Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26430 del 20/11/2020

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, (ud. 14/10/2020, dep. 20/11/2020), n.26430

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15231/2017 R.G. proposto da:

SRL GEMIRA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO CONFALONIERI 5,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, che lo rappresenta e

difende in uno all’avvocato CESARE GLENDI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, in persona del legale

rappresentante p.t., domiciliato in ROMA, presso la CANCELLERIA

della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati ERSILIO GAVINO, GIOVANNI CALISI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3675/2016 del TRIBUNALE di GENOVA, depositata

il 05/12/2016;

udita la relazione svolta nella Camera di consiglio non partecipata

del 14/10/2020 dal relatore Dott. Franco DE STEFANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la srl GEMIRA ricorre, con atto notificato il 05/06/2017 ed articolato su di un unitario motivo, per la cassazione della sentenza con cui, per quel che in questa sede ancora interessa, il Tribunale di Genova ha rigettato la sua opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c., avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione di vendita al terzo incanto dell’imbarcazione pignorata ai suoi danni dall’agente della riscossione (all’epoca Equitalia Polis spa, poi Equitalia Nord spa ed infine Equitalia servizi di riscossione spa), nel corso di una espropriazione esattoriale basata sulle iscrizioni a ruolo di venti cartelle di pagamento per totali Euro 290.000 circa: e tanto per avere il giudice del merito ritenuto ininfluente l’accoglimento, da parte della Commissione Tributaria Provinciale di Genova, di un ricorso della stessa srl GEMIRA contro una diversa intimazione, notificata il 12/03/2010 e pure riguardante alcune delle cartelle oggetto delle intimazioni notificate nel 2008, siccome l’intimazione doveva intendersi quale atto autonomo, impugnabile per vizi suoi propri ed indipendentemente dai vizi imputabili ai titoli esecutivi ad essa prodromici;

l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, successore dell’originaria opposta Equitalia Servizi di Riscossione spa (già Equitalia Nord spa), resiste con controricorso, mentre non sono intimati anche OTAM srl e N.S., parti dell’unico grado del giudizio di merito;

infine, per l’adunanza camerale del 14/10/2020, fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c. (come inserito del D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. f), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197), la sola parte controricorrente deposita memoria ai sensi del penultimo periodo di tale norma.

Diritto

CONSIDERATO

che:

è irrituale la produzione di ulteriore sentenza della CTR Liguria – di cui peraltro non pare adeguatamente documentato il passaggio in giudicato – ad opera della controricorrente, non constando il rispetto delle forme e dei termini dell’art. 372 c.p.c.;

nè rileva la mancata estensione del contraddittorio ad OTAM srl o a N.S., essendo stata dalla gravata sentenza dichiarata l’inammissibilità dei loro interventi nel processo esecutivo;

neppure rileva l’intervenuto accoglimento del ricorso per cassazione avverso la sentenza del giudice tributario di secondo grado avverso alcune delle ragioni di credito tributarie poste a base della procedura espropriativa esattoriale (che consta essersi avuto in forza di Cass. 25/05/2018, n. 13137), visto che tanto ha comportato semplicemente l’annullamento della sentenza di appello che aveva ritenuto valide le notifiche, senza implicare alcun definitivo accertamento sulla relativa questione, che permane così, nonostante l’ampio intervallo decorso, ancora impregiudicata in quella sede; e riguardo alla quale non può prendersi in considerazione la pronuncia del giudice tributario di rinvio, perchè portata a conoscenza di questa Corte dall’intimata irritualmente costituita in questa sede e perchè neppure idoneamente documentato è il suo passaggio in giudicato;

ciò posto, il ricorso (articolato sull’unitario motivo di “violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 25, 49 e 50 e dell’art. 2, comma 4, art. 19, comma 4, lett. e), nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 47”) è nondimeno inammissibile;

è vero che non è tecnicamente ineccepibile, se non altro nella sua assolutezza ed appunto in tesi, la ragione in rito posta dal giudice del merito a base della reiezione dell’opposizione formale dell’odierna ricorrente, poichè l’astratta possibilità di una diversità di oggetto delle differenti impugnazioni portate alla sua cognizione non lo esimeva, dinanzi alle compiute contestazioni dell’opponente, dal verificare l’estensione e l’ambito concreti delle pronunce invocate, analiticamente verificando la specifica corrispondenza degli oggetti, non pienamente coincidenti, nonchè dei presupposti di fatto e di diritto (segnatamente, la dedotta invalidità delle notifiche) delle censure mosse in ciascuno dei giudizi;

e, tuttavia, altrettanto inidonea a sorreggere l’invocata cassazione della pronuncia di merito è la tesi della ricorrente sulla sufficienza, ai fini dell’illegittimità della procedura espropriativa e così della contestata fissazione della vendita dell’imbarcazione, dell’accoglimento in primo grado di un’impugnazione di alcuni degli atti successivi a solo taluni di quelli posti a fondamento del pignoramento;

infatti, nel ricorso non si trascrive il contenuto della pronuncia che si assume in grado di travolgere il titolo esecutivo esattoriale, ma soprattutto nemmeno si allega (e tanto meno si prova, trascrivendo i relativi atti del giudizio di merito), nè che fossero state comunque impugnate tutte le numerose cartelle poste a base del pignoramento (mentre anzi, a pag. 9 del ricorso, se ne elencano in numero inferiore e la stessa qui gravata sentenza si riferisce a soltanto alcune di quelle, implicitamente postulando la sufficienza, ai fini della prosecuzione della procedura esattoriale, delle altre non rese oggetto del separato accoglimento del ricorso al giudice tributario), nè – e in via dirimente – che quella pronuncia sia divenuta definitiva, a tal fine non essendo sufficienti i pochi dati ritualmente somministrati al Collegio;

il ricorso va così dichiarato inammissibile, ma la non correttezza della ragione posta dal Tribunale a base della decisione rende di giustizia la compensazione delle spese del presente giudizio;

peraltro, poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e compensa tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2020

 

 

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