Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26441 del 20/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 20/11/2020, (ud. 30/06/2020, dep. 20/11/2020), n.26441

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8972-2014 proposto da:

P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA

CONCILIAZIONE 44, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO

BRIZZOLARI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

FRANCO ARGENTATI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 153/2013 della COMM.TRIB.REG. di ANCONA,

depositata il 10/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/06/2020 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO;

lette le conclusioni scritte (ud. 19/03/2020 CC.A) del Pubblico

Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

STANISLAO DE MATTEIS, che ha concluso: la Corte accolga il 1 motivo

di ricorso con assorbimento dei restanti.

 

Fatto

RITENUTO

che:

P.C. impugnava l’avviso di liquidazione, notificato in data 22.6.2009, per imposta di registro, ipotecaria e catastale e relative sanzioni, con riferimento al decreto adottato dal G.D. ai fallimenti n. 2835 del 2009 del Tribunale di Ancona. La contribuente deduceva, inter alla, di non essere tenuta al pagamento dell’imposta in quanto il decreto del G.D. non poteva essere ricondotto alla fattispecie degli atti di trasferimento di cui all’art. 8 TUIR, lett. a), ma integrava gli estremi di un provvedimento meramente autorizzatorio ed esecutivo del decreto di omologa del 13.5.2008 del concordato fallimentare. La Commissione Tributaria Provinciale di Ancona, con sentenza n. 125/3/10, accoglieva il ricorso, ritenendo che la cessione dei beni si era già perfezionata con il decreto di omologa. L’Agenzia delle entrate proponeva appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale delle Marche che, con sentenza n. 153/4/13, accoglieva il gravame. P.C. ricorre per cassazione svolgendo cinque motivi, illustrati con memorie.

L’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso.

La Procura Generale della Cassazione, in data 21.2.2020, ha depositato memorie, chiedendo l’accoglimento del primo motivo di ricorso e l’assorbimento dei restanti.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, Tariffa Parte I, art. 8, lett. a), violazione e falsa applicazione del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, artt. 124 e segg., artt. 129,130,136, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, atteso che il giudice di appello ha dichiarato dovuto sul decreto di trasferimento l’imposta in misura proporzionale, nonostante gli effetti traslativi del concordato in favore del terzo assuntore si fossero già verificati con il decreto di omologazione del concordato fallimentare. Si deduce che il decreto n. 2835/09 emesso dal G.D., pur riportanto la nomenclatura “decreto di trasferimento” non definirebbe, neppure parzialmente, alcuna controversia civile, nè trasferirebbe alcun diritto reale su beni immobili in capo all’assuntore, ma rappresenterebbe un mero provvedimento esecutivo del decreto di omologa.

1.1. Il primo motivo è fondato e va accolto per i principi di seguito enunciati. Dall’accoglimento della predicata censura consegue l’assorbimento delle restanti.

a) Non è contestato che la sentenza di omologazione del concordato fallimentare pronunciata dal Tribunale di Ancona in data 13.5.2008, cui seguì la chiusura del fallimento dichiarato nei confronti della ricorrente, aveva disposto la cessione dell’intero compendio inventariato all’assuntore, rimettendo l’adozione dei necessari successivi provvedimenti di esecuzione previsti dall’art. 136 L. Fall. al giudice delegato che vi provvide con decreto n. 2835 del 2009. Il decreto n. 2835, oggetto di tassazione con imposta proporzionale, aveva dichiarato l’adempimento del concordato ed autorizzato il trasferimento dell’immobile all’assuntore, dando ordine al Conservatore di provvedere ai conseguenti provvedimenti.

b) Come rilevato dalla Procura Generale nelle memorie, nella specie, ricorre un concordato con intervento di terzo assuntore.

Il concordato fallimentare con l’intervento di un assuntore ha natura traslativa, in quanto quest’ultimo si accolla le passività e diventa proprietario di tutte le attività e passività della società fallita come risultanti dalla sentenza di omologazione del concordato. Il decreto di omologa, pertanto, deve essere assoggettato a imposta di registro in misura proporzionale.

Questa Corte in più occasioni ha precisato che: “In tema di imposta di registro, il decreto di omologa del concordato fallimentare con intervenuto di terzo assuntore deve essere tassato in misura proporzionale ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, allegata tariffa, parte prima, art. 8, lett. a), in ragione degli effetti immediatamente traslativi del provvedimento, con il quale il terzo assuntore acquista i beni fallimentari, senza che assuma conseguentemente rilevanza il generico e nominalistico riferimento agli atti di omologazione, contenuto nel detto art., lett. g)” (Cass. n. 3286 del 2018).

c) Con l’omologa del concordato da parte del Tribunale di Ancona, il cui contenuto è stato allegato al ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, P.C. aveva acquisito al proprio patrimonio l’attivo del fallimento Sircat S.p.A. senza condizioni, sicchè l’effetto traslativo si era già verificato. Ne consegue che con l’adempimento del terzo assuntore, il decreto n. 2835 del 2009, dichiarando realizzato tale adempimento, ha assunto valore meramente attuativo del titolo giurisdizionale.

Il terzo assuntore acquista i beni fallimentari già con l’omologa del concordato, essendo gli eventuali successivi provvedimenti del giudice delegato atti meramente esecutivi (cfr. Cass. n. 15716 del 2002, Cass. n. 8832 del 2007, Cass. n. 4863 del 2010, Cass. n. 6643 del 2013).

Si può, quindi, ritenere che, secondo l’indirizzo espresso da questa Corte, il decreto n. 2835 del 2009 ha avuto valore meramente attuativo del titolo giurisdizionale, necessario per la sua trascrizione e di quella del precedente decreto, nonchè per la cancellazione delle iscrizioni gravanti sul cespite secondo quanto previsto dall’art. 136 L. Fall., comma 3.

Tale decreto è stato un atto meramente esecutivo, atteso che: “nel caso in cui la sentenza di omologazione del concordato disponga la vendita di tutti i beni inventariati all’assuntore, rimettendo al giudice delegato di adottare eventuali provvedimenti di esecuzione, il trasferimento dei beni del fallimento nel patrimonio dell’assuntore trova il suo titolo, diretto ed immediato, esclusivamente nella sentenza di omologazione” (Cass. n. 15716 del 2002).

2. In ragione dei rilievi espressi va accolto il primo motivo di ricorso, con conseguente l’assorbimento dei restanti, con cui si è denunciata violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 53 (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e dell’art. 23 Cost., e vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, posto che se il giudice di appello avesse considerato che nella proposta di concordato e nel decreto n. 2835 del 2009 non era stato indicato alcun prezzo con riferimento all’immobile – comunque non versato per la cessione, il quale costituiva esclusivamente la controprestazione dell’accollo dei debiti del fallito- avrebbe adottato una decisione diversa da quella impugnata, non essendo, altresì, legittima l’applicazione dell’imposta, atteso che, con la tassazione del decreto n. 2835/2009, sussisterebbe una doppia imposizione tributaria. La contribuente, infine, denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c., ossia omessa pronuncia con riferimento all’eccepita illegittimità dell’imposta catastale in misura proporzionale dell’1%.

3. In definitiva, la Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, accoglie il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente. Le spese di lite dei gradi di merito vanno compensate tra le parti, tenuto conto del recente consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sulle questioni trattate rispetto all’epoca della introduzione della lite, mentre la parte soccombente è tenuta al rimborso delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente. Compensa le spese di lite dei gradi di merito e condanna la parte soccombente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 6000,00 per compensi oltre spese forfetarie ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 30 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA