Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2642 del 30/06/2019

Cassazione civile sez. trib., 30/01/2019, (ud. 20/12/2018, dep. 30/01/2019), n.2642

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28728/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

Giemme s.r.l., in persona del l.r.p.t., rappresentata e difesa

dall’avv. Adolfo Laviani, elettivamente domiciliata in Roma alla via

Mazzini n. 113, presso l’avv. Francesca Mattavelli;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 123/40/11 della Commissione Tributaria

Regionale della Lombardia, emessa il 20/10/2011, depositata il

21/10/2011 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 20 dicembre

2018 dal Consigliere Andreina Giudicepietro.

Fatto

RILEVATO

che:

1. l’Agenzia delle Entrate ricorre con due motivi contro la società Giemme s.r.l. per la cassazione della sentenza n. 123/40/11 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, emessa il 20/10/2011, depositata il 21/10/2011 e non notificata, che, in controversia relativa all’impugnativa degli avvisi di accertamento per maggiori Irpeg, Ires ed Irap per gli anni di imposta dal 2003 al 2005, ha accolto l’appello incidentale del contribuente, rigettando quello principale dell’Ufficio, ritenendo che la società contribuente avesse documentalmente provato che le fatture, poste a base dell’accertamento, non erano relative ad operazioni inesistenti;

2. in particolare, con la sentenza impugnata, la C.T.R. della Lombardia (di seguito C.T.R.) riteneva che l’avviso di accertamento non fosse sufficientemente motivato, per la mancata allegazione del p.v.c. redatto in sede di verifica della Metalberio s.a.s. (la società che avrebbe emesso le fatture false, utilizzate dalla Giemme); che la contribuente avesse fornito la prova documentale (scontrini di pesatura della merce acquistata da Metalberio, successive fatture di vendita a terzi e documentazione bancaria relativa ai pagamenti) dell’effettività delle operazioni cui si riferivano le fatture contestate; che non fossero state evidenziate le ragioni gravi ed eccezionali per la compensazione delle spese processuali;

3. a seguito del ricorso, la Giemme s.r.l. resiste con controricorso;

4. il ricorso è stato fissato per la camera di consiglio del 20 dicembre 2018, ai sensi dell’art. 375, u.c. e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31.08.2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. con il primo motivo, la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

secondo la ricorrente, il giudice di appello avrebbe errato nell’affermare che l’avviso di accertamento non fosse sufficientemente motivato, per la mancata allegazione del p.v.c. redatto in sede di verifica della Metalberio s.a.s., non consentendo “una compiuta conoscenza delle ragioni di fatto e di diritto che hanno indotto i verificatori a ritenere fittizie le operazioni intervenute tra la Metalberio s.a.s. e la contribuente”;

1.2. il motivo è fondato;

1.3. dalla sentenza impugnata, invero, si evince che, con il ricorso originario, la società contribuente aveva eccepito la mancata allegazione degli atti cui faceva riferimento l’avviso di accertamento (in particolare, il p.v.c. redatto nei confronti della Metalberio s.a.s.);

è altresì principio consolidato quello secondo cui l’obbligo di allegazione, previsto dall’art. 7 cit., riguardi solo gli atti di cui il contribuente non abbia avuto integrale e legale conoscenza;

non vi era, quindi, necessità di allegare il p.v.c. redatto nei confronti della contribuente, regolarmente notificato alla stessa e richiamato nell’avviso di accertamento, poichè, come è stato detto, “in tema di atto impositivo, ai fini dell’ammissibile motivazione per relationem è sufficiente il rinvio dell’avviso di accertamento al p.v.c. notificato al contribuente” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 29002 del 05/12/2017);

nel caso di specie, il p.v.c., notificato alla società contribuente e richiamato nell’avviso di accertamento, conteneva un ampio stralcio del p.v.c. notificato alla Metalberio s.a.s., come emerge dalla parte riprodotta in ricorso, con la descrizione di tutti gli elementi emersi in fase di accertamento, in base ai quali i verbalizzanti hanno ritenuto che le operazioni fatturate fossero, in realtà, inesistenti;

