Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26328 del 19/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 19/11/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 19/11/2020), n.26328

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARI Dario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10798-2013 proposto da:

B.M., con domicilio eletto in ROMA PIAZZA CAVOUR,

presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato PAOLO FORNO;

– ricorrente –

contro

CONCESSIONARIO EQUITALIA NORD SPA, elettivamente domiciliato in ROMA

VIA DELLE QUATTRO FONTANE 161, presso lo studio dell’avvocato SANTE

RICCI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURIZIO

CIMETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 78/2012 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,

depositata il 09/11/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

02/07/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. B.M. impugnava l’avviso d’iscrizione ipotecaria notificatogli da Equitalia Nord spa, eccependo trattarsi di avviso “nullo per mancata indicazione del responsabile del procedimento, per indeterminatezza dell’oggetto dell’obbligazione tributaria, per omessa indicazioni del ruolo o dei ruoli”;

2. l’adita commissione tributaria provinciale di Torino, dichiaratasi parzialmente priva di giurisdizione stante la natura non tributaria di alcuni dei crediti garantiti dall’ipoteca, rigettava il ricorso per il resto;

3. l’appello del contribuente è stato respinto dalla commissione regionale del Piemonte, con sentenza n. 78 in data 9 novembre 2012. La commissione ha dichiarato irrilevante il fatto, oggetto di eccezione del contribuente, che la comunicazione del dispositivo della sentenza di primo grado fosse stata effettuata non all’avvocato Piero Rizzo, procuratore dell’appellante, ma allo stesso ” B.M. c/o Studio Rizzo”, evidenziando che l’atto aveva comunque raggiunto lo scopo “dato che ha permesso al difensore di proporre tempestiva impugnazione”. La commissione ha rigettato l’ulteriore eccezione preliminare, secondo cui “il primo giudice avrebbe deciso in assenza delle parti costituite avendo il difensore del ricorrente inviato una istanza di rinvio dell’udienza fissata in primo grado”, evidenziando che tale istanza di rinvio “era stata rigettata perchè non era stata formulata alcuna istanza di trattazione del ricorso in pubblica udienza per cui la decisione era avvenuta in camera di consiglio”. Nel merito, la commissione, dato conto di quanto il contribuente aveva eccepito nel ricorso introduttivo (v. superiore punto 1), ricordato che i giudici di primo grado avevano motivato il rigetto del ricorso precisando che l’avviso recava chiara indicazione del responsabile del procedimento, sig. Bo.Gi., che la pretesa tributaria era ben determinata in relazione alle cartelle sottese all’avviso per canoni TV, che nessuna norma prevedeva l’indicazione dei ruoli nell’avviso di iscrizione d’ipoteca, evidenziato che l’appello aveva riproposto “gli stessi motivi di impugnazione dell’atto notificato” in assenza di “qualsiasi confutazione della argomentazioni addotte” dalla commissione provinciale, concludeva non vi era nulla da aggiungere alla sentenza impugnata e che la stessa doveva essere pertanto confermata;

4. il contribuente ricorre, con due motivi, per la cassazione della suddetta sentenza;

5. Equitalia Nord resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. il primo motivo di ricorso, al di là della relativa rubrica (“omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”), veicola una censura di violazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, (v. pag. 3 e 4 del ricorso), per essersi la commissione tributaria limitata a rinviare alla motivazione della decisione di primo grado senza dar conto di avere esaminato i motivi dell’appello.

2. il secondo motivo è articolato in tre parti, individuate dalle lett. a), b), e c). Nella prima, il contribuente lamenta violazione dell’art. 170 c.p.c., deducendo che “le raccomandate della commissione tributaria provinciale, relative alla trattazione ed alla comunicazione del dispositivo della sentenza non sono state effettuate direttamente al procuratore costituito”. Nella seconda, il contribuente lamenta violazione “dell’art. 102 c.p.c., e dell’art. 111 Cost., violazione del principio del contraddittorio” per essere stata “la sentenza impugnata emanata in assenza delle parti costituite, il cui difensore aveva fatto pervenire una comunicazione (doc. 5) del ricorso in appello, di legittimo impedimento”. Nella terza, il contribuente lamenta violazione “della L. n. 241 del 1990, art. 5, comma 3, nullità dell’avviso di iscrizione ipotecaria per omessa indicazione del responsabile del procedimento e per indeterminatezza sull’oggetto dell’obbligazione tributaria, omessa indicazione del ruolo o dei ruoli”;

3. Le doglianze di cui alle lett. a) e b), del secondo motivo di ricorso sono inammissibili. Esse non esprimono censure avverso la sentenza d’appello. Sono nient’altro che la riproposizione delle doglianze proposte contro la sentenza di primo grado e già dichiarate infondate dal giudice di appello (con affermazioni, appunto, in nessun modo censurate);

4. Il primo motivo di ricorso e la doglianza di cui alla lett. c), del secondo motivo sono strettamente legati e possono essere esaminati in modo congiunto. L’uno e l’altra sono infondati. Il contenuto della motivazione della sentenza impugnata è quello di cui al punto 3 della superiore premessa. La commissione regionale ha dato conto delle iniziali doglianze del contribuente le quali erano basate sulla asserita mancanza, nell’avviso, di tre elementi (il responsabile del procedimento; il titolo della pretesa; i ruoli); ha richiamato la sentenza di primo grado con cui dette doglianze sono state respinte sulla base di rilievi oggettivi (essere il responsabile del procedimento chiaramente indicato con nome e cognome; essere il titolo della pretesa altrettanto chiaramente individuato nelle cartelle di pagamento di canoni TV; non essere l’assunto del contribuente secondo cui l’avviso avrebbe dovuto indicare i ruoli privo di base normativa); ha sottolineato che l’appello era basato sulla mera riproposizione delle “doglianze già rigettate”. Questo essendo il contenuto della motivazione della sentenza impugnata, quelle ricordate essendo le iniziali doglianze e i corrispondenti rilievi dei primi giudici – le une e gli altri afferenti non a profili suscettivi di varia valutazione ma ad un dato oggettivo ossia alla (asserita) assenza e, invece, alla accertata presenza, di elementi dell’avviso – e, infine, quelli del pari richiamati essendo i motivi di appello, in nessun modo la sentenza impugnata può essere considerata priva di adeguata motivazione e quindi nulla. La situazione è evidentemente tutt’altra rispetto a quella nella quale questa Corte, con costante orientamento, ha ravvisato gli estremi della nullità della sentenza d’appello motivata tramite rinvio alla sentenza di primo grado (“E’ nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la sentenza della commissione tributaria regionale completamente carente dell’illustrazione delle critiche mosse dall’appellante alla statuizione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle e che si sia limitata a motivare “per relationem” alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, atteso che, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento del dispositivo e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame”. Così, Cass. 8918/2018 sulla scia di Cass. n. 15884/2017 e di molte precedenti, tra cui, n. 18625/2010; n. 15483/2008; n. 2268/2006 e n. 2196/2003);

5. il ricorso deve essere rigettato;

6. le spese sono regolate in base alla soccombenza;

7. al rigetto del ricorso consegue, ai sensi del testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – L. stabilità 2013), l’obbligo, a carico del ricorrente, di pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis, ove dovuto.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente a rifondere ad Equitalia Nord le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2500,00, oltre spese forfetarie e accessori di legge;

al rigetto del ricorso consegue, ai sensi del testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – L. stabilità 2013), l’obbligo, a carico della ricorrente, di pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, a norma, dello stesso art. 13, comma 1 – bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale effettuata da remoto, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 novembre 2020

 

 

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