Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2648 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 28/01/2022), n.2648

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14667-2020 proposto da:

AUTOMOBILE CLUB CATANZARO, con sede in (OMISSIS), in persona del

presidente del consiglio direttivo R.E., rappresentato e

difeso, giusta procura speciale allegata in calce al ricorso,

dall’Avvocato Gaetano Mancuso, presso il cui studio elettivamente

domicilia in Catanzaro, alla via M. Greco n. 21.

– ricorrente –

contro

C.A.M.E.C.S. CLUB (CARROZZE AUTO MOTO d’EPOCA CALABRIA e

SIMPATIZZANTI), con sede in Cosenza, in persona del suo legale

rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, giusta procura

speciale allegata in calce ai controricorso, dall’Avvocato Antonello

Talerico, presso il cui studio elegge domicilio digitale al recapito

di posta elettronica certificata

antonello.talerico.avvocaticatanzaro.legalmalit.

– controricorrente –

avverso la sentenza n. cronol. 2802/2019 della CORTE di APPELLO di

CATANIA, depositata in data 17/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del giorno 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott.

EDUARDO CAMPESE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L’Automobile Club Catanzaro ricorre per cassazione, affidandosi a tre motivi, illustrati anche da memoria ex art. 380-bis c.p.c., avverso la sentenza del 17 dicembre 2019, n. 2802, con cui la Corte di appello di Catania, accogliendo parzialmente il gravame proposto da C.A.M.E.C.S. Club – Carrozze Auto Moto d’Epoca Calabria e Simpatizzanti – avverso la decisione del giudice unico del Tribunale di Catania del 19 febbraio 2015, n. 710, ed in parziale riforma di quest’ultima, “riconosciuta la titolarità del marchio per cui è causa in capo ad Automobile Club di (OMISSIS)”, ha dichiarato che “Cames Club ha diritto di farne uso in ambito regionale”, così respingendo la domanda del primo nei suoi confronti. Resiste, con controricorso, il C.A.M.E.C.S. Club.