come è stato detto, “il contribuente ha il diritto di conoscere tutti gli atti il cui contenuto viene richiamato per integrare tale motivazione, ma non il diritto di conoscere il contenuto di tutti quegli atti, cui si faccia rinvio nell’atto impositivo e sol perchè ad essi si operi un riferimento, ove la motivazione sia già sufficiente (e il richiamo ad altri atti abbia, pertanto, mero valore “narrativo”), oppure se, comunque, il contenuto di tali ulteriori atti (almeno nella parte rilevante ai fini della motivazione dell’atto impositivo) sia già riportato nell’atto noto” (così Cass. n. 26683 del 18/12/2009; conf. Cass. n. 22118 del 29/10/2010; Cass. n. 7654 del 16/05/2012);

non si ravvisa, quindi, un difetto di motivazione dell’avviso di accertamento, in violazione della L.- 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, poichè i risultati delle indagini nei confronti della Metalberio s.a.s. erano stati ampiamente riportati nel p.v.c. notificato alla società contribuente, in base al quale era stato emesso l’avviso di accertamento;

2.1. con il secondo motivo, la ricorrente denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’insufficiente motivazione su di un fatto decisivo e controverso, consistente nei numerosi elementi emersi in fase di indagini nei confronti della Metalberio s.a.s., in base ai quali poteva evincersi che la società non era operativa nel 2003 (e nei successivi anni di imposta);

secondo la ricorrente, la C.T.R. avrebbe ignorato quanto emerso dalle indagini nei confronti della Metalberio, ritenendo, senza adeguata motivazione, che fossero decisive le prove addotte dalla contribuente;

2.2. il motivo è fondato;

2.3. invero, nel caso, come quello in esame, in cui l’Ufficio ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, cioè sia una mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere da alcuno, e quindi contesti l’indebita detrazione dell’IVA e/o deduzione dei costi, ha l’onere di fornire elementi probatori del fatto che l’operazione fatturata non è stata effettuata (ad esempio, provando che la società emittente la fattura è una “cartiera” o una società “fantasma”) e a quel punto passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate (cfr. Cass. n. 24426 del 30/10/2013); quest’ultima prova non potrà consistere, però, nella esibizione della fattura, nè nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (tra le altre, Cass. n. 15228 del 03/12/2001; Cass. n. 12802 del 10/06/2011);

nella specie, l’Ufficio ha fornito alla CTR una serie di elementi indiziari dai quali poteva evincersi che la Metalberio s.a.s. fosse una società “fantasma”, elementi che sono riassumibili nell’assenza di una struttura organizzativa adeguata e di personale, nella mancanza di beni strumentali (sia beni immobili, sia mezzi di trasporto), nella assenza di documentazione attestante la provenienza delle merci e nella contraddittorietà della documentazione riguardante i trasporti (attestante numerosi trasporti, spesso temporalmente coincidenti nei confronti di destinatari diversi, per carichi superiori alla portata del mezzo utilizzato), nella mancata contabilizzazione di costi inerenti all’effettuazione dei trasporti stessi, nonchè in ulteriori riscontri contabili analiticamente indicati nel p.v.c. della G.d.F.;

non è dubitabile che la congerie di elementi indicata dall’Ufficio a supporto della propria tesi legittima la presunzione che le operazioni poste in essere dalla Metalberio s.a.s. non siano state in realtà realizzate e che quest’ultima sia una società fittizia, ragion per cui viene a gravare sulla Giemme s.r.l. la prova dell’effettuazione degli acquisti e dell’operatività della cedente;

in questo senso, ritiene il Collegio che la C.T.R. era tenuta a fornire una motivazione completa in ordine al superamento degli elementi indiziari forniti dall’Amministrazione, anche con riferimento agli elementi emersi nel procedimento penale, concluso con la richiesta di archiviazione nei confronti della società contribuente;

per tali motivi, risultando complessivamente fondato, il ricorso va accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla C.T.R. della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 20 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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