosicchè la relativa esposizione si risolve nella sottoposizione alla Corte di vicende di fatto delle quali si chiede un riesame che esula dall’ambito del giudizio di legittimità (informato, come è noto, al principio della tassatività delle ipotesi di censura formalizzate dall’art. 360 c.p.c.. (vedi Cass. 18202/08, Cass. 10420/05, Cass. 5333/03, Cass. 16763/02).

In conclusione, si ritiene che il procedimento possa essere definito in camera di consiglio, con la declaratoria di inammissibilità del ricorso.”;

che la relazione è stata comunicata al P.M e notificata alle parti;

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide le argomentazioni esposte nella relazione.

Ritenuto che le argomentazioni spese nella memoria depositata dalla ricorrente ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 2, non introducono elementi in grado di orientare il Collegio verso conclusioni diverse da quelle proposte nella relazione;

che, in particolare, deve confermarsi il rilievo del relatore sull’assenza, nel ricorso, di censure riconducibili ad alcuna delle ipotesi tassativamente previste dall’art. 360 c.p.c.;

che, pertanto il ricorso va rigettato, per l’inammissibilità dei relativi motivi, con condanna della ricorrente alle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società ricorrente a rifondere alla contro ricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 5.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 8 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2011

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