Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26469 del 26/11/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 26469 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: SAN GIORGIO MARIA ROSARIA

SENTENZA
sul ricorso 20346-2012 proposto da:
VIAPIANA ELDA (VPNLDE36T54L747B) DE LUCA MARIA
GRAZIA (DLCMGR33A65L747Q) elettivamente domiciliate in
ROMA, VIA MONTEVERDE 4, presso lo studio dell’avvocato
CAMMARELLA ANNITA, rappresentate e difese dall’avvocato
CAMMARELLA GUIDO giusta procura speciale in clace al ricorso;

– ricorrenti contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ( 8018440587), in persona del
Ministro in carica pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

224£1

Data pubblicazione: 26/11/2013

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope
legis;

controricorrente

avverso il decreto n. R.G. 215/11 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
12/03/2013 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ROSARIA SAN
GIORGIO;
udito l’Avvocato Romano Maria Virginia (delega avvocato
Cammarella) difensore delle ricorrenti che si riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. LUCIO CAPASSO che ha
concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
La Corte d’appello di Salerno, con decreto depositato il 15 febbraio
2012, ha rigettato la domanda di equa riparazione ex lege n. 89 del
2001 proposta da Viapiana Elda e De Luca Maria Grazia.
La domanda si riferiva alla durata, ritenuta dalle ricorrenti
irragionevole, del processo civile i materia di accertamento di
usucapione, contrassegnato dal n. 776/1982 del Tribunale di Paola,
promosso da Medaglia Salvatore, Miraglia Carmela e Miraglia Ida nei
confronti di De Luca Giovanni e De Luca Rosina con citazione
notificata il 25 settembre 1982, al quale erano stati riuniti in corso di
causa i procedimenti n. 777 e n. 778 del 1982, e la cui definizione era
intervenuta, in primo grado, con sentenza del 13 luglio 2004, ed in
secondo grado, a seguito di gravame proposto dagli attori con
citazione notificata il 25maggio 2005, con sentenza del 24 settembre
2010 della Corte d’appello di Catanzaro.
2
Rie. 2012 n. 20346 sez. M2 – ud. 12-03-2013

SALERNO del 5/07/2011, depositato il 15/02/2012;

La Corte di merito, premesso che le ricorrenti ex legge n. 89 del 2001,
coinvolte nel procedimento de quo nella qualità di eredi di parti a loro
volta subentrate per successione degli originati convenuti, non
avevano, in realtà, speso la qualità di erede del loro dante causa, ne ha
tratto la conclusione che esse avessero inteso agire in nome proprio.

partecipazione diretta degli istanti nel procedimento coincideva per De
Luca Maria Grazia con la comparsa conclusionale del 25 marzo 2004 e,
per Viapiana Elda, con la memoria di replica di primo grado in data 12
marzo 2004. Dunque, secondo la Corte di merito, il procedimento de
quo non aveva avuto una durata irragionevole, avuto riguardo ai limiti
tendenzialmente triennali per il giudizio di primo grado e quelli
biennali per il grado di appello.
Per la cassazione di tale decreto ricorrono la De Luca e la Viapiana
sulla base di due motivi. Resiste con controricorso il Ministero della
Giustizia.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il Collegio ha deliberato l’adozione della motivazione semplificata nella
redazione della sentenza.
Con il primo motivo si deduce omessa, erronea, contraddittoria e/o
insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia.

Quindi ha rilevato che il primo atto utile comprovante la

Avrebbe errato la Corte di merito nella individuazione del momento in
cui le attuali ricorrenti erano entrate nel giudizio presupposto,
risultando la De Luca parte del processo collegato sin dal 6 maggio
1988, data in cui era stata depositata comparsa di costituzione in
cancelleria, in seguito al decesso del genitore in data 3 marzo 1987,
mentre il mandato rilasciato dalla De Luca a margine della comparsa
conclusionale del 25 aprile 2004, sul quale la Corte di merito ha
fondato il rigetto della domanda di equa riparazione, non costituisce
3
Ric. 2012 n. 20346 sez. M2 – ud. 12-03-2013

<-,l'atto di ingresso nel processo, essendo valso, invece, a proseguire lo stesso con un nuovo difensore, a seguito del decesso del primo. Quanto alla posizione della Viapiana, il suo primo atto di partecipazione al giudizio collegato non si identificherebbe nella memoria di replica del 12 marzo 2004, ma nel mandato rilasciato alCon il secondo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 2, commi 1 e 3, della legge n. 89 del 2001 e dell'art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. L'arco temporale intercorso dalla costituzione in giudizio della De Luca - 6 maggio 1988 — alla pronuncia della sentenza in grado di appello — 24 settembre 2010 - , pari a 21 anni, 7 mesi e 5 giorni, violerebbe in modo eclatante il diritto alla ragionevole durata del processo. La medesima violazione sarebbe configurabile altresì con riferimento alla posizione della Viapiana, avuto riguardo alla durata complessiva (pari a 6 anni e 3 mesi, per due gradi di giudizio) del procedimento, calcolati dalla data della predetta comparsa conclusionale del 25 marzo 2004. I motivi, da esaminare congiuntamente per la evidente connessione, meritano accoglimento. Invero, per quanto attiene alla posizione della De Luca, è evidente che la comparsa conclusionale del 25 marzo 2004 postulava l'avvenuta costituzione in giudizio, in realtà avvenuta sin dal 6 maggio 1988, con conseguente durata del processo nei suoi confronti da detta data sino alla sentenza definitiva della Corte d'appello, depositata il 24 settembre 2010, e, dunque, di 22 anni e 4 mesi, esorbitante per 17 anni e 4 mesi dalla durata ragionevole, in considerazione del doppio grado del giudizio. Quanto alla Viapiana, la durata complessiva del processo, considerata la sua costituzione in data 25 marzo 2004, può ritenersi aver superato quella ragionevole per un anno e sei mesi. 4 Ric. 2012 n. 20346 sez. M2 - ud. 12-03-2013difensore a margine della comparsa conclusionale del 25 marzo 2004.Conclusivamente, il ricorso deve essere accolto, il decreto impugnato deve essere cassato, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, condannando il Ministero della Giustizia a corrispondere, a titolo di equa riparazione, in favore della De Luca, la somma di euro 16583,20 (curo 750,00 per ognunosuccessivi) e, in favore della Viapiana, la somma di euro 1125,00, oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo, ed alle spese del giudizio di merito, che si liquidano come da dispositivo. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso. Cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia alla corresponsione dell'importo di euro 16583,20 in favore di De Luca Maria Grazia, e di euro 1125,00 in favore di Viapiana Elda, oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo. Condanna il Ministero al pagamento delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in euro 1.140,00, di cui euro 600,00 per competenze ed euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, nonché di quelle del giudizio di cassazione, che si liquidano in ero 965,00, di cui euro 100,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, con distrazione in entrambi i casi in favore dell'Avvocato Guido Cammarella, dichiaratosi antistatario. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Sesta — Sottosezione Seconda, della Corte di Cassazione, il 12 marzo 2013.dei primi tre anni di ritardo e 1000,00 per ciascuno degli anni

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