Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2651 del 05/02/2020

Cassazione civile sez. trib., 05/02/2020, (ud. 04/12/2019, dep. 05/02/2020), n.2651

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7504/2015 R.G., proposto da:

la “ECOENERGIA S.r.l.”, con sede in Cervinara (AV), in persona

dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avv. Porreca Gianfranco, con studio in

Avellino, elettivamente domiciliato presso l’Avv. Buonafede Achille,

con studio in Roma, giusta procura in margine al ricorso

introduttivo del presente procedimento;

– ricorrente –

contro

il Comune di Bisaccia (AV), in persona del sindaco e legale

rappresentante pro tempore, autorizzato a resistere nel presente

procedimento in virtù di deliberazione adottata dalla giunta

municipale 18 marzo 2015, n. 38, rappresentato e, difeso dall’Avv.

Rago Carlo, con studio in Napoli, elettivamente domiciliata presso

l’Avv. De Bonis Marco, con studio in Roma, giusta procura in calce

al controricorso di costituzione nel presente procedimento;

– controricorrente –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

di Napoli – Sezione Staccata di Salerno il 17 luglio 2014 n.

7051/04/2014, non notificata;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 4 dicembre 2019 dal Dott. Lo Sardo Giuseppe.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con sentenza depositata il 17 luglio 2014 n. 7051/04/2014, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale di Napoli – Sezione Staccata di Salerno rigettava gli appelli proposti in via principale ed in via incidentale, rispettivamente, dalla “ECOENERGIA S.r.l.” e dal Comune di Bisaccia (AV) avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Avellino il 21 giugno 2012 n. 298/01/2012, con compensazione delle spese giudiziali.

2. Avverso la sentenza di appello, la “ECOENERGIA S.r.l.” proponeva ricorso per cassazione, consegnato per la notifica il 4 marzo 2015 ed affidato a due motivi; il Comune di Bisaccia (AV) si costituiva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, la ricorrente denuncia la “nullità della sentenza impugnata per carenza di motivazione (motivazione apparente – manifesta ed irriducibile contraddittorietà motivazione perplessa o incomprensibile)”, adducendo la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n. 546, art. 1, art. 36, comma 2, n. 4, e art. 61, “in endiadi” con gli artt. 132, comma 2, n. 4, e 118 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver confermato l’atto impositivo della TOSAP per l’anno 2007, sull’erroneo rilievo di una presunta (in realtà, a suo dire, inesistente) occupazione temporanea del soprassuolo mediante l’attraversamento di terreni e tratturi comunali con una linea in cavo interrato a 30 kv.

2. Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia la “nullità della sentenza impugnata per carenza di motivazione (motivazione omessa o meramente apparente)”, adducendo la violazione del D.Lgs. n. 31 dicembre 1992 n. 546, art. 1, art. 36, comma 2, n. 4, e art. 61, “in endiadi” con gli artt. 132, comma 2, n. 4, e 118 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver omesso di motivare il rigetto dei motivi contraddistinti coi nn. 2), 3), 4), 5) e 6) dell’atto di appello.

RITENUTO:

Che:

1. Con entrambi i motivi prospettati, la cui connessione logica ne consente la trattazione unitaria, la ricorrente deduce, sotto vari profili, la nullità della sentenza impugnata per carenza di motivazione, facendo espresso riferimento al difetto di un requisito di validità del provvedimento giurisdizionale.

Ora, la nozione di “motivazione” è definita dal D.Lgs. n. 31 dicembre 1992 n. 546, art. 36, comma 2, n. 4, (per il processo tributario) e dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, (per il processo civile), rispettivamente, come la succinta o concisa esposizione dei motivi in fatto e in diritto della decisione.

A ben vedere, nella specie, il ricorrente riconduce a tale doglianza il travisamento nella qualificazione giuridica dei fatti (la comunicazione dell’inizio dei lavori, il conferimento in altra società del ramo di azienda comprensivo del parco eolico, la stipulazione del contratto di appalto delle relative opere da parte della società conferitaria, la costruzione dell’elettrodotto da parte della società conferitaria) dai quali il giudice di appello (al pari del giudice di prime cure) aveva erroneamente desunto (secondo la prospettazione del ricorso) la sussistenza del presupposto impositivo dell’occupazione temporanea del soprassuolo mediante il cavidotto interrato.

