Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26368 del 19/11/2020

Cassazione civile sez. I, 19/11/2020, (ud. 28/10/2020, dep. 19/11/2020), n.26368

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24487/2014 proposto da:

Comune Palermo, domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria civile della Corte di Cassazione e rappresentato e

difeso dall’avvocato Giuseppe Natale, in forza di procura speciale

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

A.F., A.M.L., A.V., S.S.,

Sindaco Comune Palermo;

– intimati –

e contro

A.F., A.M.L., A.V., S.S.,

elettivamente domiciliati in Roma, Via Trionfale 21, presso lo

studio dell’avvocato Federica Casagni, e rappresentati e difesi

dall’avvocato Antonino Paleologo, in forza di procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 58/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 20/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/10/2020 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con atto di citazione del 28/8/2008 il Comune di Palermo ha convenuto in giudizio dinanzi alla Corte di appello di Palermo A.F., A.M.L., A.V. e S.S., proponendo opposizione alla stima in relazione al valore di un fondo di loro proprietà, censito al catasto del Comune di Palermo al foglio (OMISSIS), particella (OMISSIS), di m.q. 1103, contestando la valutazione espressa dalla Commissione D.P.R. n. 327 del 2001, ex art. 21 e sostenendo che il valore di mercato dovesse essere determinato tenendo conto dei costi di bonifica necessari per utilizzare il bene.

Si sono costituiti in giudizio i convenuti eccependo l’inammissibilità dell’opposizione alla stima, in difetto, allo stato, del decreto di esproprio, e chiedendo comunque il rigetto delle domande del Comune.

Esperita consulenza tecnica d’ufficio, con sentenza del 20/1/2014 la Corte di appello di Palermo ha ridotto l’indennità da Euro 389.400,00 ad Euro 285.125,20, ordinandone il deposito presso la Cassa Depositi e Prestiti con gli interessi legali, detratto quanto eventualmente già versato, e autorizzando la restituzione di quanto eventualmente versato in eccedenza; la Corte ha inoltre posto a carico dei convenuti le spese di c.t.u. e il 50% delle spese processuali del Comune, per il resto compensate.

2. Avverso la predetta sentenza, non notificata, ha proposto ricorso per cassazione il Comune di Palermo con atto notificato il 14/10/2014, svolgendo unico motivo.

Con atto notificato il 19/11/2014 hanno proposto controricorso A.F., M.L. e V. e S.S., chiedendo la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto dell’avversaria impugnazione.

In data 9/12/2014 i controricorrenti hanno chiesto alla Corte di autorizzare il deposito in copia del controricorso notificato a mezzo p.e.c. il 19/11/2014, inviato via posta al domiciliatario avvocato Federica Casagni, che era stato smarrito dalle Poste Italiane.

Con provvedimento del 27/1/2015 il Presidente della 1 sezione civile ha dichiarato non luogo a provvedere sull’istanza, a causa dell’avvenuta costituzione del controricorrente, salva ogni valutazione del collegio di udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. In via preliminare la Corte, preso atto del documentato smarrimento del plico inviato via posta alla domiciliataria avv. Casagni, contenente il controricorso notificato il 19/11/2014, ratifica e autorizza ex post il deposito in copia già autonomamente eseguito da parte controricorrente.

2. Con il motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il Comune ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione al D.P.R. n. 327 del 2001, art. 32.

2.1. Il Comune lamenta che la Corte territoriale abbia valutato l’area espropriata sulla base della destinazione urbanistica anteriore all’approvazione del progetto, anzichè sulla base di quella vigente al momento del decreto di esproprio, sulla base di una interpretazione non conforme a Costituzione, come ritenuto dalla sentenza n. 442 del 1993 della Corte Costituzionale; dovendosi tener conto delle caratteristiche del bene e delle possibilità legali ed effettive di edificazione esistenti alla data dell’ablazione.

Il ricorrente deduce che le previsioni della variante urbanistica riguardavano una vasta area interessata dall’esecuzione del progetto “Sistema tramviario della Città di Palermo”, con la conseguente realizzazione di una zonizzazione a portata conformativa.

2.2. Il ricorrente lamenta che la Corte di appello abbia valutato l’area espropriata sulla base della destinazione urbanistica precedente all’approvazione del progetto anzichè, come avrebbe dovuto, sulla base della destinazione urbanistica dell’area alla data del decreto di esproprio.

Così argomentando, la Corte territoriale sarebbe incorsa nella impropria riesumazione dell’interpretazione della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis (oggi art. 32 del Testo Unico) secondo la quale le possibilità legali di edificazione devono essere vagliate, retrodatando la qualificazione del terreno alla disciplina urbanistica vigente nel momento precedente all’apposizione del vincolo destinato all’espropriazione.

2.3. La censura è infondata.

La Corte territoriale ha tenuto conto del fatto che il terreno era ricompreso in una zona territoriale omogenea destinata a zona industriale D1 (insediamenti industriali) e ha ritenuto di prescindere dall’attribuzione a detta area della destinazione F22 (depositi tramviari) impressa per effetto del vincolo preordinato all’esproprio; ritenuto tale vincolo espropriativo e non conformativo, la Corte di appello non ne ha tenuto conto, così rispettando il D.P.R. n. 327 del 2001, art. 5 bis.

