Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2649 del 01/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 01/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.01/02/2017),  n. 2649

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14013/2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE ((OMISSIS)),

in persona del legale rappresentante pro Tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede

dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati LELIO MARITATO, ANTONINO

SGROI, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO ed EMANUELE DE ROSE, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

T.C., elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE DELLE MILIZIE

138, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA MARRAMA, che la

rappresenta e difende in virtù di delega a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 436/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

emessa il 6/5/2014 e depositata il 16/6/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’11/1/2017 dal Consigliere Relatore Dott. CATERINA

MAROTTA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– il Tribunale di Milano accoglieva i ricorsi proposti da T.C. (socia al 50% della Fulmar s.r.l.) avverso due cartelle esattoriali con le quali l’I.N.P.S., sul presupposto della sussistenza dell’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti, aveva chiesto il pagamento dei relativi contributi relativamente al periodo marzo 2002 – luglio 2006 (per importi rispettivamente pari ad Euro 25.084,10 e ad Euro 8.152,17). La Corte di appello di Milano confermava tale decisione rilievo che fosse mancata la prova dell’esercizio da parte della T. di attività abituale e prevalente nell’ambito dell’impresa;

– per la cassazione di tale decisione ricorre l’I.N.P.S., in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.p.A., affidando l’impugnazione ad unico motivo;

– T.C. resiste con controricorso;

– la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata;

– non sono state depositate memorie;

– il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

l’Istituto denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, commi 203 e 208, come interpretato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 11, conv. dalla L. n. 122 del 2010, in relazione all’art. 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, Assume che le norme richiamate della L. n. 662 del 1996, avevano inteso estendere l’obbligo di iscrizione a soggetti, tra i quali i soci di società a responsabilità limitata, prima esclusi in ragione della limitazione della loro responsabilità, e che il requisito della personale partecipazione al lavoro aziendale con abitualità e prevalenza, previsto ai fini dell’iscrizione alla Gestione Commercianti, doveva estendersi a quelle prestazioni di lavoro relative alle attività connesse, grazie alle quali il servizio veniva reso. Evidenzia che sarebbero rilevanti ai fini di detto obbligo tanto l’espletamento di un’attività esecutiva quanto quella organizzativa e direttiva di natura intellettuale, indipendentemente dal giudizio di prevalenza destinato ad operare solo in un ambito di gestioni speciali;

– il ricorso è manifestamente infondato alla luce dei precedenti di questa Corte (Cass. 5 marzo 2013, n. 5444; Cass. 26 marzo 2015, n. 6192) in casi del tutto analoghi;

– presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla Gestione Commercianti è che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla L. 23 dicembre 1996 n. 662, art. 1, comma 203, che ha sostituito la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1, lo svolgimento di un’attività commerciale;

– anche quando vi sia già l’adempimento dell’obbligo in favore della Gestione Separata (e non è questo il caso in esame), per il doppio onere occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria;

– ai fini dell’obbligo contributivo nei confronti della Gestione Commercianti (laddove ulteriore rispetto a quello della Gestione Separata) non è richiesta la verifica del requisito della prevalenza (che vale nel solo ambito delle attività autonome inquadrabili nei settori produttivi del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura; vale, cioè, solo al fine di evitare più di una contribuzione nel caso di un soggetto esercente contemporaneamente, anche in un’unica impresa, attività plurime, ma pur sempre tutte “assicurabili” nelle gestioni previste per le attività in parola), bensì quella della sussistenza degli elementi della abitualità e della professionalità della prestazione lavorativa, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto assicuratore;

– il decisum della Corte territoriale, incentrato sullo svolgimento da parte di T.C. (solo socia al 50% della Fulmar s.r.l., giammai amministratrice della stessa) dell’attività operativa di ristoratrice (servire ai tavoli o stare alla cassa) in modo sporadico, saltuario e solo eventuale, in caso di necessità e per limitati periodi di tempo (in concomitanza, peraltro, con la presenza di plurimi dipendenti addetti alla ordinaria gestione dell’esercizio e così in particolare di dipendenti con mansioni di cuoco, pizzaiolo, cameriere e cassiere), non è stato validamente infirmato dall’Istituto ricorrente e dal mezzo d’impugnazione articolato che, a ben guardare, al di là della denunciata violazione di legge, si risolve in modo inammissibile in una critica della valutazione del materiale probatorio da parte dei giudici di merito;

– nè, di per sè, la qualifica di socio di una società di capitali (con responsabilità limitata al capitale sottoscritto e con partecipazione alla realizzazione dello scopo sociale esclusivamente tramite il conferimento di tale capitale) può essere significativa dell’esercizio di diretta attività commerciale nell’azienda;

– la proposta va, pertanto, condivisa e il ricorso va rigettato;

– la regolamentazione delle spese segue la soccombenza;

– va dato atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna l’I.N.P.S. al pagamento delle spese processuali in favore della controricorrente che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 1.000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2017

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