Tuttavia, la sentenza di secondo grado appare provvista di congrua ed adeguata motivazione, essendo stato giustificato il rigetto dell’appello con l’imputabilità alla ricorrente di atti presupponenti e implicanti l’occupazione reale del suolo.

Tanto vale, in particolare, per la comunicazione di inizio dei lavori del 9 gennaio 2007 e del 23 maggio 2007, con le quali la ricorrente aveva portato a conoscenza del controricorrente l’inizio dei lavori, essendovi stato ascritto un valore confessorio. Ed altrettanto si può dire per il versamento della TOSAP nel mese di dicembre dell’anno 2007.

Per cui, nonostante l’enunciazione stringata delle argomentazioni addotte a sostegno della decisione, non si può dire che la relativa motivazione sia inesistente, contraddittoria o apparente.

Invero, in materia di contenuto della sentenza, affinchè sia integrato il vizio di “mancanza della motivazione” agli effetti di cui all’art. 132 c.p.c., n. 4, occorre che la motivazione manchi del tutto – nel senso che alla premessa dell’oggetto del decidere risultante dallo svolgimento del processo segue l’enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione – ovvero che essa formalmente esista come parte del documento, ma le sue argomentazioni siano svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum (in termini: Cass., Sez. 3, 18 settembre 2009, n. 20112). In definitiva, la sentenza impugnata deve consentire l’individuazione delle ragioni esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, ascrivibili al giudicante, sulle quali la decisione è fondata (Cass., Sez. 6, 5 novembre 2015, n. 22652).

Ciò posto, è agevole verificare che le censure formulate dal ricorrente non investono, a ben vedere, l’esistenza, la coerenza o la completezza del complesso di argomentazioni logico-giuridiche che, nella loro unità, connessione e articolazione, sono idonee a giustificare il rigetto del gravame, ma si incentrano su una diversa valutazione dei fatti, in relazione alla loro asserita estraneità alla fattispecie delineata dalla norma impositiva.

Tuttavia, non è consentito alla parte censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una sua diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito, sicchè le censure poste a fondamento del ricorso non possono risolversi nella sollecitazione di una lettura delle risultanze processuali differente da quella operata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di merito (ex plurimis: Cass., Sez. 6, 7 aprile 2017, n. 9097; Cass., Sez. 6, 7 dicembre 2017, n. 29404). Per quanto concerne, poi, la doglianza relativa all’omesso esame dei motivi contraddistinti con i nn. 2, 3, 4, 5 e 6 dell’atto di appello, si rileva che la motivazione della sentenza per relationem è ammissibile, purchè il rinvio venga operato in modo tale da rendere possibile ed agevole il controllo della motivazione e che si dia conto delle argomentazioni delle parti e dell’identità di tali argomentazioni con quelle esaminate nella pronuncia oggetto del rinvio (da ultime: Cass., Sez. 5, 11 maggio 2012, n. 7347; Cass., Sez. 6, 11 settembre 2018, n. 21978; Cass., Sez. 5, 5 dicembre 2019, n. 31801).

Nella specie, a ben vedere, il giudice di appello non si è limitato ad un acritico ed asettico richiamo alle argomentazioni illustrate dal giudice di prime cure (che sono state sinteticamente riprodotte nell’esposizione delle vicende processuali), ma ha mostrato di condividerne e recepirne il convincimento, apprezzandone la correttezza e la completezza dell’iter logico-giuridico in relazione ai riprodotti motivi di impugnazione.

Per cui, si può dire che la sentenza pronunziata in sede di gravame sia stata legittimamente motivata, facendo proprie le argomentazioni del primo giudice ed esprimendo, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai proposti motivi di impugnazione, sì da consentire, attraverso la parte motiva di entrambe le sentenze, di ricavare un percorso argomentativo esaustivo e coerente (Cass., Sez. 1, 19 luglio2016, n. 14786; Cass., Sez. Lav., 5 novembre 2018, n. 28139; Cass., Sez. 1″, 5 agosto 2019, n. 20833).

2. Stante l’infondatezza dei motivi dedotti, dunque, il ricorso deve essere rigettato.

3. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura fissata in dispositivo.

4. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese giudiziali in favore del controricorrente, liquidandole nella misura di Euro 2.200,00 per compensi, oltre spese forfettarie e accessori di legge; dà atto dell’obbligo, a carico della ricorrente, di pagare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 4 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2020

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