2.4. Il citato art. 32, comma 1, in tema di determinazione del valore del bene, prevede che, salvi gli specifici criteri previsti dalla legge, l’indennità di espropriazione sia determinata sulla base delle caratteristiche del bene al momento dell’accordo di cessione o alla data dell’emanazione del decreto di esproprio, valutando l’incidenza dei vincoli di qualsiasi natura non aventi natura espropriativa ma senza considerare gli effetti del vincolo preordinato all’esproprio e quelli connessi alla realizzazione dell’eventuale opera prevista.

In tema di espropriazione per pubblica utilità, per individuare la qualità edificatoria dell’area, da effettuarsi in base agli strumenti urbanistici vigenti al momento dell’espropriazione, occorre distinguere tra vincoli conformativi ed espropriativi, sicchè ove con l’atto di pianificazione si provveda alla zonizzazione dell’intero territorio comunale, o di una sua parte, sì da incidere su di una generalità di beni, in funzione della destinazione dell’intera zona in cui essi ricadono e in ragione delle sue caratteristiche intrinseche, il vincolo assume carattere conformativo ed influisce sulla determinazione del valore dell’area espropriata, mentre, ove si imponga un vincolo particolare, incidente su beni determinati, in funzione della localizzazione di un’opera pubblica, il vincolo è da ritenersi preordinato all’espropriazione e da esso deve prescindersi nella stima dell’area (Sez. 1, n. 207 del 09/01/2020, Rv. 656617 01); la predetta distinzione tra vincoli conformativi ed espropriativi cui possono essere assoggettati i suoli, non dipende dal fatto che siano imposti mediante una determinata categoria di strumenti urbanistici, piuttosto che di un’altra, ma deve essere operata in relazione alla finalità perseguita in concreto dell’atto di pianificazione: ove mediante lo stesso si provveda ad una zonizzazione dell’intero territorio comunale o di parte di esso, sì da incidere su di una generalità di beni, nei confronti di una pluralità indifferenziata di soggetti, in funzione della destinazione dell’intera zona in cui i beni ricadono e in ragione delle sue caratteristiche intrinseche, il vincolo ha carattere conformativo, mentre, ove si imponga solo un vincolo particolare, incidente su beni determinati, in funzione della localizzazione di un’opera pubblica, lo stesso deve essere qualificato come preordinato alla relativa espropriazione e da esso deve, pertanto, prescindersi nella qualificazione dell’area, e ciò in quanto la realizzazione dell’opera è consentita soltanto su suoli cui lo strumento urbanistico ha impresso la correlativa specifica destinazione, cosicchè, ove l’area su cui l’opera sia stata in tal modo localizzata abbia destinazione diversa o agricola, se ne impone sempre la preventiva modifica (da ultimo, Sez. 1, 18/06/2018, n. 16084; nonchè Sez. 1, n. 4100 del 20/02/2018, Rv. 648135 – 01; Sez. 1, n. 25320 del 25/10/2017, Rv. 645933 – 01).

2.5. A pagina 4 della sentenza impugnata la Corte territoriale, facendo puntuale riferimento ai rilievi della relazione del Consulente tecnico d’ufficio (pag. 16 della relazione) ha dato rilievo alla pregressa destinazione urbanistica D1 (insediamenti industriali) della zona territoriale omogenea ove si trovava il terreno de quo (fra l’altro di modesta entità: m.q. 1103 complessivi) e non a quella F22 (depositi tramviari) attribuita all’area specifica oggetto di espropriazione per effetto del vincolo preordinato all’esproprio.

Al riguardo il ricorrente a pag.10 del ricorso si limita, del tutto genericamente, ad affermare che la variante urbanistica (quella cioè che aveva determinato la classificazione del terreno de quo in zona F22) abbracciava un’area molto vasta in cui si prevedeva la realizzazione dell’ampio progetto volto a fronteggiare l’emergenza traffico denominato “Sistema tramviario della città di Palermo”, costituente zonizzazione a carattere conformativo.

Tale affermazione appare generica e immotivata, oltre che non autosufficiente in difetto di riferimenti precisi a evidenze documentali acquisite al processo su cui essa dovrebbe fondarsi, specie se posta in relazione alla precisa e puntuale statuizione contenuta nella sentenza impugnata secondo cui il vincolo preordinato all’esproprio a depositi tramviari – già di per sè particolarmente specifico in quanto idoneo a configurare un particolare utilizzo operativo dell’area, presupponente il suo inserimento funzionale in un assetto preordinato – era stato “attribuito all’area specifica”.

La Corte di appello ha accertato la riferibilità specifica del vincolo al bene di proprietà dei ricorrenti principali per la localizzazione di una determinata opera pubblica ed il Comune ricorrente censura tale valutazione in modo del tutto generico e non autosufficiente per dedurre che il vincolo si inseriva invece in una generale zonizzazione a portata conformativa.

3. Il ricorso va pertanto rigettato. Le spese seguono la soccombenza e vanno poste a carico del Comune ricorrente, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte;

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese in favore dei controricorrenti, liquidate nella somma di Euro 5.000,00 per compensi, Euro 200,00 per esposti, 15% rimborso spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 28 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 novembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA