Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26421 del 07/12/2011

Cassazione civile sez. III, 07/12/2011, (ud. 10/11/2011, dep. 07/12/2011), n.26421

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 17175-2010 proposto da:

L.M., LO.CA., V.M., Z.

B. (OMISSIS) ved. L., L.P., L.

R., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 1,

presso lo studio dell’avvocato MATTIA ROSA, rappresentati e difesi

dall’avvocato PONTALTO GIANNI, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

M.R., LIGURIA SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 503/2009 della CORTE D’APPELLO di GENOVA del

14.4.09, depositata il 09/05/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RENATO

FINOCCHI GHERSI.

La Corte Letti gli atti depositati.

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 22 giugno 2010 Z.B. ved.

L., L.M., L.C., V.M., L.P. e L.R. hanno chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 9 maggio 2009 dalla Corte d’Appello di Genova, confermativa della sentenza del Tribunale di La Spezia, che aveva rigettato la domanda di risarcimento dei danni per la morte del congiunto Lo.Pi., verificatasi a seguito di sinistro stradale.

Gli intimati M.R. e Liguria Assicurazioni S.p.A. non hanno espletato attività difensiva.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Il primo motivo lamenta insufficiente e contraddittoria motivazione riguardo la valenza probatoria della C.T.U. eseguita nel primo grado di giudizio.

Il vizio di contraddittorietà della motivazione ricorre solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la “ratio decidendi” che sorregge il “decisum” adottato, per cui non sussiste motivazione contraddittoria allorchè dalla lettura della sentenza non sussistano incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice. (Cass. n. 8106 del 2006).

Il difetto di insufficienza della motivazione è configurabile soltanto quando dall’esame del ragionamento svolto dal giudice del merito e quale risulta dalla sentenza stessa impugnata emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero quando è evincibile l’obiettiva deficienza, nel complesso della sentenza medesima, del procedimento logico che ha indotto il predetto giudice, sulla scorta degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già, invece, quando vi sia difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito agli elementi delibati, poichè, in quest’ultimo caso, il motivo di ricorso si risolverebbe in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti dello stesso giudice di merito che tenderebbe all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione; in ogni caso, per poter considerare la motivazione adottata dal giudice di merito adeguata e sufficiente, non è necessario che nella stessa vengano prese in esame (al fine di confutarle o condividerle) tutte le argomentazioni svolte dalle parti, ma è sufficiente che il giudice indichi le ragioni del proprio convincimento, dovendosi in tal caso ritenere implicitamente disattese tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (Cass. n. 2272 del 2007).

La motivazione della sentenza impugnata rende perfettamente comprensibile la sua ratio decidendi. Gli argomenti dei ricorrenti non dimostrano nessuno dei vizi come sopra delimitati e, peraltro, implicano esame delle risultanze processuali, nei cui confronti non è stato rispettato il disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6 (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3 n. 22302 del 2008), e apprezzamenti di fatto, attività precluse al giudice di legittimità. La censura non contiene in alcuna sua parte il momento di sintesi formulato secondo il parametro sopra enunciato e necessario non solo per circoscrivere il fatto controverso, ma anche per specificare in quale parte e per quali ragioni la motivazione della sentenza si riveli, rispettivamente, insufficiente e contraddittoria.

Il secondo motivo denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa gli elementi di responsabilità del conducente M.R., nel sinistro di cui è causa.

Per esso valgono gli stessi rilievi già esposti a proposito del primo circa la non adeguatezza delle argomentazioni addotte a dimostrare la sussistenza dei vizi lamentati, la sollecitazione a compiere valutazioni di merito, il mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione e del disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6.

Contrariamente all’assunto, la Corte territoriale ha esaminato il comportamento del M. e accertato la regolarità del medesimo e, sostanzialmente, la mancanza di nesso causale tra esso e l’evento. Il triplice quesito finale implica valutazioni fattuali e contiene riferimenti a norme di diritto (l’art. 2729 c.c. e art. 2054 c.c., comma 2) di cui non sono state denunciate nè la violazione, nè la falsa applicazione.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Non sono state presentate conclusioni scritte nè memorie nè alcuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio.

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; nulla spese;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Nulla spese.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2011

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