Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26353 del 25/11/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 26353 Anno 2013
Presidente: RUSSO LIBERTINO ALBERTO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

SENTENZA

sul ricorso 4125-2010 proposto da:
COOP LOMBARDIA A R.L. 00856620158, in persona del
Presidente Dott. SILVANO AMBROSETTI, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA OVIDIO 20, presso lo studio
dell’avvocato DELFINI FRANCESCA, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati PALLANTE ALBERTO,
2013

PALLANTE ALESSANDRO NICOLA giusta delega in atti;
– ricorrente –

1734
contro

MONDIALPOL SERVICE S.P.A. 06359440150, in persona del
legale rappresentante pro tempore dott. FABIO MURA,

1

Data pubblicazione: 25/11/2013

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO
VISCONTI 20, presso lo studio dell’avvocato PETRACCA
rappresenta e difende

NICOLA DOMENICO, che l

maun PLAUW- W

&11!ayyvyato

531m,1.

atti;

Procuratore dott. GIANMARIO GATTA, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA BISSOLATI, 76, presso lo
studio dell’avvocato TOMMASO SPINELLI GIORDANO, che la
rappresenta e difende unitamente agli avvocati TEDOLDI
LUIGI, TEDOLDI ALBERTO giusta delega in atti;
– controricorrenti nonchè contro

MONDIALPOL MILANO S.P.A.;
– intimata –

Nonché da:
MONDIALPOL MILANO S.P.A. 03151520156, in persona del
legale rappresentante pro tempore dott. FABIO MURA,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO
VISCONTI 20, presso lo studio dell’avvocato PETRACCA
NICOLA DOMENICO, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato MORO CLAUDIO giusta delega in

– ricorrenti incidentali –

contro

COOP LOMBARDIA A R.L. 00856620158, MONDIALPOL SERVICE

2

FONDIARIA SAI S.P.A. 00818570012, in persona del

S.P.A. 06359440150, FONDIARIA SAI S.P.A. 00818570012;

intimati

avverso la sentenza n. 4/2009 della CORTE D’APPELLO di
MILANO, depositata il 09/01/2009 R.G.N. A0/2004/58441;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

VIVALDI;
udito l’Avvocato ALESSANDRO NICOLA PALLANTE;
udito l’Avvocato NICOLA RIVELLESE per delega;
udito l’Avvocato ELISABETTA NARDONE per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IGNAZIO PATRONE che ha concluso per
l’accoglimento del l °

e

2 ° motivo del ricorso

principale assorbiti gli altri, accoglimento del
ricorso incidentale p.q.r.

udienza del 25/09/2013 dal Consigliere Dott. ROBERTA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La società Coop Lombardia a r.l. convenne, davanti al tribunale
di Milano, le società Mondial Milano spa e Mondial Service srl
(già Mondial Transport srl) chiedendone la condanna, in via
solidale od alternativa, al risarcimento dei danni subiti per

supermercati Coop di Sesto San Giovanni e presso il centro
commerciale di Lodi, mediante prelievo dalla cassaforte (o
cassa continua), di cui ciascun punto vendita era dotato,
dell’incasso giornaliero.
Ciò, previo accertamento dell’inadempimento delle obbligazioni
assunte con il contratto del 22.12.1986, avente ad oggetto il
servizio di prelievo e relativa custodia degli incassi
giornalieri di alcuni supermercati di sua proprietà, fra
quali quelli in oggetto; incassi da trasportarsi presso
istituto bancario convenzionato. Con la precisazione che le
casseforti in cui era immesso il denaro erano dotate di chiavi
e combinazioni conosciute unicamente da personale di Mondialpol
e che, in entrambi i casi, esse non presentavano, dopo il
furto, alcun segno di scasso o di effrazione.
Le società convenute, costituitesi, resistettero alla domanda.
In particolare, la Mondialpol Service srl eccepì la propria
carenza di legittimazione passiva, mentre la Mondial Milano spa
contestò la sussistenza dell’inadempimento contrattuale e
chiese di essere autorizzata a chiamare in causa il proprio
assicuratore Fondiaria Assicurazioni spa a scopo di manleva.
4