1.2. Per quanto qui ancora di interesse, quella corte, dopo aver premesso che il segno distintivo costituito dalle parole “Gigantesco otto” costituiva il cuore del marchio ed era comune ai marchi utilizzati da entrambi i contendenti, ha osservato che: i) “la tutela del marchio non registrato (cd. marchio di fatto) trova fondamento nella funzione distintiva che esso assolve in concreto, per effetto della notorietà presso il pubblico, e, pertanto, presuppone la sua utilizzazione e ettiva, con la conseguenza che la tutela medesima non è esperibile in rapporto a segni distintivi di un’attività d’impresa mai (o da lungo tempo non) esercitata dal preteso titolare (v. Cass. n. 9889 del 2016, Cass. n. 3224 del 1994)”; ii) nel caso di specie, “per come è emerso dalla prova testimoniale espletata, l’Automobile Club Catanzaro ha organizzato l’evento sportivo della gara automobilistica, utilizzando il marchio per cui è causa, nel periodo intercorrente fra il 1949 e l’anno 1960, non essendo state più organizzate simili manifestazioni fino all’anno 1990, allorquando il CAMECS Club (con la collaborazione dell’Automobile Club Catanzaro), fece la prima manifestazione rievocando la vecchia, e facendo proprio il marchio in questione. Ciò, se per un verso esclude che vi fosse un precedente uso del marchio da parte dell’Automobile Club Catanzaro, per altro verso porta a ritenere che il CAMECS Club fosse invece titolare del marchio di fatto, siccome oggetto di preuso, mai dismesso sin dal 1990 ad oggi. Tale conclusione non può, del resto, essere smentita dall’asserita collaborazione dell’Automobile Club Catanzaro alle manifestazioni organizzate dal CAMECS Club, ovvero dal consenso che esso avrebbe prestato all’utilizzazione del marchio da parte del CAMECS. Ed invero, taluni testi hanno riferito che l’Automobile Club Catanzaro interveniva alle manifestazioni come sponsor, ovvero in ausilio all’organizzazione degli eventi, ma in ogni caso (per come, dal resto, si evince dalle locandine prodotte in giudizio) il marchio veniva utilizzato esclusivamente dal CAMECS Club”; iii) “nessuna efficacia avrebbe potuto avere il consenso all’utilizzazione del marchio, da parte di chi non ne era titolare, neppure di fatto. Sussiste, dunque, il vantato preuso del marchio da parte del CAMECS Club”; iv) sul versante della tutela accordata all’utilizzatore del marchio di fatto, rilevavano il D.Lgs. n. 30 del 2005, artt. 2 e 12, (cd. Codice della Proprietà Industriale), e, secondo la giurisprudenza di legittimità, “in tema di marchi d’impresa, il preuso locale di un marchio di fatto attribuisce al preutente la facoltà di continuare ad usarlo nel medesimo ambito territoriale anche dopo la registrazione da parte di terzi di un marchio simile od eguale, ma non anche il diritto di vietare al successivo registrante l’utilizzazione del marchio nella zona di diffusione locale: pur mancando, infatti, una norma che disciplini specificamente il conflitto tra questi due soggetti, depone in tal senso non solo un’interpretazione sistematica del R.D. 21 giugno 1942, n. 929, art. 9 (oggi, art. 28 C.P.I.), alla luce delle altre disposizioni in tema di preuso (artt. 17 e 18), ma anche il favor legis per il registrante, quale emerge sia dalla più intensa ed estesa tutela (anche penale) riservata dall’ordinamento al marchio registrato, sia dalle disposizioni del D.Lgs. n. 4 dicembre 1992, n. 480, attuative della disciplina comunitaria, le quali conducono a configurare, in materia, una sorta di “duopolio”, atto a consentire in ambito locale la coesistenza del marchio preusato e di quello successivamente registrato (v. Cass. n. 14787 del 2007)”; v) “in difetto di prova contraria, che il CAMECS Club non ha fornito, deve ritenersi che il marchio oggetto di preuso da parte dell’appellante fosse noto soltanto a livello regionale, e dunque locale. Discende da ciò che, pur imponendosi la riforma della sentenza impugnata, nel senso del rigetto della domanda a suo tempo proposta dall’Automobile Club Catanzaro, avendo il CAMECS Club – a fronte della titolarità del marchio da parte dell’Automobile Club Catanzaro – il diritto di farne uso in ambito regionale, deve tuttavia confermarsi il rigetto della domanda riconvenzionale formulata dal CAMECS Club, (…), avente ad oggetto il divieto di uso del marchio da parte dell’Automobile Club Catanzaro, ferma restando la tutela che la legge accorda al CAMECS Club a seguito dell’intervenuta registrazione (in corso di causa) del proprio marchio”.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I primi due motivi di ricorso – rubricati, rispettivamente, “Omesso esame di fatti decisivi per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5” e “Violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, ascrivono alla corte territoriale di aver ritenuto sussistere un “preuso” del marchio da parte dell’odierno resistente sul presupposto che dalla prova testimoniale sarebbe emerso che l’Automobile Club Catanzaro interveniva nelle manifestazioni sportive, dal 1990 in poi, semplicemente come sponsor, ovvero in ausilio degli eventi, ma che il marchio veniva utilizzato esclusivamente da Camecs Club. Si assume, invece, che erano state totalmente ignorate le deposizioni di alcuni testi (riprodotte in ricorso) e che i fatti da essi riferiti escludevano l’utilizzo esclusivo del logo da parte del club appellato, deponendo, anzi, in senso nettamente contrario. In altri termini, il giudice del gravame, “senza alcun riferimento alle risultanze istruttorie ed anzi con argomentazioni certamente non coerenti con il quadro probatorio e così contraddittorie da non permettere di individuare la motivazione del decisum”, aveva “omesso di considerare che dall’espletata istruttoria e segnatamente dalla prova testimoniale, risultava e risulta che, sia prima che dopo la registrazione del marchio il “(OMISSIS)”, titolare esclusivo fosse l’Automobile Club, che non solo organizzava in collaborazione con CANIECS le manifestazioni, sceglieva i commissari di gara, i criteri di partecipazione dei piloti, quanto pretendeva che il circuito e il logo – trattandosi di rievocazione dell’originaria manifestazione svoltasi dal 1949 fino al 1960 – fossero gli stessi”.

