Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2653 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. trib., 30/01/2019, (ud. 18/01/2019, dep. 30/01/2019), n.2653

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DEL CORE Sergio – Presidente –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27503/2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

THERMO WIPPTAL S.P.A. elettivamente domiciliata in Roma, Piazza SS.

Apostoli n. 66, presso lo studio dell’avvocato Maurizio LEO, che la

rappresenta e difende;

– resistente –

Avverso la sentenza n. 44/2/10 della Commissione Tributaria di 2

grado di Bolzano pronunciata il 7/7/2010 e depositata il 20/7/2010.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/01/2019 dal Consigliere dott. Giuseppe SAIEVA.

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione fondato su due motivi avverso la sentenza della Commissione Tributaria di 2 grado di Bolzano in epigrafe indicata, depositata il 20.07.2010 e notificata il 17.08.2010, che ne aveva respinto l’appello nella controversia concernente l’atto di contestazione emesso nei confronti della THERMO WIPPTAL S.p.A., con cui era stata applicata il D.Lgs. n. 471 del 1997, ex art. 13, una sanzione del 30% sui crediti di imposta che la società aveva compensato in sede di dichiarazioni dei redditi per gli anni di 2004 e 2005;

2. Secondo il giudice di appello, l’obbligazione tributaria, ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 8, comma 1, poteva essere estinta anche per compensazione e, nei caso in esame, ciò non era vietato da alcuna legge; inoltre, la violazione contestata alla contribuente era da ritenersi meramente formale, senza alcun debito di imposta, di guisa che la sanzione non andava irrogata ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 10;

3. La contribuente, costituita con controricorso, in data 2.5.2017 ha depositato istanza di sospensione ai sensi del D.L. n. 50 del 2017, art. 11;

4. La controversia, rinviata a nuovo ruolo, è stata fissata nella camera di consiglio del 18.1.2019, ai sensi dell’art. 375,u.c., e art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197;

5. in data 7.8.2018 l’Avvocatura dello Stato, su conforme richiesta dell’Agenzia delle Entrate di Bolzano, ha chiesto dichiararsi l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere con compensazione delle spese di giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, comma 1, va dichiarata l’estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere in ordine al rapporto tributario controverso, comportante la caducazione di tutte le pronunce emanate nei precedenti gradi di giudizio e non passate in cosa giudicata, avendo la contribuente definito la lite fiscale a termini del D.L. n. 50 del 2017, art. 11, convertito con modificazioni dalla L. 21 giugno 2017, n. 96, come attestato, nella sua istanza del 7/8/2018, dall’Agenzia delle entrate.

2. Alla declaratoria di estinzione dei giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, segue che le spese dell’intero giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, come espressamente disposto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, comma 3.

2.1. Invero, si deve far luogo a compensazione delle spese (ex art. 92 c.p.c.), solo nei casi in cui l’estinzione del giudizio a seguito di definizione della pendenza tributaria non sia prevista dalla legge, ovverosia “in ogni altro caso di cessazione della materia del contendere”, come recita il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, comma 1, seconda parte; tanto, a seguito della sentenza n. 274 del 2005 con la quale la Corte Cost. ha ritenuto costituzionalmente illegittimo il predetto D.Lgs., art. 46, comma 3, nella parte in cui si riferisce alle ipotesi di cessazione della materia del contendere diverse dai casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge.

2.2. Al contrario, nella specie, l’estinzione del giudizio per la cennata causale è prevista ope legis, come conseguenza automatica del versamento delle imposte dovute ai fini della definizione agevolata della controversia tributaria.

PQM

La Corte dichiara l’estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico della parte che le ha anticipate.

Così deciso in Roma, il 18 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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