due furti verificatisi nei giorni 18.5.1997 e 7.6.1997 presso i

Quest’ultima, costituitasi, fece proprie le difese di merito
della propria assicurata.
Il tribunale, con sentenza del 24.4.2004, dichiarò la carenza
di legittimazione passiva in capo a Mondialpol Service srl e,
ritenuta sussistere la violazione dell’obbligo di custodia da
parte di Mondialpol Milano, la condannò al risarcimento dei
danni in favore dell’attrice, accogliendo, nel contempo, la
domanda di manleva proposta dalla convenuta nei confronti
della terza chiamata.
A diversa conclusione pervenne la Corte di appello che,
investita dell’appello proposto da Fondiaria Assicurazioni spa,
con sentenza del 9.1.2009, rigettò la domanda proposta dalla
società Coop Lombardia a rl.
Quest’ultima ha proposto ricorso principale per cassazione
affidato a sei motivi illustrati da memoria.
Resistono con controricorso Fondiaria – SAI spa, Mondialpol
Service spa e Mondialpol Milano spa, che ha anche proposto
ricorso incidentale affidato ad un motivo.
Con

ordinanza

del

22.3.2013,

la

Corte

ha

disposto

l’integrazione del contraddittorio nei confronti di Mondialpol
Milano.
Eseguita nei termini, è stata quindi fissata l’odierna udienza
di discussione.
Cooperativa Lombardia a r.l. e Fondiaria Sai spa hanno
presentato ulteriori memorie.

5

e

MOTIVI DELLA DECISIONE
Preliminarmente va disattesa la questione posta in memoria da
si•

Fondiaria Sai spa sull’ammissibilità del ricorso di Coop
Lombardia.
L’ordinanza è chiara sul punto della inscindibilità delle

contraddittorio, ben conoscendo la propria giurisprudenza in
tema di chiamata in garanzia impropria, ma evidenziando che,
nel caso in esame, la contestazione, anche nel merito, della
pretesa di Coop Lombardia da parte della Fondiaria – SAI spa,
aveva reso le cause inscindibili, con l’evidente necessità di
integrazione del contraddittorio.
Né è pertinente il richiamo a S.U. 12.3.2013 nn. 6070. 6071 e
6072 che riguardano altra fattispecie, relativa alla
cancellazione della società dal registro delle imprese.
I ricorsi sono stati proposti per impugnare una sentenza
pubblicata una volta entrato in vigore il D. Lgs. 15 febbraio
2006, n. 40, recante modifiche al codice di procedura civile in
materia di ricorso per cassazione; con l’applicazione, quindi,
delle disposizioni dettate nello stesso decreto al Capo I.
Secondo l’art. 366-bis c.p.c. introdotto dall’art. 6 del
decreto – i motivi di ricorso devono essere formulati, a pena
di inammissibilità, nel modo lì descritto ed, in particolare,
nei casi previsti dall’

art.

360,

n.

1),

2),

3)

e 4,

l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la
formulazione di un quesito di diritto, mentre, nel caso
6

cause, per le quali ha ordinato l’integrazione del

previsto dall’art. 360, primo comma, n. 5), l’illustrazione di
ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto
controverso in relazione al quale la motivazione si assume
omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la
dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a

Segnatamente, nel caso previsto dall’art. 360 n. 5 c.p.c.,
l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di
inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in
relazione al quale la motivazione si assume omessa o
contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta
insufficienza della motivazione la renda inidonea a
giustificare la decisione; e la relativa censura deve contenere
un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne
circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare
incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione
della sua ammissibilità (S.U. 1.10.2007 n. 20603; Cass.
18.7.2007 n. 16002).
Il quesito, al quale si chiede che la Corte di cassazione
risponda con l’enunciazione di un corrispondente principio di
diritto che risolva il caso in esame, poi, deve essere
formulato, sia per il vizio di motivazione, sia per la
violazione di norme di diritto, in modo tale da collegare il
vizio denunciato alla fattispecie concreta ( v. S.U. 11.3.2008
n. 6420 che ha statuito l’inammissibilità – a norma dell’art.
366 bis c.p.c. – del motivo di ricorso per cassazione il cui
7

giustificare la decisione.

quesito di diritto si risolva in un’enunciazione di carattere
generale ed astratto, priva di qualunque indicazione sul tipo
della controversia e sulla sua riconducibilità alla fattispecie
in esame, tale da non consentire alcuna risposta utile a
definire la causa nel senso voluto dal ricorrente, non

integrare il primo con il secondo, pena la sostanziale
abrogazione del suddetto articolo).
La funzione propria del quesito di diritto – quindi – è quella
di far comprendere alla Corte di legittimità, dalla lettura del
solo quesito, inteso come sintesi logico-giuridica della
questione, l’errore di diritto asseritamente compiuto dal
giudice di merito e quale sia, secondo la prospettazione del
ricorrente, la regola da applicare (da ultimo Cass.7.4.2009 n.
8463; v, anche S.U. ord. 27.3.2009 n. 7433).
Inoltre, l’art. 366 bis c.p.c., nel prescrivere le modalità di
formulazione dei motivi del ricorso in cassazione, comporta ai fini della declaratoria di inammissibilità del ricorso
stesso -, una diversa valutazione, da parte del giudice di
legittimità, a seconda che si sia in presenza dei motivi
previsti dai numeri l, 2, 3 e 4 dell’art. 360, primo comma,
c.p.c., ovvero del motivo previsto dal numero 5 della stessa
disposizione.
Nel primo caso ciascuna censura