1.1. Tali doglianze, scrutinabili congiuntamente perché connesse, si rivelano complessivamente inammissibili.

1.2. Invero, giova premettere che, giusta il D.Lgs. n. 30 del 2005, art. 2, comma 4, (cd. codice della proprietà industriale), sono protetti, ricorrendone i presupposti di legge, i segni distintivi diversi dal marchio registrato, potendosi, così, agevolmente ritenere che, in un siffatto ambito rientri pure il marchio cd. di fatto o non registrato. Inoltre, ai sensi del medesimo D.Lgs., art. 12, comma 1, lett. a), u.p., (nel testo, qui applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche apportate al D.Lgs. n. 15 del 2019, medesimo art.), “l’uso precedente del segno, quando non importi notorietà di esso, o importi notorietà puramente locale, non toglie la novità, ma il terzo preutente ha diritto di continuare nell’uso del marchio, anche ai fini della pubblicità, nei limiti della diffusione locale, nonostante la registrazione del marchio stesso. L’uso precedente del segno da parte del richiedente o del suo dante causa non è di ostacolo alla registrazione”.

1.2.1. La prova del descritto preuso, poi, ben può essere data anche a mezzo della prova testimoniale, il cui valore dovrà essere apprezzato dal giudice di merito in comparazione alle complessive risultanze processuali ed in uno agli eventuali riscontri documentali offerti dalla parte gr. Cass. n. 34531 del 2019; Cass. n. 18725 del 2018).

1.2.2. A tale principio si è attenuta, nella specie, la corte d’appello, avendo ritenuto di procedere ad una valutazione evidentemente globale delle risultanze istruttorie già emerse in primo grado, attribuendo una maggiore valenza probatoria ad alcune deposizioni testimoniali rispetto ad altre, e siffatta motivata valutazione non è censurabile in questa sede.

1.2.3. L’esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonché la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono, invero, apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito. Quest’ultimo, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra, invero, altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata (fr., ex multis, Cass. n. 16056 del 2016; Cass. n. 19011 del 2017; Cass. n. 16467 del 2017; Cass. n. 29404 del 2017; Cass. n. 34531 del 2019). E tali principi, vanno certamente ribaditi anche in relazione all’affermazione della corte etnea circa l’interruzione della continuità dell’uso del marchio in questione, da parte dell’Automobile Club Catanzaro, dal 1960 fino all’anno 1990, allorquando il CAMECS Club (con la collaborazione dell’Automobile Club Catanzaro) “…fece la prima manifestazione rievocando la vecchia, e facendo proprio il marchio in questione”.

1.3. Va rimarcato, altresì, che, come ribadito, ancora recentemente, da Cass. n. 11229 del 2021 e Cass. n. 395 del 2021, per effetto della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnata una sentenza resa il 17 dicembre 2019), è ormai denunciabile in Cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali; questa anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di ” sufficienza” della motivazione (fr. Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 7472 del 2017. Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 20042 del 2020 e Cass. n. 23620 del 2020) o di sua contraddittorietà (cfr. Cass., n. 24395 del 2020). In particolare, il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza sussiste qualora il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un’approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 23684 del 2020; Cass. n. 20042 del 2020; Cass. Cass. n. 9105 del 2017; Cass. n. 9113 del 2012).

1.3.1. Un simile vizio, da apprezzare qui non rispetto alla correttezza della soluzione adottata o alla sufficienza della motivazione offerta, bensì unicamente sotto il profilo dell’esistenza di una motivazione effettiva, e’, nella specie, palesemente insussistente, avendo la corte distrettuale chiaramente indicato – con motivazione che soddisfa ampiamente il “minimo costituzionale” richiesto da Cass. n. 8053 del 2014 – le ragioni (come precedentemente riprodotte nel p. 1.2. dei “Fatti di causa”, da intendersi qui ribadite) per cui ha ritenuto sussistente il preuso del marchio di fatto in questione, da parte dell’odierno controricorrente, rispetto all’avvenuta sua registrazione da parte dell’Automobile Club Catanzaro.

1.4. Va ricordato, inoltre, che quello di cui al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riguarda un vizio specifico (denunciabile per cassazione nel rispetto degli oneri di allegazione sanciti da Cass., SU, n. 8053 del 2014, qui rimasti pure inosservati) relativo all’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito ad un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass., SU, n. 16303 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017; Cass. n. 21152 del 2015), sicché sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest’ultimo profilo (Dott., ex aliis, Cass. n. 4477 del 2021, in motivazione; Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 22397 del 2019; Cass. n. 26305 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017). E’ stato chiarito, altresì, che non costituiscono “fatti”, il cui omesso esame possa cagionare il vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, gli elementi istruttori in quanto tali, quando il fatto storico da essi rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 15784 del 2021).

