Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26519 del 17/10/2019

Cassazione civile sez. I, 17/10/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 17/10/2019), n.26519

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 692/2014 proposto da:

Teseo Finance S.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, e per essa – quale mandataria – FBS s.p.a., elettivamente

domiciliata in Roma, Piazza Mazzini n. 27, presso lo studio

dell’avvocato Mainetti Francesco, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato Zanetta Franco, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) S.r.l. in Liquidazione, in persona del curatore

avv. Zampollo Mauro, elettivamente domiciliato in Roma, Via Benaco

n. 5, presso lo studio dell’avvocato Morabito Maria Chiara,

rappresentato e difeso dall’avvocato Longhi Paolo, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

Maja Finance S.r.l., e per essa, quale mandataria, Guber S.p.a., in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in Roma, Via Benaco n. 5, presso lo studio dell’avvocato

Morabito Maria Chiara, rappresentata e difesa dall’avvocato

Benintendi Fabrizio, giusta procura a margine del controricoricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di PAVIA, depositato il 27/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/06/2019 dal cons. VELLA PAOLA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con il decreto impugnato il Tribunale di Vigevano ha dichiarato inammissibile, perchè tardiva, l’opposizione presentata dalla Teseo Finance S.r.l., con ricorso del 30 luglio 2012, avverso lo stato passivo del Fallimento (OMISSIS) S.r.l. in liquidazione, dichiarato esecutivo e depositato il 16 giugno 2011, data dell’udienza di verifica cui il creditore istante aveva partecipato.

2. All’esito del giudizio di opposizione – nel quale aveva spiegato intervento adesivo dipendente, a sostegno delle tesi della curatela opposta, la società Maja Finance S.r.l. (quale creditrice ipotecaria di grado successivo rispetto a quello del creditore opponente) – il tribunale, riscontrata la mancata comunicazione del curatore ex art. 97 legge fall., ha disatteso la tesi di parte opponente volta all’applicazione analogica dell’art. 641 c.p.c., in tema di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo privo dell’avvertimento della possibilità di proporre opposizione, applicando invece il termine lungo (allora annuale) ex art. 327 c.p.c., in forza della giurisprudenza di legittimità ante e post riforma (Cass. 17829/2005, Cass. 9321/2013, quest’ultima riguardante invero l’applicazione del termine di novanta giorni ex art. 26 L. Fall. in tema di reclamo ex art. 19 L. Fall.) e delle esigenze di celerità e speditezza del giudizio di accertamento del passivo.

3. Avverso detto decreto l’opponente ha proposto due motivi di ricorso per cassazione, cui tanto la curatela fallimentare quanto il terzo intervenuto hanno resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. Con il primo motivo si deduce la violazione degli artt. 97 e 99 L. Fall., art. 327 c.p.c. e art. 12 disp. att., sostenendosi che, a seguito della riforma del giudizio di accertamento del passivo, l’applicazione analogica del cd. termine lungo premierebbe l’inadempimento del curatore all’obbligo di effettuare la comunicazione ex art. 97 L. Fall. e lederebbe il diritto di difesa del creditore che (“come è sua facoltà e come molto spesso accade”) non avesse partecipato all’udienza ex art. 95 L. Fall..

5. Con il secondo mezzo si lamenta l’omesso esame del fatto decisivo della omessa comunicazione del curatore ex art. 97 L. Fall., “e comunque” le medesime violazioni di legge dedotte con il primo motivo.

6. Le censure, che in quanto connesse possono essere esaminate congiuntamente, vanno disattese.

7. Al riguardo si richiama, in quanto condiviso, l’orientamento di questa Corte per cui anche nelle procedure fallimentari riformate, in difetto della comunicazione ex art. 97 L. Fall., “l’opposizione allo stato passivo può essere proposta entro sei mesi dal deposito del decreto che lo dichiara esecutivo, in applicazione analogica dell’art. 327 c.p.c., salvo che l’opponente provi di non aver avuto conoscenza dell’esistenza della procedura concorsuale. Infatti, l’assimilazione dell’istituto ai rimedi impugnatori cede solo a fronte di ulteriori esigenze di specialità e di autonomia della procedura concorsuale che trovino nella relativa disciplina apposita e distinta regolamentazione” (Cass. 11366/2018, che nella specie ha rigettato il ricorso avverso il decreto del tribunale che aveva dichiarato inammissibile l’opposizione allo stato passivo di un creditore poichè proposta oltre il termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c., ritenendo irrilevante che la comunicazione formale della sua esclusione fosse pervenuta a due anni di distanza dal deposito in cancelleria del decreto di esecutività dello stato passivo, essendo il creditore già a conoscenza della procedura concorsuale; conf. Cass. 8869/2017, per cui “tutte le previsioni dettate dalla L. Fall., art. 97 e ss., convergono verso l’obiettivo di assicurare celerità e speditezza al processo fallimentare”; cfr. Sez. U 25174/2008).

8. Al rigetto del ricorso segue la condanna alle spese anche nei confronti di Maja Finance, in difetto di impugnazione del decreto sotto altri profili relativi al dispiegato intervento.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida per ciascun controricorrente in Euro 12.000,00 per compensi, oltre a spese forfettarie nella misura del 15 per cento, esborsi liquidati in Euro 200,00 ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti dell’obbligo di versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 5 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2019

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