– come già detto – deve,

all’esito della sua illustrazione, tradursi in un quesito di
diritto, la cui enunciazione (e formalità espressiva) va
8

potendosi desumere il quesito dal contenuto del motivo od

funzionalizzata,

ai

sensi

dell’art.

384

all’enunciazione del principio di diritto, ovvero a

c.p.c.,
dicta

giurisprudenziali su questioni di diritto di particolare
importanza.
Nell’ipotesi, invece, in cui venga in rilievo il motivo di cui

solo iter argomentativo della decisione impugnata), è richiesta
una illustrazione che, pur libera da rigidità formali, si deve
concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto
controverso ( cd. momento di sintesi) – in relazione al quale
la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero
delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende
inidonea la motivazione a giustificare la decisione (v. da
ultimo Cass. 25.2.2009 n. 4556; v. anche Cass. 18.11.2011 n.
24255).

Ricorso principale

Con il primo motivo la ricorrente principale denuncia
violazione e falsa applicazione del disposto dell’art. 1766
c.c.

errata esclusione del contratto atipico “di prelievo

valori da casseforti,

di scorta e trasporto valori’

dell’obbligo di custodia del contenuto delle casseforti sulle
quali l’appaltatore abbia l’esclusivo potere di fatto
irrilevanza dell’accessorietà dell’obbligo di deposito ai fini
dell’applicazione dell’art. 1766 e ss. c.c. – in relazione
all’art. 360, n. 3, c.p.c..
9

al n. 5 dell’art. 360 c. p.c.c. (il cui oggetto riguarda il

Con il secondo motivo si denuncia

contraddittoria motivazione

della decisione in relazione all’art. 360, n. 5 c.p.c.
affermazione dell’obbligo di custodia delle casseforti in capo
a Plondialpol in contrasto con l’omessa inversione dell’onere
della prova in punto modalità e motivi dell’apertura delle

Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione
del disposto dell’art. 1176 c.c. -mancato esame del
comportamento del debitore in rapporto al generale onere di
diligenza incombente sui contraenti nell’adempimento delle
proprie obbligazioni diligenza da commisurare con riferimento
specifico alla natura dell’attività contrattualmente pattuita in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c..
Con il quarto motivo si denuncia

violazione e falsa

applicazione degli artt. 1780 e 1177 cod.civ. – mancata
valutazione dell’onere di diligenza del contraente nella
custodia delle chiavi e della combinazione delle casseforti in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c..
Con il quinto motivo si denuncia

violazione e falsa

applicazione del disposto dell’art. 2729 c.c.

erronea

presunzione dell’esistenza di modalità di apertura delle
casseforti che non comportino l’utilizzo degli originali delle
chiavi o delle combinazioni o di copie delle stesse ottenute
mediante l’osservanza degli utenti – in relazione all’art. 360,
n. 3, c.p.c..

10

stesse.

Con il sesto motivo si denuncia

violazione e falsa applicazione

del disposto dell’art. 1218 c.c. -mancata inversione dell’onere
della prova a carico del debitore che si assume inadempiente in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c..
I motivi, che attengono, sotto diversi profili, al tema della

Service spa) sono esaminati congiuntamente.
Essi sono fondati per le ragioni e nei termini che seguono.
La Corte di merito ha fondato la sua decisione sull’assunto che
l’attuale Mondialpol Service non avesse assunto alcun obbligo
di custodia del denaro contenuto nelle casseforti, prima del
suo prelievo e che il solo fatto che Mondialpol possedesse, in
via esclusiva, chiavi e combinazioni di apertura non fosse
idoneo a far sorgere alcuna responsabilità a suo carico per
l’apertura delle casseforti stessa da parte di terzi.
In particolare, la Corte di merito ha esaminato il contenuto
del contratto concluso fra le parti ritenendo che le
obbligazioni gravanti su Mondialpol fossero limitate a: ” a)
dotazione del furgone blindato messo a disposizione della
s.r.l. Mondialpol Transport con equipaggio di tre guardie
giurate armate dipendenti della Mondialpol Milano….;

al)

