Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26502 del 27/11/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 26502 Anno 2013
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: RAGONESI VITTORIO

SENTENZA

sul ricorso 18052-2012 proposto da:
GIUMELLI AUREZIO, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA BOCCA DI LEONE 78, presso l’avvocato
CICALA CURZIO, che lo rappresenta e difende

Data pubblicazione: 27/11/2013

unitamente all’avvocato CONTI GIORGIO, giusta
procura a margine del ricorso;
– ricorrente –

2013
1524

contro

FALLIMENTO DELLA MARKER IMMOBILIARE S.R.L. IN
LIQUIDAZIONE, FIORINI GIAN MATTEO;

1

- intimati

avverso la sentenza n.

861/2012 della CORTE

D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 18/06/2012;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 17/10/2013 dal Consigliere

udito, per il ricorrente, l’Avvocato CICALA che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PASQUALE FIMIANI che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

Dott. VITTORIO RAGONESI;

2

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato il 5.4.2012, l’arch. Aurezio Giumelli, socio

reclamo, ex art. 18 L.F, avverso la sentenza n.96/2012 con cui il
Tribunale di Parma aveva dichiarato il fallimento della suddetta
società su istanza del suo nuovo liquidatore dott. Gian Matteo
Fiorini.
A sostegno del gravame il Giumelli esponeva che la totalità delle
quote sociali da lui detenute era stata sottoposta a sequestro
preventivo, probatorio e conservativo nell’ambito del procedimento
penale pendente nei suoi confronti davanti al Tribunale di Rimini
per vari reati connessi al

crack delle società del “Gruppo

Giacomelli” e che il G.I.P., con decreto 19.6.2008, nell’autorizzare
il sequestro conservativo delle quote anche a favore delle parti
civili, aveva nominato custode giudiziario il geom. Giorgio Barvas
il quale aveva poi provveduto a nominare liquidatore della Marker
Imm.re s.r.1., il menzionato Gian Matteo Fiorini in sostituzione di
esso Giumelli.

unico e già liquidatore della società Marker Imm.re s.r.1, proponeva

Ciò premesso, il reclamante eccepiva innanzitutto che il custode di
beni sottoposti a sequestro conservativo in sede penale, avendo una

beni, non avrebbe potuto esercitare poteri ulteriori di indebita
invasione nell’area riservata

alla società ed al suo legale

rappresentante. Il custode geom. Barvas, nel nominare quale
liquidatore il dott. Fiorini, avrebbe quindi esercitato “poteri allo
stesso non concessi” anche se a ciò autorizzato dal Tribunale.

II

nuovo liquidatore, essendo conseguentemente privo del

potere di “adeguata rappresentanza” della Marker Imm.re, non era
neppure legittimato a presentare l’istanza di fallimento che aveva
portato alla pronuncia della sentenza reclamata.
Il reclamante lamentava, inoltre, che il Tribunale, nel valutare gli
elementi attivi del patrimonio sociale, aveva erroneamente attribuito
al terreno di proprietà della Marker Imm.re, sito nel Comune di
Sorbolo (PR), il valore di acquisto di €.1.704.023,61 riportato dal
nuovo liquidatore, mentre invece il valore di mercato del bene,
divenuto nel frattempo per buona parte edificabile, era stato stimato

funzione limitata alla conservazione ed all’amministrazione di tali

intorno ai 9.500.000 euro.
Parimenti erronea era la valutazione del passivo societario essendo
stati indicati in ricorso anche debiti verso fornitori già interamente

Carige, indicato in E 7.352,993,24, ammontava, invece, alla minor
somma di €.4,911.273,43 di cui al relativo precetto, mentre
1 ‘importo della cartella esattoriale relativa all’anno 2007 era il
frutto di un errore materiale dell’Agenzia delle Entrate, e le
trattative con 1 ‘Erario per l’annullamento della cartella di
pagamento non erano state portate avanti dal nuovo liquidatore.
Ritenendo, pertanto, che il valore effettivo degli elementi attivi del
patrimonio della Marker imm.re in liquidazione consentisse di
assicurare l’integrale soddisfacimento delle obbligazioni assunte nei
confronti dei creditori sociali, il reclamante concludeva per la
revoca della sentenza impugnata con vittoria di spese.
Il liquidatore della società Gian Matteo Fiorini, nel costituirsi in
giudizio, contestava il fondamento del reclamo.
II Fallimento della Marker Imm.re s.r. 1. in liquidazione non si
costituiva, sebbene regolarmente citato.

onorati. II Giumelli deduceva, altresì, che il debito verso la Banca

La Corte d’appello di Bologna, con sentenza n. 831/12, respingeva
il reclamo.

di due motivi cui non resistono gli intimati.

