Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2651 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 21/10/2021, dep. 28/01/2022), n.2651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 17852-2019 R.G. proposto da:

C.A.C., rappresentato e difeso, per procura

speciale in calce al ricorso, dagli avv.ti Lorenzo PROSPERI MANGILI

e Stefano PROSPERI MANGILI, presso il cui studio legale, sito in

Roma, alla via Giambattista Vico, n. 1, è elettivamente

domiciliato;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza n. 8417/08/2018 della Commissione tributaria

regionale del LAZIO, depositata in data 03/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/10/2021 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. C.A.A. ricorre con due motivi, cui non replica per iscritto l’intimata, per la cassazione della sentenza della CTR del Lazio che, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento per nuova rendita catastale delle unità immobiliari site a in (OMISSIS), L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, emesso nei confronti del predetto contribuente nonché dei comproprietari C.A.C. ed C.A.E. ed P.I., aveva accolto l’appello dell’Agenzia delle entrate e confermato, quindi, l’atto impositivo impugnato.

2. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

3. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente deduce la nullità della sentenza impugnata per omessa integrazione del contraddittorio nei confronti dei comproprietari litisconsorti necessari, già parti del giudizio di primo grado, in violazione degli artt. 102 e 331 c.p.c., nonché del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49 e art. 53, comma 2.

2. Il motivo è fondato e va accolto.

3. Invero, dalla documentazione allegata per autosufficienza al ricorso risulta che l’avviso di accertamento catastale era stato impugnato dai destinatari dello stesso, comproprietari delle unità immobiliari oggetto di riclassamento, con separati ricorsi poi riuniti dalla CTP di Roma. L’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole sentenza pronunciata dalla predetta CTP veniva però notificato solo ad uno delle parti, C.A.C.. In tale grado di giudizio risulta, quindi, violato il contraddittorio in quanto l’appello non è stato notificato anche agli altri comproprietari, già parti del giudizio di primo grado, né la CTR ha provveduto, come avrebbe dovuto, ad integrare il contraddittorio con i litisconsorti necessari, disponendo la notifica dell’atto di impugnazione a questi ultimi, parti pretermesse.

4. Al riguardo deve ricordarsi che “L’obbligatorietà dell’integrazione del contraddittorio nella fase dell’impugnazione, al fine di evitare giudicati contrastanti nella stessa materia e tra soggetti già parti del giudizio, sorge non solo quando la sentenza di primo grado sia stata pronunciata nei confronti di tutte le parti tra le quali esiste litisconsorzio necessario sostanziale e l’impugnazione non sia stata proposta nei confronti di tutte, ma anche nel caso del cosiddetto litisconsorzio necessario processuale, quando l’impugnazione non risulti proposta nei confronti di tutti i partecipanti al giudizio di primo grado, sebbene non legati tra loro da un rapporto di litisconsorzio necessario, sempre che si tratti di cause inscindibili o tra loro dipendenti (art. 331 c.p.c.), nel qual caso la necessità del litisconsorzio in sede di impugnazione è imposta dal solo fatto che tutte le parti sono state presenti nel giudizio di primo grado. Ne consegue che, in entrambe le ipotesi, la mancata integrazione del contraddittorio nel giudizio di appello determina la nullità dell’intero procedimento di secondo grado e della sentenza che lo ha concluso, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità” (Cass. n. 26433 del 2017; conf. Cass. n. 8790 del 2019; Cass. n. 5686 del 2021, non massimata).

5. Ne consegue che va dichiarata la nullità del giudizio di appello con conseguente rimessione della causa alla competente CTR perché provveda a rinnovare il giudizio nel contraddittorio di tutte le parti processuali.

6. Resta assorbito, quindi, il secondo motivo di ricorso con cui il ricorrente, deducendo la violazione e falsa applicazione del R.D.L. n. 652 del 1939, art. 17, del D.P.R. n. 1142 del 1949, artt. 56 e 61, della L. n. 662 del 1996, art. 3, commi 58 e 154, nonché della L. n. 311 del 2004, art. 1, commi 335 e 336, ha censurato nel merito la statuizione d’appello.

7. Il giudice di rinvio provvederà anche alla regolamentazione delle spese processuali del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e dispone la rimessione della causa alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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