Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2644 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 17/12/2021, dep. 28/01/2022), n.2644

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12973/2020 R.G., proposto da:

la “RISCOSSIONE SICILIA S.p.A.” (già “SERIT SICILIA S.p.A.”), con

sede in Palermo, in persona del presidente del consiglio di

amministrazione pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv.

Giovanni Distefano, con studio in Comiso (RG), ove elettivamente

domiciliata, giusta procura in calce al ricorso introduttivo del

presente procedimento;

– ricorrente –

contro

l'”AZIENDA AGRICOLA FRATELLI S. S.s.”, con sede in (OMISSIS)

(RG), in persona del socio amministratore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

della Sicilia il 23 dicembre 2019 n. 7746/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17 dicembre 2021 dal Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La “RISCOSSIONE SICILIA S.p.A.” ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia il 23 dicembre 2019 n. 7746/06/2019, che, in controversia su impugnazione di intimazione di pagamento in dipendenza di cartella di pagamento con i relativi accessori (compensi per la riscossione ed interessi moratori) per l’IVA relativa all’anno d’imposta 1998, ha rigettato l’appello proposto dalla medesima nei confronti dell’AZIENDA AGRICOLA FRATELLI S. S.s.” avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa il 20 febbraio 2014 n. 420/02/2014, con condanna alla rifusione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione di prime cure, sul presupposto dell’incertezza sulle modalità di calcolo degli interessi moratori. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata al difensore della parte costituita con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con unico motivo, si denuncia violazione o falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 30, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che l’intimazione di pagamento non contenesse una chiara indicazione circa le modalità di calcolo degli interessi moratori.

Ritenuto che:

1. Il motivo è fondato.

1.1. Per costante giurisprudenza di questa Corte, la cartella di pagamento deve indicare le modalità di calcolo degli interessi, in modo da consentirne il controllo da parte del contribuente ai fini di un effettivo esercizio del diritto di difesa da parte dello stesso (Cass., Sez. 5″, 19 aprile 2017, n. 9799; Cass., Sez. 6″-5, 22 giugno 2017, n. 15554; Cass., Sez. 6″-5, 6 luglio 2018, n. 17767; Cass., Sez. 5″, 21 ottobre 2020, n. 22900).

Comunque, quanto al profilo motivazionale concernente il calcolo delle sanzioni e degli interessi, è stato osservato che, poiché il criterio di liquidazione degli interessi in materia tributaria è predeterminato ex lege (D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 20, per gli interessi fino alla iscrizione a ruolo ad opera dell’ente impositore; D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 30, per gli interessi moratori per il ritardato pagamento), risolvendosi il calcolo in una mera operazione matematica, è sufficiente il riferimento contenuto in cartella alle dichiarazioni da cui scaturisce il debito di imposta; parimenti, anche in relazione al computo delle sanzioni, adeguato è il riferimento alla norma di legge che ne prevede i criteri e/o alla tipologia della violazione da cui è possibile desumere i criteri legali di calcolo (in termini: Cass., Sez. 5″, 8 marzo 2019, n. 6812; Cass., Sez. 5″, 24 dicembre 2020, n. 29504; Cass., Sez. 6″-5, 14 aprile 2021, n. 9764; Cass., Sez. 5″, 11 giugno 2021, nn. 16517 e 16518).

Per cui, il riferimento all’iscrizione a ruolo, all’atto presupposto, al tipo di imposta, alla decorrenza ed all’entità degli accessori consente al contribuente di verificare la regolarità del calcolo da parte dell’amministrazione finanziaria.

1.2 Peraltro, l’avviso di intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo, da notificarsi al contribuente ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 50, commi 2 e 3, ha un contenuto vincolato, in quanto deve essere redatto in conformità al modello approvato con decreto del Ministero dell’Economia, sicché non occorre (anche in forza della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 21-octies, comma 2) che detto avviso contenga una motivazione diversa ed ulteriore rispetto al paradigma ministeriale, essendo, invece, bastevole, al fine di garantire al destinatario l’identificazione della pretesa tributaria azionata, il riferimento alla cartella di pagamento in precedenza notificata (tra le tante: Cass., Sez. 5, 9 novembre 2018, n. 28689; Cass., Sez. 5, 24 gennaio 2019, n. 1961; Cass., Sez. 5, 11 agosto 2020, n. 16909; Cass., Sez. 5, 24 dicembre 2020, n. 29504; Cass., Sez. 5, 7 maggio 2021, n. 12140; Cass., Sez. 6-5, 9 dicembre 2021, n. 39058).

1.2 Nella specie, il giudice di appello non si è uniformato al principio enunciato, avendo ritenuto che “l’intimazione si limita ad indicarne il rilevante importo complessivo, senza neppure menzionare i referenti normativi in base ai quali detti accessori sono stati determinati”, mentre “sarebbe stata, invece, necessaria una indicazione, sia pure sintetica, dei criteri di determinazione di tali importi”), e che la produzione in giudizio di una tabella esplicativa ex post del calcolo degli interessi (documento, che, comunque, non era stato rinvenuto nel fascicolo di parte) “finirebbe per integrare una inammissibile motivazione postuma dell’atto impositivo”. Là dove, invece, la conformità al modello ministeriale dell’intimazione ad adempiere – con l’espressa menzione della corrispondente cartella di pagamento e della relativa notifica, nonché dell’importo complessivo degli interessi moratori al tasso predeterminato ex lege – era di per sé sufficiente a giustificare la pretesa tributaria. Per cui, la produzione in giudizio di una tabella esplicativa del calcolo degli interessi era assolutamente superflua ed ultronea, non potendo esplicare valenza integrativa in parte qua dell’intimazione ad adempiere.

2. Valutandosi la fondatezza del motivo dedotto, dunque, il ricorso può trovare accoglimento e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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