Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26400 del 20/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep.20/12/2016),  n. 26400

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5793/2016 proposto da:

R. TRASPORTI DI R.G. E C. SNC, in persona del

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato VINCENZO CONFORTI, giusta procura speciale a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA NORD SPA, (OMISSIS), società con socio unico, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA TRONTO 32, presso lo studio dell’avvocato GIULIO MUNDULA,

rappresentata e difesa dall’avvocato ROBERTO RENZELLA, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4368/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di MILANO del 24/06/2015 depositata l’08/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO MANZON.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Atteso che ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata e ritualmente comunicata la seguente relazione:

“Con sentenza in data 25 giugno 2015 la Commissione tributaria regionale della Lombardia respingeva l’appello proposto da R. Trasporti di R.G. e C. snc avverso la sentenza n. 9988/18/14 con la quale la Commissione tributaria provinciale di Milano aveva respinto il ricorso della medesima contro la cartella di pagamento IRPEF e addizionali regionali 2009. In particolare la CTR rilevava l’infondatezza del gravame sia in ordine alla ritualità della procedura notificatoria della cartella esattoriale de qua sia in ordine alla sua motivazione, anche in punto calcolo degli interessi.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente deducendo tre motivi.

Resiste Equitalia Nord spa depositando controricorso.

Con il primo, complesso, motivo la ricorrente – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – lamenta sia la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, per omessa compilazione della relata di notifica sia la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, per omessa indicazione nella cartella della motivazione della pretesa.

Le censure si palesano infondate.

Quanto alla prima censura, vi è da rilevare che questa Corte ha infatti con giurisprudenza costante statuito che “In tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte o sanzioni amministrative, la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario (nella specie, il portiere), senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, che prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto validamente effettuata la notificazione a mezzo posta di cartella esattoriale consegnata al portiere da parte di agenzia di recapito in regime di convenzione con l’amministrazione postale, alla quale l’esattore si era rivolto, mentre il plico era stato consegnato all’agenzia privata di recapito per una autonoma determinazione dell’ufficio postale)” (tra le molte, Sez. 6-5, n. 16949 del 2014).

Quanto alla seconda censura, vi è altresì da osservare che per altrettanto consolidata giurisprudenza di legittimità “In tema di motivazione della cartella di pagamento, l’atto con cui siano rettificati i risultati della dichiarazione e, quindi, sia esercitata una vera e propria potestà impositiva, va motivato debitamente, dovendosi rendere edotto il contribuente dei fatti su cui si fonda la pretesa, mentre quello con cui si proceda, in sede di controllo cartolare del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, alla liquidazione dell’imposta in base ai dati contenuti nella dichiarazione o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria, può essere motivato con il mero richiamo alla dichiarazione, poichè il contribuente è già in grado di conoscere i presupposti della pretesa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto adeguata la motivazione della cartella emessa, in sede di controllo automatizzato, all’esito del disconoscimento, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del credito IVA indicato dal contribuente con riferimento all’anno precedente, in cui non risultava presentata alcuna dichiarazione)” (ex pluribus, Sez. 5, n. 25329 del 2014).

La sentenza impugnata risulta pienamente conforme ad entrambi i principi.

Con il terzo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – e con il quarto motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – la ricorrente denuncia rispettivamente la nullità della sentenza per “motivazione apparente” ancora in ordine alla risposta data all’eccezione di nullità dell’atto della riscossione impugnato per omessa indicazione della motivazione della pretesa e l’omessa motivazione di tale “punto decisivo” della controversia.

Le censure si palesano manifestamente infondate, avendo la CTR, applicando detti principi di diritto, dato preciso conto delle ragioni per le quali la cartella di pagamento de qua, al contrario di quanto sostiene la R. Trasporti snc, abbia uno standard motivazionale conforme alla legge.

In particolare il giudice tributario di appello ha rilevato, con motivazione in fatto comunque non sindacabile in questa sede, che tale atto della riscossione, appunto basato sulle indicazioni date nella dichiarazione fiscale relativa (mod. 770) e sul controllo formale della medesima D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, peraltro trattandosi del fatto appunto pianamente verificabile dell’ omesso versamento di ritenute indicate in quella dichiarazione. Ha inoltre rilevato che nella sede processuale il calcolo degli interessi era stato specificato, trattandosi all’evidenza di una specificazione del petitum pienamente consentita e peraltro rispettosa del principio del contraddittorio.

Si ritiene pertanto la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 375 c.p.c., per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio e se ne propone il rigetto”.

Il Collegio condivide la relazione depositata, dandosi atto che anche l’Agenzia delle entrate ha resistito con controricorso.

Il ricorso va dunque rigettato ed la ricorrente condannata alle spese del presente giudizio nei confronti di entrambe le resistenti.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente a rifondere a ciascuna parte resistente le spese processuali che liquida in Euro 5.600, oltre spese prenotate a debito per l’Agenzia delle Entrate e oltre a borsuali Euro 200, spese generali 15% ed altri accessori per Equitalia Nord spa.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2016

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