Motivi della deecisione
Con il primo motivo di ricorso si sostiene che erroneamente la
Corte d’appello ha ritenuto che il custode nominato dall’autorità
giudiziaria fosse legittimato all’esercizio dei diritti connessi alla
titolarità della partecipazione sociale, compreso il diritto di voto,
avendo il legislatore espressamente attribuito al custode giudiziario
il potere di amministrare le partecipazioni oggetto del sequestro,
attribuendogli tutte le prerogative appartenenti al socio.
Secondo il ricorrente l’assunto della Corte d’appello ricorrente non
potrebbe trovare applicazione nell’ipotesi in cui il provvedimento
cautelare sulle quote sociali scaturisca da un sequestro conservativo
disposto in sede penale poiché in tale ambito il custode giudiziario
ha una funzione limitata alla conservazione dei beni sottoposti a

Avverso tale decisione ricorre per cassazione il Giumelli sulla base

sequestro.
Con il secondo motivo si contesta la sussistenza dello stato
d’insolvenza perché si deduce che gli elementi attivi del patrimonio

Il primo motivo è inammissibile.
La decisione sul punto si fonda su due rationes decidendi.
La prima concerne i poteri del custode giudiziario di nominare il
liquidatore della società ma la seconda riguarda il fatto che
l’assemblea della società aveva con propria delibera proceduto alla
nomina del nuovo amministratore nominato dal custode.
Tale seconda ratio decidendi è impugnata in modo del tutto
inadeguato con la conseguenza che la censura è inammissibile.
Il ricorrente infatti assume che l’assemblea avrebbe preso atto del
fatto che il tribunale di Rimini, con provvedimento del 7.7.11, aveva
disposto che il custode giudiziario provvedesse a sostituire il
precedente liquidatore con uno nuovo , ma subito dopo smentisce il
proprio assunto perché deduce che, a seguito di ciò, l’assemblea, col
voto del custode provvedeva alla sostituzione del liquidatore.
Per stessa ammissione del ricorrente dunque la nomina del nuovo

erano superiore ai debiti.

liquidatore e la revoca del precedente erano state deliberate
dall’assemblea.
Circa la regolarità di tale delibera nessuna contestazione viene

in grado di sorreggere la decisione della Corte d’appello, non è stata
oggetto d’impugnazione, con conseguente perdita d’interesse del
ricorrente alla proposizione del motivo.
Invero il ricorrente si limita ad affermare che egli non avrebbe
potuto impugnare la detta delibera una volta che era stato privato
delle prerogative di socio per effetto del sequestro.
Circostanza questa bensì vera, ma priva di rilievo.
Sul punto questa Corte ha già avuto occasione di rilevare che
l’attribuzione al custode del diritto di voto implica che soltanto a
costui sia altresì riservata la legittimazione ad impugnare le
deliberazioni assembleari al fine di ottenerne l’annullamento ai sensi
dell’art. 2377 cod. civ., stante la strumentalità del diritto di
impugnazione rispetto a quello di voto, quale esplicazione del
medesimo inscindibile potere che si esprime nel concorrere alla
formazione della volontà assembleare e nel reagire alle eventuali

mossa dal ricorrente, onde la ratio decidendi in questione, di per sé

manifestazioni illegittime di detta volontà. Tale conclusione
palesemente non si pone in contrasto con gli artt. 24 e 111 Cost.,
con gli artt. 6 e 17 della Convenzione europea per la salvaguardia

Costituzione europea, sotto il profilo della lesione del diritto di
difesa, sia perché il sequestro penale preventivo è posto a garanzia
di interessi generali costituzionalmente rilevanti, sì che la
temporanea compressione dei diritti del socio da esso derivante
corrisponde ad una disciplina che contempera gli opposti interessi
dell’indagato e dello Stato all’attuazione della pretesa punitiva; sia
perché il diritto di difesa del socio è assicurato su un piano diverso,
con la possibilità di impugnare davanti al giudice penale, in sede
riesame o di appello, il provvedimento cautelare o di chiedere al
medesimo giudice la revisione della portata del sequestro – destinato
comunque a perdere efficacia nel caso di sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere (art. 323 cod. proc.
pen.) – nonché con la possibilità di agire per far valere l’eventuale
responsabilità del custode giudiziario, ove questi abbia male
esercitato i poteri-doveri di gestione della partecipazione sociale

dei diritti dell’uomo e con l’art. 11-107 del Trattato che adotta la

sequestrata, ed ancora con la legittimazione a reagire direttamente
contro le deliberazioni societarie non semplicemente annullabili, ma
nulle o giuridicamente inesistenti (e come tali impugnabili da

