Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26424 del 20/11/2020

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, (ud. 29/09/2020, dep. 20/11/2020), n.26424

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9525/2018 proposto da:

A.A., T.C., T.M., domiciliati in Roma

presso la cancelleria civile della Corte di Cassazione,

rappresentati e difesi dall’avvocato Antonucci Fausto;

– ricorrenti –

contro

Eredi di T.A., ( P.I., T.L., e

T.R.);

– intimati –

avverso la sentenza n. 362/2017 della CORTE d’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 09/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2020 dal Consigliere Dott. Cristiano Valle.

Osserva quanto segue:

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

I) T.C., A.A. e T.M., figlia dei primi due e originariamente da questi rappresentata in quanto minorenne, impugnano con ricorso, affidato a tre motivi, divisi, specie il terzo, in ulteriori partizioni, la sentenza n. 00362 del 09/03/2017, resa dalla Corte di Appello di L’Aquila.

I.1) La sentenza gravata per cassazione ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dagli attuali ricorrenti avverso la sentenza del Tribunale di Chieti, di rigetto dell’opposizione, da essi proposta ai sensi dell’art. 615 c.p.c., comma 1, a precetto per rilascio di immobile, notificato ad istanza di T.A., senza adottare alcuna statuizione sulle spese di lite.

I.2) Gli eredi di T.A., ossia (la moglie P.I. ed i figli T.L. e R.) sono rimasti intimati.

I.3) Il P.G. non ha presentato conclusioni.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

II) E’ preliminare rilevare che non vi prova che la notifica agli eredi di T.A., peraltro già contumaci in fase di appello, a seguito del decesso del padre in corso del detto grado di giudizio, sia andata a buon fine e ciò anche in considerazione della circostanza dell’essere stata la sentenza della Corte di L’aquila depositata il 09/03/2017 e i ricorsi avverso di essa risultano inviati per notifica il 09/03/2018.

II.1) Il Collegio ritiene, nondimeno, di poter prescindere da detta preventiva verifica, essendo suscettibile il ricorso di decisione sulla base della ragione più liquida, e ciò al fine di evitare l’ulteriore dispendio di attività processuale.

III) Il ricorso è, per le ragioni relative alla proposizione di questioni attinenti le cause di merito intercorse tra le parti, e per l’inesatta proposizione dei motivi di impugnazione, inammissibile.

III.1) Esso si compone di trentotto pagine ed è articolato, come detto, in tre motivi.

I motivi sono così sintetizzati.

Il primo: “manifesta violazione e falsa applicazione delle norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3” e si snoda dalla fine di pag. 7 e sino a tutta la pag. 11.

Il secondo “per omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione e per omesso esame circa i fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione delle parti nelle precedenti fasi ex art. 360 c.p.c., n. 5 e art. 111 Cost. ecc.” va da pag. 12 alla metà e oltre della pag. 21.

Il terzo, e ultimo: “con conseguente manifesta nullità delle sentenze di merito impugnate ex art. 360 c.p.c., n. 4”.

III.2) La sentenza d’appello aveva affermato, con ampia ed analitica motivazione, che l’impugnazione di merito era inammissibile, in quanto, pressocchè tutti i motivi proposti dai T. – A. riguardavano la fase precedente alla formazione del titolo esecutivo al quale si riferiva il precetto ad essi notificato da T.A..

La decisione della Corte territoriale, fondata sul principio della non deducibilità con l’opposizione esecutiva di ragioni suscettibili di essere fatte valere nel corso del procedimento di formazione del titolo esecutivo azionato, deve essere in questa sede confermata e ribadita (quale espressione di un orientamento oramai costante si veda, da ultimo, Cass. n. 3716 del 14/02/2020 Rv. 657019-01): “In tema di opposizione all’esecuzione promossa in base a titolo esecutivo di formazione giudiziale, non possono essere dedotti fatti estintivi, impeditivi o modificativi verificatisi prima della maturazione delle preclusioni processuali, ad essi relative, nel giudizio di cognizione che ha portato alla formazione di tale titolo”.

Come già rilevato, inoltre, dalla Corte territoriale con riferimento ai motivi dell’appello, i mezzi di impugnazione prospettati tendono a rimettere in discussione il procedimento di formazione del titolo esecutivo sulla cui base il precetto era stato notificato, in completa violazione del principio fondamentale che governa l’opposizione all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., in forza del quale si possono con essa dedurre fatti successivi alla formazione del titolo. Viceversa, tutto il ricorso è articolato avendo riguardo, in modo peraltro confuso e talvolta contraddittorio – ai limiti della stessa GF comprensibilità -, alle precedenti vicende giudiziarie, anche penali, intercorse tra le parti, con richiami non solo al giudizio divisorio che era stato concluso dalla sentenza azionata con il precetto opposto, ma anche alle cause petitorie, possessorie ed agrarie, o comunque potenzialmente tali, pure intercorse o suscettibili di essere proposte.

IV) I tre mezzi di impugnazione, proposti in questa sede, violano, inoltre, il disposto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, in quanto contengono una esposizione confusa e disordinata delle prospettazioni con le quali si intende censurare la decisione dell’appello (Cass. n. 22792 del 07/10/2013 Rv. 628531-01: “Il ricorso per cassazione in cui l’esposizione dei fatti processuali che precedono i motivi del ricorso ed il ricorso medesimo si limitino a richiamare – anche attraverso la loro allegazione o mediante la mera riproduzione – tutti indistintamente gli atti dei precedenti gradi del processo, ivi compresi quelli formatisi nel suo corso come i verbali d’udienza, è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non rispondendo al requisito della specificità che deve caratterizzare ogni impugnazione ed ogni suo motivo”).

L’indicazione degli articoli e delle disposizioni di legge, sostanziale e processuale, contenuti nei codici e nelle leggi speciali, è pure effettuata in modo del tutto confusionario, senza alcuna indicazione analitica e specifica delle norme che si prospettano violate.

In alcune espressioni, relative ad asserite inadempienze e violazioni processuali ascritte ai giudici, definiti, a pag. 21, “di parte” il ricorso è, inoltre, suscettibile di valutazione in sede disciplinare e si omette la trasmissione degli atti al Consiglio dell’Ordine unicamente per la difficoltà, stante l’evidente confusione espositiva, a quale dei giudici che si sono occupati delle vicende di merito richiamate, intende riferirsi il difensore dei ricorrenti.

V) Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

VI) La mancata costituzione in giudizio degli eredi di T.A. comporta che nulla deve disporsi sulle spese di lite della fase di legittimità.

VII) Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti, consistenti nella dichiarazione di integrale inammissibilità dell’impugnazione, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se sia effettivamente esigibile nei confronti dei T. – A. (qualora i ricorrenti, che hanno dichiarato di essere stati ammessi al patrocinio a spese dello Stato, non possano più fruire di detta ammissione, cfr. Sez. U. n. 04315 del 20/02/2020 (Rv. 657198-06).

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso;

nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, il 29 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2020

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