Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26463 del 17/10/2019

Cassazione civile sez. lav., 17/10/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 17/10/2019), n.26463

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. RAIMONDI Guido – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23760-2016 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

EUROPA 190, presso la sede della Società, (Avvocato DORA DE ROSE),

rappresentata e difesa dall’avvocato ROSSANA CATALDI;

– ricorrente –

contro

A.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO

56, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO CASELLA, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANGELO GIOACCHINO MARIA PAGLIARELLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 226/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 06/05/2016, R. G. N. 456/2015.

Fatto

RILEVATO

1. Che con sentenza n. 226/2016 la Corte di appello di Torino ha confermato la decisione di primo grado con la quale era stata respinta la domanda di Poste Italiane s.p.a. intesa all’accertamento della legittimità della sanzione disciplinare di sospensione dal servizio e dalla retribuzione per cinque giorni irrogata nei confronti del dipendente A.R. sulla base di contestazione che addebitava allo stesso il rifiuto a presentare la documentazione necessaria per il rilascio del tesserino al fine dell’espletamento delle mansioni di messo notificatore oggetto del servizio di notificazione delle cartelle e degli altri documenti esattoriali. Servizio che Poste si era aggiudicato in esito a gara indetta da Equitalia;

1.1. che il giudice di appello ha convenuto con il giudice di prime cure in ordine alla preclusione nascente da precedente giudicato con il quale era stata respinta la domanda, di contenuto identico salvo il riferimento a precedente gara con Equitalia, avanzata da Poste; con tale decisione era stato accertato che nessun obbligo poteva riconoscersi in capo al lavoratore in ordine allo svolgimento delle mansioni di notificatore di documenti esattoriali, mansioni non equiparabili a quelle di inquadramento come portalettere; in relazione a tale precedente, l’accordo sindacale 27.7.2010 invocato da Poste nel presente giudizio, non costituiva “fatto sopravvenuto”, essendo stato stipulato in epoca precedente alla contestazione disciplinare alla base della sanzione ritenuta legittima con la sentenza passata in giudicato;

1.2. che la Corte di merito ha rideterminato l’importo del contributo unificato dovuto dal ricorrente sulla considerazione del valore indeterminabile della controversia in ragione dell’incidenza che la sanzione disciplinare può esplicare sullo status di lavoratore;

2. che per la cassazione della decisione ha proposto ricorso Poste Italiane s.p.a. sulla base di tre motivi; la parte intimata ha depositato tempestivo controricorso illustrato poi con memoria depositata in data 5 luglio 2019.

Diritto

CONSIDERATO

1. Che preliminarmente deve darsi atto della tardività della memoria della parte controricorrente depositata in data 5 luglio 2019 e quindi oltre il termine di dieci giorni dalla data dell’adunanza camerale fissata per il giorno 11 luglio 2019, prescritto dall’art. 380-bis.l. c.p.c.;

2. che con il primo motivo parte ricorrente deduce violazione falsa applicazione di norme di diritto;

3. che con il secondo motivo deduce omesso esame di un fatto decisivo e controverso per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti;

3.1. che i motivi, illustrati congiuntamente, censurano, in sintesi, la ritenuta preclusione scaturente da precedente sentenza inter partes passata in giudicato sul rilievo che la Corte di merito non aveva operato la doverosa valutazione degli elementi di fatto e di diritto del precedente giudizio e dell’attuale ed, in particolare, non aveva considerato che la sentenza ritenuta configurare giudicato non aveva preso in considerazione il “fatto nuovo” rappresentato dall’accordo sindacale 27.7.2010 con il quale le parti sociali avevano convenuto che le nomine a messo notificatore avrebbero riguardato tutti i portalettere, fatto sul quale era incentrato l’impianto difensivo di Poste nel presente giudizio; la sentenza passata in giudicato non esprimeva alcuna valutazione in ordine a tale elemento il quale, configurandosi come “sopravvenuto”, determinava il venir meno della autorità della cosa giudicata, condizionata, nei rapporti di durata quale quello in oggetto, dal principio rebus sic stantibus;

