Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26483 del 17/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/10/2019, (ud. 13/09/2019, dep. 17/10/2019), n.26483

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 539-2019 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentavo e difeso dall’avvocato

PATRIZIA BORTOLETTO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO 80185690585;

– intimato –

avverso il decreto n. R.G. 18801/2017 dei TRIBUNALE di BOLOGNA,

depositato il 06/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO

FALABELLA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnato per cassazione il decreto del Tribunale di Bologna. Con quest’ultima pronuncia è stato negato che all’odierno ricorrente, S.A., potesse essere riconosciuto lo status di rifugiato, come pure la protezione sussidiaria e quella umanitaria.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su di un unico motivo. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto difese.

Il Collegio ha autorizzato la redazione della presente ordinanza in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorrente denuncia: violazione della Convenzione di Ginevra in tema di protezione internazionale, violazione di legge in riferimento al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, agli artt. 2 e 32 Cost., all’art. 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali e al Patto relativo ai diritti civili e politici, con protocollo facoltativo, adottati rispettivamente il 16 e il 19 dicembre 1966, e ratificati in Italia con L. n. 881 del 1977. Lamenta l’istante che il Tribunale non avrebbe svolto un’accurata valutazione della situazione del proprio paese di origine; rileva che in Mali si delineerebbe una situazioni di violenza indiscriminata, tale da giustificare il riconoscimento della protezione sussidiaria, a prescindere dai trascorsi personali del richiedente: assume che il giudice di merito avrebbe condotto la propria valutazione attribuendo rilievo la scarsa credibilità di esso richiederne. Osserva che ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria non è necessario prospettare una condizione caratterizzata da una personale e diretta esposizione al rischio quando è possibile evincere dalla situazione generale del paese che la violenza è generalizzata. Aggiunge che, in considerazione della situazione del paese di provenienza, sarebbe stato conforme a giustizia riconoscere allo stesso ricorrerle il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

2. – Il motivo è nel complesso infondato.

Mette conto anzitutto di precisare che il diritto di asilo, cui il ricorrente pare fare appello invocando le disposizioni di cui alla rubrica del motivo, è interamente attuato e regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste nei tre istituti costituiti dallo status di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e dal diritto al rilascio di un permesso umanitario, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, ed al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (Cass. 4 agosto 2016, n. 16362).

Ciò posto, il Tribunale, dopo aver rilevato che la narrazione del richiedente risultava essere non credibile, si è soffermato sulle domande dirette al riconoscimento della protezione sussidiaria e di quella umanitaria; avvalendosi di fonti informative autorevoli ed aggiornate, ha proceduto a una puntuale ricognizione della situazione del Mali, evidenziando come la regione di provenienza del ricorrente fosse da considerare particolarmente sicura: quindi non interessata alla situazione di violenza indiscriminata in situazioni di conflt:to armato o internazionale di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c). Il detto accertamento implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito (Cass. 12 dicembre 2018, n. 32064), suscettibile di essere censurato in sede di legittimità a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass. 21 novembre 2018, n. 30105), oltre che per assenza di motivazione (nel senso precisato da Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, nn. 8053 e 8054):

fattispecie, queste, nemmeno dedotte.

Non può essere infine condivisa affermazione, svolta a pag. 12 del ricorso per cassazione, per cui la situazione del Mali era tale da giustificare il diritto dell’istante all’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari. E’ stato accertato che l’area geografica di origine del richiedente non risulta essere interessata a una situazione che esponga lo stesso al rischio di un danno grave; inoltre, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, la condizione di vulnerabilità del richiedente deve essere sempre correlata elementi legati alla vicenda personale dello stesso, apprezzata nella sua individualità e concretezza, perchè diversamente si prenderebbe in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese di origine, in termini del tutto generali ed astratti, in contrasto con il parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4455Cass. 3 aprile 2019, n. 9304).

3. – Al rigetto del ricorso non segue statuizione sulle spese, posto che il Ministero non ha resistito in giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 13 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2019

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