Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26473 del 21/12/2016


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Cassazione civile, sez. lav., 21/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep.21/12/2016),  n. 26473

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso i7424-2011 proposto da:

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati

CLEMENTINA PULLI, MAURO RICCI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

A.N. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GIOVANNI ANTONELLI presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE

TRIVELLINI, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 319/2011 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 01/04/2011 R.G.N. 714/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

0Y10/2116 dal Consigliere Dott. BERRINO UMBERTO;

udito l’Avvocato CAPANNOLO EMANUELA per delega verbale PULLI

CLEMENTINA;

udito l’Avvocato TRIVELLINI RAFFAELE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO CARMELO, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

Svolgimento del processo

Con sentenza dell’1.4.2011 la Corte d’appello di Ancona ha rigettato l’impugnazione dell’Inps avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale della stessa sede che aveva riconosciuto ad A.N. il diritto all’indennità per cecità parziale L. n. 66 del 2002, ex art. 8.

Il primo giudice aveva ritenuto sussistente il requisito reddituale per l’accesso alla prestazione in esame sul presupposto che lo stesso doveva essere apprezzato con riferimento al reddito imponibile agli effetti dell’imposta sul reddito delle persone fisiche al netto degli oneri deducibili.

La Corte territoriale, nel respingere il gravame dell’Inps, ha richiamato il precedente n. 11122/1996 di questa Corte in relazione al limite di reddito previsto ai fini del diritto alla pensione spettante ai ciechi civili ed ha condannato l’appellante alle spese del grado.

Per la cassazione della sentenza ricorre l’Inps con due motivi.

Resiste con controricorso A.N..

Le parti depositano memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con un primo motivo l’Inps denuncia il vizio di motivazione assumendo che la presente fattispecie non è sovrapponibile, come ritenuto dalla Corte d’appello di Ancona, a quella oggetto della decisione di legittimità del 1996 richiamata nell’impugnata sentenza.

Il motivo è infondato in quanto il richiamo operato dalla Corte di merito al precedente di legittimità n. 11122/1996 è pertinente e non è, perciò, affetto dal lamentato vizio di insufficiente motivazione.

Infatti, in quel giudizio il Ministero dell’Interno era stato condannato alla corresponsione della pensione spettante ai ciechi civili, nonostante che la difesa erariale avesse dedotto l’erroneità della decisione del primo giudice di ritenere che il reddito dell’assistito dovesse essere considerato al netto e non al lordo degli oneri deducibili.

Trattasi, all’evidenza, di una situazione analoga a quella oggetto del presente giudizio, fatta eccezione per il solo soggetto obbligato alla prestazione.

2. Con un secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 30 dicembre 1979, n. 663, art. 14 – septies, (convertito nella L. 29 febbraio 1980, n. 33, art. 14 – septies) e del D.M. 31 ottobre 1992, n. 553, art. 2, in relazione alla L. 10 febbraio 1962, n. 66, art. 8, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, asserendo che erroneamente la Corte d’appello ha ritenuto che il reddito dell’istante dovesse essere considerato al netto e non al lordo degli oneri deducibili e ribadendo che, se tale reddito fosse stato considerato al lordo, il limite di legge sarebbe stato superato.

Il motivo è infondato.

Invero, gli argomenti che militano a sfavore della tesi dell’Inps sono quello letterale e quello logico.

4. Il primo argomento di carattere letterale si deduce dal testo della citata norma, secondo cui il reddito al quale occorre far riferimento è quello calcolato agli effetti dell’IRPEF (L. 29 febbraio 1980, n. 33, art. 14 septies, comma 4, di conversione, con modificazioni, del D.L. 30 dicembre 1979, n. 663), per cui deve essere tenuto in considerazione il reddito al netto degli oneri deducibili.

Invero, quando la norma appena citata fa riferimento ai limiti dei redditi di cui al D.L. 2 marzo 1974, n. 30, artt. 6, 8 e 10, (provvidenze in favore dei ciechi civili, degli invalidi civili, dei mutilati e dei sordomuti), convertito con modificazioni nella L. 16 aprile 1974, n. 114, e successive modificazioni, prevede che gli stessi limiti reddituali, previamente fissati, devono essere calcolati agli effetti dell’IRPEF. La stessa norma stabilisce, altresì, che il limite di reddito previamente fissato per il diritto all’assegno mensile in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui alla L. 30 marzo 1971, n. 118, artt. 13 e 17, e successive modificazioni ed integrazioni, va calcolato agli effetti dell’IRPEF con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte.

5. Il secondo argomento di carattere logico discende, invece, dalla considerazione che se il legislatore ha permesso tale detrazione è perchè riconosce che la stessa soddisfa bisogni elementari di soggetti meritevoli di tutela per essere portatori di situazioni invalidanti e, quindi, sarebbe in contraddizione con tale politica assistenziale pretendere come dato di riferimento il reddito lordo e non quello calcolato ai fini IRPEF, vale a dire quello imponibile al netto degli oneri deducibili.

6. In definitiva, può affermarsi che l’interpretazione letterale e logica della norma di cui al D.L. 30 dicembre 1979, n. 663, art. 14 septies, comma 4, convertito dalla L. 29 febbraio 1980, n. 33, consente di affermare che ai fini dell’individuazione del limite di reddito ivi previsto per il diritto alle prestazioni spettanti ai ciechi civili ed alle altre specificate categorie di invalidi va preso in considerazione il reddito effettivo, cioè quello imponibile agli effetti dell’imposta sul reddito delle persone fisiche al netto degli oneri deducibili.

Pertanto, il ricorso va rigettato.

Le spese di lite seguono la soccombenza del ricorrente e vanno liquidate come da dispositivo, con attribuzione al difensore avv. Trivellini Raffaele, dichiaratosi antistatario.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 2600,00, di cui Euro 2500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge, con attribuzione al difensore antistatario avv. Trivellini.

Così deciso in Roma, il 5 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2016

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