Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26488 del 21/12/2016


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Cassazione civile, sez. trib., 21/12/2016, (ud. 18/07/2016, dep.21/12/2016),  n. 26488

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18446/2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

R.N., quale liquidatore della KORETEC ENGINEERING SRL,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA FABIO MASSIMO 107, presso lo

studio dell’avvocato FILIPPO ALAIMO, rappresentato e difeso

dall’avvocato DANIELA MARIA GRASSI giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 473/2012 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 15/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/07/2016 dal Consigliere Dott. LUCIO LUCIOTTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato PALATIELLO che si riporta agli

atti;

udito per il controricorrente l’Avvocato ALAIMO per delega

dell’Avvocato GRASSI che si riporta agli atti;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza n. 43 del 15 maggio 2012 la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dalla Koretek Enginering s.r.l., in liquidazione. avverso il silenzio rifiuto dell’Amministrazione finanziaria sull’istanza di rimborso dell’IVA esposta a credito nella dichiarazione relativa all’anno di imposta 2003.

1.1. Sostenevano i giudici di appello che non era ostativa al riconoscimento del credito ed al suo rimborso la mancata compilazione da parte della società contribuente del modello VR, la cui funzione era solo quella di accelerare le procedure di liquidazione dell’importo a credito, con la conseguenza che il non avervi fatto ricorso non impediva alla contribuente di ottenere il rimborso nel termine decennale di prescrizione del relativo diritto.

2. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo cui ha replicato l’intimata con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con l’unico motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del combinato disposto dal D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 30 e 38 bis e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, nonchè dell’art. 2944 c.c..

Sostiene l’Agenzia ricorrente che la mancata compilazione del modello VR. necessario per attivare la procedura di rimborso del credito emergente dalla dichiarazione annuale dei redditi, costituisce, a mente delle citate disposizioni, un adempimento indispensabile, previsto a pena di inefficacia, per ottenere il rimborso del predetto credito anche nell’ipotesi, come quella in esame, di cessazione dell’attività da parte della società contribuente e non una mera irregolarità formale priva di conseguenze a carico del contribuente come, invece, avevano erroneamente ritenuto i giudici di appello, rendendosi conseguentemente applicabile il termine di decadenza biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, in luogo della mera applicazione dell’ordinario decennale termine prescrizionale.

2. Il motivo è infondato.

3. E orientamento giurisprudenziale consolidato, dal quale non v’è ragione di discostarsi ed al quale si è attenuta la Commissione di appello che “in tema di IVA, per la domanda di rimborso dell’eccedenza d’imposta, è sufficiente la manifestazione di una volontà diretta all’ottenimento del rimborso mediante la compilazione nella dichiarazione annuale del quadro RX4, anche se non accompagnata dalla presentazione del modello ministeriale VR (presentazione che costituisce, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, comma 1, solo un presupposto per l’esigibilità del credito); con la conseguenza che, in caso di tempestiva compilazione del predetto quadro RX4, il contribuente soggiace al termine ordinario di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. e non a quello di decadenza biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 2, applicabile solo in via sussidiaria e residuale (ex plurimis, Cass. n. 20039 del 2011; n. 7684, n. 7685, n. 14070 e n. 15229 del 2012: n. 8813 e n. 23755 del 2013; n. 2005, n. 3742, n. 10653, n. 14070, n. 20069 e n. 20678 del 2014; n. 4592 e n. 4587 del 2015)” (così in Cass. n. 20255 del 2015; più recentemente, Cass. n. 19115 del 2016).

In buona sostanza, la giurisprudenza di questa Corte si è evoluta nel senso che l’istanza di rimborso non integra il fatto costitutivo del diritto, ma solo il presupposto di esigibilità del credito per dare inizio al procedimento di esecuzione del rimborso stesso (“ex multis”, Cass. n. 7223 del 2016; n. 4857 e n. 9941 del 2015. n. 20678 del 2014, nn. 7684, 14070, 15229 e 23580 del 2012, n. 13920 del 2011 e n. 9794 del 2010), che la domanda di rimborso del credito d’imposta maturato dal contribuente deve considerarsi già presentata con la compilazione del corrispondente quadro della dichiarazione annuale (“RX4”). la quale configura formale esercizio del diritto, mentre la presentazione del modello VR costituisce, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38 bis, solo un presupposto per del credito e, dunque, un adempimento prodromico al procedimento di esecuzione del rimborso (“ex plurimis”, Cass. nn. 4592, 4857 e 9941 del 2015; nn. 10653, 20069 e 26867 del 2014; n. 14070 del 2012; n. 20039 del 2011), che, pertanto, il credito IVA esposto dal contribuente nella dichiarazione dei redditi è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale e non al termine biennale di decadenza previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992 , art. 21, comma 2 e che ove si tratti – come nel caso di specie – di richiesta di rimborso relativa ad una eccedenza d’imposta risultata alla cessazione dell’attività, la fattispecie è regolata dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 30, comma 2 (e quindi soggetta, come detto, al termine di prescrizione ordinario decennale, non a quello di decadenza biennale di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, citato art. 21, applicabile in via sussidiaria e residuale), proprio perchè l’attività non prosegue, sicchè non sarebbe possibile portare l’eccedenza in detrazione l’anno successivo (Cass. n. 9941 del 2015; n. 2005 del 2014; nn. 7684. 7685 e 14070 del 2012; nn. 13920 e 20039 del 2011; nn. 9794 e 25318 del 2010; n. 27948 del 2009).

4. Come recentemente ribadito (cfr. Cass. n. 19115 del 2016) “deve quindi ritenersi ormai definitivamente superato il diverso e più risalente orientamento secondo cui, in caso di cessazione dell’attività, solo una domanda di rimborso conforme al modello ministeriale corrisponderebbe allo schema tipico delineato dall’art. 30 del decreto IVA con la conseguenza che la domanda difforme resterebbe assoggettata alla decadenza biennale prevista, in via residuale, dal citato D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21. Va quindi data continuità alla rimeditazione di tali aspetti da parte di copiose, più recenti e ormai costanti pronunce di questa corte, che nella dichiarazione annuale ravvisano l’esaustiva manifestazione di una volontà diretta all’ottenimento del rimborso, ancorchè non accompagnata dalla presentazione dell’ulteriore “mod. VR” (in tal senso “adde”, a quelle già sopra citate, Cass. nn. 2005. 3742. 6486, 6986, 6987 e 8790 del 2014; nn. 8813 e 23755 del 2013; nn. 7684, 7685 e 15229 del 2012)”.

5. In estrema sintesi, il ricorso va rigettato e l’Agenzia ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali nella misura liquidata in dispositivo ai sensi del D.M. Giustizia n. 55 del 2014, oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% del compenso e accessori come per legge.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 3.000.00 oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15% del compenso e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 18 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2016

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