Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26416 del 20/02/2016

Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep.20/12/2016),  n. 26416

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22801-2015 proposto da:

G.M.P., + ALTRI OMESSI

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, C.F. (OMISSIS), in persona del Ministro

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, emesso il

12/01/2015 e depositato il 23/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato Andrea Costanzo, per i ricorrenti, che si riporta

agli atti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

– la Corte di Appello di Perugia ha respinto l’opposizione proposta da S.G. ed altri avverso il decreto del Consigliere designato della stessa Corte che ebbe a rigettare il ricorso col quale i predetti avevano chiesto la condanna del Ministero della Giustizia alla corresponsione dell’equo indennizzo in relazione al danno non patrimoniale derivato dalla irragionevole durata del giudizio svoltosi dinanzi al Tribunale di Roma prima, alla locale Corte territoriale poi e, infine, dinanzi a questa Corte, che lo definì con sentenza del 2.8.2013;

– per la cassazione del decreto che ha deciso sull’opposizione ricorrono S.G. e gli altri soggetti di cui in epigrafe sulla base di tre motivi;

– resiste con controricorso il Ministero della Giustizia;

– il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione della sentenza in forma semplificata;

Atteso che:

– i tre motivi di ricorso (con i quali si deduce la violazione e la falsa applicazione di norme di diritto, la nullità della sentenza impugnata, nonchè l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, per avere la Corte di Appello ritenuto che il ricorso ex L. n. 89 del 2001 fosse stato proposto tardivamente, oltre il termine di mesi sei previsto dall’art. 4 legge cit.) sono fondati, in quanto – secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi – in tema di irragionevole durata del processo, il termine della domanda di riparazione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 4 decorre solo da quando la parte ha avuto conoscenza del provvedimento che definisce il giudizio presupposto e perciò, con riferimento alla sentenza di cassazione, solo dalla comunicazione, e non dal deposito, della stessa (Sez. 6 – 2, Sentenza n. 21294 del 20/10/2015, Rv. 636831) e, nella specie, la sentenza di cassazione che ha definito il giudizio è stata comunicata alla parte il 4.9.2013, il termine di sei mesi per proporre la domanda di equa riparazione (calcolata la sospensione feriale vigente ratione temporis) è scaduto il 14.3.2014 e la domanda – come risulta dagli atti e riconosciuto nel controricorso dell’Avvocatura Generale dello Stato – è stata (originariamente) proposta dinanzi alla Corte di Appello di Roma (poi dichiaratasi incompetente) il 14.3.2014, che corrisponde all’ultimo giorno utile;

– il ricorso, pertanto, va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio;

– il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese relative al presente giudizio di legittimità;

PQM

accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Perugia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 5 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2016

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