prelievo valori presso i punti di vendita della Coop Lombardia
indicati nell’allegato A –

con la specificazione che presso i

punti provvisti di cassaforte di tipo antirapina, di marca LIPS
VAGO di proprietà della Coop lombardia e da questa assicurata
l’operazione di ritiro dei valori consisterà nell’estrazione di
11

responsabilità di Mondialpol Milano spa ( ora Mondialpol

un contenitore chiuso e sigillato e contestuale sostituzione
con un contenitore vuoto;

a2)

versamento dei valori raccolti

presso gli istituti di credito indicati nell’allegato A, col
sistema mano a mano;

per modo da circoscrivere chiaramente il

connesso obbligo di custodia ad un momento successivo al

Ed ha aggiunto: ” E se è pur vero che la dotazione in via
esclusiva delle chiavi di apertura della cassaforte e la
conoscenza, pure esclusiva, della combinazione di apertura,
necessariamente implicava l’obbligo della relativa custodia,
nondimeno è incontestabile che, trattandosi di un’obbligazione
di carattere accessorio rispetto all’obbligazione dedotta in
contratto, per il suo adempimento avrebbe dovuto aversi
riguardo alle regole stabilite per l’adempimento delle
obbligazioni in generale (art.1177 c.c.) e non a quelle proprie
del contratto di deposito, per ciò che in particolare concerne
la ripartizione degli oneri probatori”.
Ed, una volta esclusa l’applicabilità dell’art. 1780 c.c. – e,
con essa, la presunzione di responsabilità a carico del
depositario per la natura “meramente accessoria

\\

dell’obbligo di custodia -, la Corte di merito ha affermato che
fosse onere della danneggiata dimostrare che il furto si era
reso possibile in conseguenza dello smarrimento e/o della
duplicazione delle chiavi di apertura, di cui l’odierna
appellante aveva il possesso esclusivo, conoscendo altresì, in
via esclusiva, la combinazione, ma che ” tale circostanza non
12

prelievo “.

appare idonea a sorreggere, con il rigore richiesto per la
valida formazione della prova presuntiva, la conclusione
trattane dal Tribunale, difettando del requisito
dell’univocità, esclusa dal fatto stesso di essere l’apertura
della cassaforte compatibile con altre ipotesi, quali quelle

degli accertamenti compiuti dalle forze dell’ordine per episodi
analoghi, nei termini riportati nelle prodotte notizie di
stampa, oltre che sulla base delle plausibili considerazioni
svolte nella relazione tecnica allegata”.
Il percorso argomentativo adottato e le conclusioni raggiunte
dalla Corte di merito non possono essere condivise.
Principio dal quale conviene partire è quello per cui
l’obbligazione di custodire non è esclusiva del deposito, ma
può derivare anche da altre fonti, contrattuali e non, e
presentarsi come obbligo autonomo o in collegamento accessorio
o strumentale ad altri obblighi.
Ciò che caratterizza il deposito è che l’obbligazione di
custodire si inserisce nella causa del contratto e ne
costituisce l’unica prestazione qualificatrice (Cass.
23.1.1988, n. 430).
Il che vuol dire che nel deposito la custodia è essa stessa la
prestazione principale, a differenza delle ipotesi, nelle quali
accede necessariamente a tale prestazione.
Si è peraltro affermato che, tanto nell’ipotesi in cui
l’obbligo di custodia ha natura accessoria e strumentale
13

prospettate dagli appellanti con riferimento alle risultanze

rispetto all’esecuzione dell’obbligazione principale,

quanto

nell’ipotesi in cui è l’effetto tipico del contratto (art. 1766
c.c.) la diligenza da prestare è sempre quella del buon padre
di famiglia.
Il relativo modello non è fisso, ma variabile in rapporto alle

dell’attività esercitata dal custode, alla qualità della cosa
ed alle specifiche circostanze (v. anche Cass. 10.3.2009 n.
5736; Cass. 24.5.2007 n. 12089; Cass. 6.7.2006 n. 15364; Cass.
12.4.2006 n. 8629; Cass. 1.7.2005 n. 14092; Cass. 19.7.2004 n.
13359).
Ed è in questa ottica che va esaminata la fattispecie concreta
oggetto del presente giudizio.
Il contratto concluso fra le parti è un contratto di trasporto
e custodia valori.
Ma a questo contratto accede altra obbligazione – quella della
custodia delle chiavi – che si fonda sulla causa del deposito e
che, partecipando della natura reale del contratto di deposito,
si perfeziona con la