21858/05).
Il motivo presenta, comunque, una ulteriore ragione di
inammissibilità poiché il ricorrente, in violazione dell’art 366 n . 6
cpc ,omette di indicare in quale degli scritti difensivi della fase di
merito sia rinvenibile la delibera assembleare del 18.7.11 né il
documento in questione risulta prodotto unitamente al ricorso ai
sensi dell’art 369 n.4 cpc. , non risultando lo stesso tra i vari
documenti citati a tale proposito in calce al ricorso.
Con il secondo motivo il ricorrente contesta la sussistenza dello
stato d’insolvenza assumendo, in particolare, che il terreno di sua
proprietà aveva un valore di oltre un milione di euro, ben superiore
al passivo e contesta la valutazione di molto inferiore effettuata
dalla Corte d’appello sulla base della CTU.
Il motivo appare inammissibile prima ancora che infondato.
La Corte d’appello di Bologna ha rilevato che “nella procedura

qualunque interessato), ove lesive di un proprio interesse. (Cass

esecutiva promossa avanti al Tribunale di Farina dal creditore
ipotecario Banca Carige per il recupero del suo credito relativo ai
concessi mutui fondiari, il C.TU. nominato in quella sede attribuì
il valore commerciale: di 6.1.950.000 (al netto dell’abbattimento

per la vendita all’incanto) nello state attuale;— di 6.2.900.000 in
caso di approvazione del progetto edificatorio (al netto dei relativi
oneri ammontanti a circa 6.98.000);— di 6.4.300.000 in caso di
realizzazione anche delle opere di urbanizzazione (importo al netto
del relativi oneri ammontanti a circa 6.1.400.000 ivi compresi
quelli di cui al punto precedente) (omissis)
Sulla base di tali risultanze il G. E. ha fissato in 6.1.950.000 il
prezzo base per l’asta del 7.3.2012 che è andata deserta, come pure
quella del successivo 15 marzo, con conseguente ribasso del prezzo
base ad 6.1.470.000 (doc.8,12 Pier.).
H valore del lotto di terreno in oggetto, stimato in oltre 9.500.000
euro dagli arch. Davighi e Dall’Olio, incaricati dalla società nel
2004 e nel 2006 (doc.10,1 1 red.) quando il mercato immobiliare
non era ancora interessato dalla grave crisi attuale, risulta dunque
smentito dagli esiti della C.TU. eseguita in sede esecutiva ed anche

f

dalla perizia del geom. Del Sante (prodotta dallo stesso reclamante
(doc. 12) che il 4.12.2007 ha stimato in 6.5.400.000 il valore del
bene in ipotesi di vendita all’asta ( omissis)
Per quanto concerne la situazione debitoria della Marker Imm.re,

dal progetto di stato passive predisposto dal Curatore del
Fallimento, prodotto dal Giumelli all’udienza dell ‘8.6.2012, risulta
ammesso, in privilegio il credito di 68.522.783,35 di Banca Carige
ed ammesso con riserva il credito di 6.369.234,12 di Equitalia., di
cui 6.287.736,12 in privilegio ed 6.81.498 in chirografo.
Anche tendendo conto del solo credilo di Banca Carige e
dell’ultima valutazione del terreno in Comune di Sorbolo, posti dal
reclamante a fondamento della proposta impugnazione
(6.5.400.000 dcl geom. Del Sante)” … gli elementi attivi del
patrimonio della società non consentono di assicurare l’integrale
soddisfacimento del ceto creditorio.”
Tale motivazione risulta del tutto congrua in quanto logicamente
argomentata e basate sulle risultanze processuali.
In particolare, decisiva appare la conclusione che, anche prendendo
l’ultima perizia prodotta dalla odierna ricorrente , e, quindi, la più

(

attendibile in termini di vicinanza temporale, il valore del terreno
risulta inferiore ai debiti esistenti e conseguentemente , trattandosi
di società in liquidazione, tale circostanza integra gli estremi dello

Ma a prescindere da ciò, la motivazione risulta basata su un
ulteriore elemento decisivo e ,cioè, che le aste del 7 e del 15.3.12
erano andate deserte per cui il prezzo dell’immobile era stato ridotto
ad euro 1.470.000 a dimostrazione che il valore di mercato era
comunque ben lungi da quello asserito dal ricorrente.
Le censure che la ricorrente muove a siffatta motivazione tendono
in realtà a prospettare una diversa interpretazione delle risultanze
processuali, in tal modo investendo inammissibilmente il merito
della controversia.
Quanto alla lamentata mancata ammissione della CTU

la

decisione del giudice di merito che ne esclude l’ammissione non è
sindacabile in sede di legittimità, posto che compete al giudice del
merito l’apprezzamento delle circostanze che consentano di
escludere che il relativo espletamento possa condurre ai risultati
perseguiti dalla parte istante, sulla quale incombe pertanto l’onere di

stato d’insolvenza.

offrire gli elementi di valutazione.( Cass 26264/05).
Nel caso di specie, non è dubbio che il giudice di merito ha
implicitamente escluso la CTU ritenendo di avere a sua disposizione

Il ricorso va in conclusione respinto. Nessun provvedimento in ordine
alle spese di giudizio non avendo il fallimento svolto attività difensiva.
PQM
Rigetta i3/ricorso
Roma lh.l0.13
Il Co

sufficienti elementi per poter decidere la questione.

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