4. che con il terzo motivo parte ricorrente censura la sentenza impugnata per avere d’ufficio rideterminato il valore del contributo unificato rispetto alla indicazione formulata dalla parte ricorrente;

5. che il primo ed il secondo motivo sono inammissibili, oltre che per realizzare una mescolanza tra denunzia di errore di diritto, neppur compiutamente individuato mediante la indicazione delle norme asseritamente violate e vizio di motivazione, articolato con modalità non conformi all’attuale configurazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per la dirimente considerazione che non viene trascritto il contenuto degli atti alla base delle censure e neppure indicata la sede di relativa produzione nelle fasi di merito;

5.1. che, in particolare, la verifica della correttezza della valutazione dell’efficacia nel presente giudizio del precedente giudicato inter partes risulta preclusa dalla mancata trascrizione in ricorso del contenuto della sentenza in questione. La condivisibile giurisprudenza di legittimità ha, infatti, chiarito che l’interpretazione del giudicato esterno può essere effettuata direttamente dalla Corte di Cassazione con cognizione piena nei limiti, però, in cui il giudicato sia riprodotto nel ricorso per cassazione, con la conseguenza che, qualora l’interpretazione che abbia dato il giudice di merito sia ritenuta scorretta, il predetto ricorso deve riportare il testo del giudicato che si assume erroneamente interpretato, con richiamo congiunto della motivazione e del dispositivo, atteso che il solo dispositivo non può essere sufficiente alla comprensione del comando giudiziale (vedi, Cass. n. 5508 del 2018, Cass. n. 995 del 2017, Cass. n. 13658 del 2012, Cass. n. 26627 del 2006, Cass. Sez. Un. 1416 del 2004). Tale giurisprudenza ha rimarcato come i motivi di ricorso per cassazione fondati su un giudicato esterno – ipotesi riconducibile a quella in esame nella quale si contesta che la sentenza resa nel giudizio di opposizione costituisca giudicato preclusivo alla proposizione della domanda azionata nel presente giudizio – debbano essere articolati con modalità conformi alle prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 (cfr. Cass. n. 21560 del 2011, Cass. n. 10537 del 2010, Cass. n. 6184 del 2009), tanto sia sotto il profilo della riproduzione del testo integrale della sentenza passata in giudicato, non essendo a tal fine sufficiente il riassunto sintetico della stessa (cfr. Cass. n. 2617 del 2015), sia sotto il profilo della specifica indicazione della sede in cui essa sarebbe rinvenibile ed esaminabile in questo giudizio di legittimità (vedi Cass. n. 21560/2011 cit.);

5.2. che, quanto all’accordo sindacale, premesso che la sentenza impugnata ha escluso che lo stesso potesse configurarsi quale “fatto nuovo” destinato ad incidere sull’efficacia di giudicato, nel presente giudizio, essendo intervenuto in data anteriore alla prima lettera di contestazione, si rileva che tale valutazione non è contrastata in modo argomentato dall’odierna ricorrente;

5.3. che il terzo motivo di ricorso è da respingere sia perchè in violazione del principio di specificità dell’impugnazione, non chiarisce le ragioni dell’errore in diritto ascritto al giudice di merito, sia perchè la decisione risulta, comunque, coerente con la giurisprudenza di questa Corte che ascrive all’indicazione del valore della causa, riportata in calce all’atto introduttivo del giudizio per la determinazione del contributo unificato dovuto per legge, finalità esclusivamente fiscale (Cass. 18732 del 2015);

6. che alla inammissibilità del ricorso segue il regolamento delle spese di lite secondo soccombenza;

7. che sussistono i presupposti per l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 4.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte delitricorrentèdell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 11 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2019

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