Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26335 del 19/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 19/11/2020, (ud. 17/07/2020, dep. 19/11/2020), n.26335

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – rel. Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 3841/2013 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

FERTILSUD SRL, rappresentata e difesa dall’avv. Palumbo Giuseppe,

elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avv.

Vannutelli Alessio;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia, sezione n. 7, n. 4/7/12 pronunciata il 22/09/2011,

depositata il19/01/12;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17 luglio

2020 dal Consigliere Guida Riccardo.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO:

l’Agenzia delle entrate ha propone ricorso per cassazione, con tre motivi, contro Fertilsud S.r.l., che resiste con controricorso, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia, indicata in epigrafe, che – in controversia concernente l’impugnazione di un atto di contestazione di violazioni e di irrogazione di sanzioni (pari a Euro 50.000,00 per ciascuna delle seguenti annualità), in materia di IRPEG, per il 2003, e di IRES, per il 2004, per omessa indicazione separata, in dichiarazione, delle spese e degli altri componenti negativi, relativi ad operazioni poste in essere con Paesi a fiscalità privilegiata (c.d. Paesi black list), ai sensi dell’art. 110 TUIR, comma 11 – nel contraddittorio della società, ha rigettato l’appello dell’ufficio ed ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Bari (n. 262/21/2009), favorevole alla contribuente;

la C.T.R. ha condiviso la statuizione del giudice di primo grado, secondo cui il comportamento della società, ancorchè non formalmente corretto, non aveva comportato alcuna evasione d’imposta nè un danno all’erario, avendo l’obbligata assolto al debito tributario con la dichiarazione integrativa;

la Commissione regionale ha anche notato che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 3 (principio di legalità), 6 (cause di non punibilità), del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, nessuno può essere assoggettato a sanzione per un fatto che, secondo una legge posteriore (nella specie, il riferimento è la legge finanziaria 2007, la quale prevede l’inapplicabilità delle sanzioni nel caso, come quello all’esame, in cui sia presentata dichiarazione integrativa), non costituisce violazione punibile e, inoltre, non sono assoggettabili a sanzione le violazioni che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile e sul versamento dell’imposta;

con memoria depositata il 09/03/2020, la contribuente ha premesso di avere aderito alla definizione agevolata di cui al D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 9, e di avere versato, in un’unica soluzione, tutte le somme dovute per ciascuna irregolarità, entro il termine indicato del 31/05/2019; in conseguenza di ciò, ha chiesto che sia pronunciata la cessazione della materia del contendere per intervenuta definizione agevolata (o, in via gradata, che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato, con vittoria di spese);

l’Agenzia delle entrate, con istanza depositata in data 11/06/2020, premesso che: “con nota del 28.5.2020 la Direzione Provinciale di Barletta-Andria-Trani ha comunicato che il contribuente ha presentato domanda di definizione della controversia ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018 n. 119, art. 9, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto per il perfezionamento della definizione”, ha chiesto che la Corte dichiari l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese;

occorre disporre in conformità;

ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, comma 13, le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate; infine, va qui dato atto che non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater.

P.Q.M.

dichiara l’estinzione del giudizio e cessata la materia del contendere, ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136. Così deciso in Roma, il 17 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 novembre 2020

 

 

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