traditi° appunto delle chiavi di apertura

delle casseforti al depositario che le detiene – circostanza
questa pacifica – in via esclusiva, unitamente ai codici di
apertura delle casseforti.
In questo senso è interessante ricordare che la giurisprudenza
di legittimità si è già pronunciata in una fattispecie che
presenta punti di contatto con la vicenda in oggetto affermando
che, nell’ipotesi in cui un cliente consegni le chiavi di un
14

concrete modalità di custodia riferite alla natura

autoveicolo al vetturiere dell’albergo dove alloggia, con tale
atto, che integra l’affidamento del veicolo e non la presa in
consegna delle chiavi e dell’autoveicolo a titolo di cortesia,
si perfeziona un ordinario contratto di deposito, dal quale
scaturiscono le relative obbligazioni a carico delle parti del

Le chiavi costituiscono, infatti, soltanto il mezzo attraverso
il quale si è concretizzata la consegna dell’autovettura, e non
l’oggetto principale del contratto di deposito.
Ed è da tale consegna che è scaturito, appunto, l’obbligo di
custodia del veicolo (e delle stesse chiavi) ( Cass. 12.3.2010
n. 6048 ).
Nel caso in esame, da un lato, vi è l’obbligazione tipica di
custodia dei valori da parte di Mondialpol dal momento di
apertura delle casseforti e per tutta la durata del trasporto,
ma dall’altro vi è un obbligo di custodia delle chiavi e delle
combinazioni di apertura delle casseforti che nasce dal momento
della consegna delle stesse a Mondialpol che le detiene in via
esclusiva: obbligo, però, che si estende – proprio per le
concrete modalità di custodia (con dotazione in via esclusiva
delle chiavi di apertura delle casseforti, conoscenza anch’essa
esclusiva delle combinazioni di apertura che potevano essere
variate discrezionalmente da Mondialpol) – ai valori, una volta
immessi nelle casseforti.

15

rapporto.

Ed allora è evidente l’applicabilità dell’art. 1780 c.c. che,
per il caso della sottrazione della cosa depositata , ripete la
regola stabilita dall’art. 1218 c.c..
Per ottenere la liberazione il depositario è tenuto a fornire
la prova che l’inadempimento è dipeso da causa a lui non

La prova liberatoria verte non tanto sulla diligenza quanto sul
fatto che ha causato l’evento; la prova sulla diligenza può
rilevare sotto il profilo dell’evitabilità del fatto mediante
lo sforzo diligente esigibile secondo il modello del buon padre
di famiglia.
Pertanto, il depositario non si libera della responsabilità
provando di avere usato nella custodia della cosa la diligenza
del buon padre di famiglia, ma deve, a questo fine, provare che
l’inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile ( fra le
varie Cass. 10.3.2009 n. 5736 ).
Le cause di non imputabilità vanno individuate in base alla
valutazione della diligenza usata dal depositario
nell’adempimento della prestazione di custodia.
La giurisprudenza ha richiamato in proposito i concetti di
inevitabilità ed adeguatezza, affermando la responsabilità
quando il depositario non dimostri di avere adottato tutte le
misure di protezione richieste dal caso.
Tra i fatti non imputabili rientrano quelli che risultino
evitabili solo con costi umani o economici talmente elevati da

16

imputabile.

non potere essere richiesti ad un debitore che sia tenuto a
comportarsi con la diligenza del buon padre di famiglia.
E’ alla luce di questi principii e delle particolari
circostanze caratterizzanti il caso concreto, che dovrà essere
condotto il nuovo esame da parte del giudice del rinvio che

gravanti sulle parti contrattuali.
L’esame degli ulteriori profili di censura resta assorbito.

Ricorso incidentale

Il ricorso incidentale che, indipendentemente dalla sua
formulazione, riguarda i rapporti con Fondiaria Sai spa, dalla
quale Mondialpol Milano spa chiede di essere manlevata in forza
della polizza assicurativa indicata, resta assorbito, dovendo
la questione essere riproposta, anche ai fini dell’esistenza di
un giudicato sul punto, al giudice del rinvio.
Conclusivamente è accolto il ricorso principale nei sensi di
cui in motivazione ed è dichiarato assorbito l’incidentale.
La sentenza è cassata in relazione e la causa è rinviata alla
Corte d’Appello di Milano in diversa composizione.
Le spese sono rimesse al giudice del rinvio.
P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso principale nei sensi di cui in
motivazione.
P

Dichiara

assorbito

l’incidentale.

Cassa

in

relazione e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di
Milano in diversa composizione.
17

dovrà tenere conto dei diversi e qualificati oneri probatori

Così deciso in data 25 settembre 2013 in Roma, nella camera di

consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione.

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