1.5. Per tutte le considerazioni suesposte, non può, pertanto, ritenersi che l’impugnata sentenza – come dedotto dal ricorrente – sia affetta da nullità per carenza e/o contraddittorietà di motivazione, ai sensi dell’art. 132 c.p.c., laddove le censure proposte involgono questioni di merito inammissibili in questa sede.

2. Il terzo motivo, rubricato “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 30 del 2005, artt. 2, 12 e 28, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, assume che “il logo “(OMISSIS)” e la manifestazione sportiva automobilistica “(OMISSIS)” hanno ovviamente una valenza esclusivamente regionale”, sicché viene meno il presupposto dei riferimenti normativi e giurisprudenziali posti a base della sentenza impugnata, vale a dire del D.Lgs. n. 30 del 2005, richiamati artt. 2, 12 e 28, la cui applicazione postula l’esistenza di un segno distintivo che non abbia, come nel caso che ci occupa, notorietà soltanto locale.

2.1. Tale doglianza è infondata.

2.1.1. Invero, dal D.Lgs. n. 30 del 2005, già richiamato art. 12, comma 1, lett. a), si evince che il preuso di un marchio di fatto con notorietà nazionale comporta tanto il diritto all’uso esclusivo del segno distintivo da parte del preutente, quanto l’invalidità del marchio successivamente registrato ad opera di terzi, venendo in tal caso a mancare (fatte salve specifiche, e limitate ipotesi, previste dalla legge) il carattere della novità, che costituisce condizione per ottenerne validamente la registrazione (Dott. Cass. n. 34531 del 2019; Cass. n. 14925 del 2019; Cass. n. 2499 del 2018; Cass. n. 22350 del 2015). Per converso, il preuso che non importi notorietà di esso, o che importi una notorietà puramente locale, non esclude, ai sensi della disposizione succitata, la novità del marchio successivo e, quindi, la possibilità che il medesimo costituisca oggetto di registrazione.

2.1.2. Tuttavia, come ripetutamente sancito dalla giurisprudenza di legittimità, quando si verifichi – come accertato nella specie dalla corte distrettuale, con valutazione fattuale qui non ulteriormente sindacabile – la seconda delle evenienze menzionate dalla citata norma, il preuso locale di un marchio non registrato conferisce al titolare del segno il diritto di continuare ad utilizzarlo, nell’ambito dell’uso fattone, senza però che il preutente abbia anche il diritto di vietare a colui che successivamente registri il marchio di farne anch’egli uso nella zona di diffusione locale. In siffatta ipotesi, invero, viene a configurarsi una sorta di regime di “duopolio”, atto a consentire, nell’ambito locale, la coesistenza del marchio preusato e di quello successivamente registrato (Dott. Cass. n. 34351 del 2019; Cass. n. 14787 del 2007; Cass. n. 4405 del 2006; Cass. n. 3236 del 1998).

3. In definitiva, il ricorso dell’Automobile Club Catanzaro deve essere respinto, restando le spese di questo giudizio di legittimità sostenute dal C.A.M.E.C.S. regolate dal principio di soccombenza, disponendosene il pagamento in favore dello Stato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 133.

3.1. Va dato atto, altresì, – in assenza di ogni discrezionalità al riguardo (cfr. Cass. n. 5955 del 2014; Cass., S.U., n. 24245 del 2015; Cass., S.U., n. 15279 del 2017) e giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020 – che, stante il tenore della pronuncia adottata, sussistono, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte del medesimo ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto, mentre “spetterà all’amministrazione giudiziaria verificare la debenza in concreto del contributo, per la inesistenza di cause originarie o sopravvenute di esenzione dal suo pagamento”.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna l’Automobile Club Catanzaro al pagamento delle spese processuali sostenute da C.A.M.E.C.S., che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge, disponendo che il relativo pagamento sia eseguito in favore dello Stato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 133.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del medesimo ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, giusta dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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