Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2632 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 28/01/2022, (ud. 21/12/2021, dep. 28/01/2022), n.2632

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9107/14 proposto da:

L.U., (C.F. (OMISSIS)), rapp. e dif. in virtù di procura

speciale a margine del ricorso, dagli AVV.TI CRISTIANO ROMANO,

ANDREA ROMANO e LIDIA CIABATTINI, presso lo studio della quale è

elett.te dom.to in ROMA, al P.LE CLODIO, n. 32;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., elett.te dom.to in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, n. 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rapp. e dif.;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 128/44/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 14/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/12/2021 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.

 

Fatto

OSSERVATO

che:

l’AGENZIA DELLE ENTRATE notificò ad L.U. un avviso di accertamento con cui provvide a riprese relative all’anno di imposta 2005 per I.R.A.P ed I.V.A. a seguito di indagine sui conti correnti del contribuente;

che il L. impugnò l’avviso di accertamento innanzi alla C.T.P. di Pavia la quale, con sentenza n. 128/44/2013, accolse parzialmente il ricorso;

che tale decisione fu appellata, in via principale ed incidentale, tanto dall’AGENZIA quanto dal contribuente innanzi alla C.T.R. della Lombardia, la quale, con sentenza n. 128/44/2013, depositata il 14.10.2013, a seguito dello svolgimento della disposta consulenza tecnica d’ufficio, accolse parzialmente il gravame principale e rigettò quello incidentale, rideterminando l’imponibile evaso dal L., ed a tal fine osservando – per quanto in questa sede ancora interessa – che “il reddito dichiarato di Euro 11,580,00, l’utilizzo di lavoratori in nero ed in numero e l’importanza (per gli importi riscontrati) delle operazioni di versamenti/prelevamenti che non hanno trovato giustificazione inducono a ritenere la legittimità dell’avviso di accertamento in argomento, nei limiti del maggior redito come sopra rideterminato (dalla svolta CTU)” (cfr. sentenza impugnata, p. 2);

che avverso tale sentenza il L. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi; si è costituita con controricorso l’AGENZIA DELLE ENTRATE;

Rilevato in via preliminare che, con memoria depositata il 23 novembre 2021, l’Avv. ANDREA ROMANO ha rinunziato al mandato difensivo in favore del ricorrente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, la difesa del L. lamenta (senza, tuttavia, chiarire in relazione a quale delle ipotesi ex art. 360 c.p.c., comma 1, la censura faccia riferimento – cfr. ricorso, p. 2, ult. cpv.) la “erronea e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, dell’art. 2729 c.c., e 116 c.p.c.”, per avere la C.T.R. “ignorato dati ed acquisizioni, utili a provare le deduzioni del ricorrente o a vincere quelle presunzioni (previste dal citato art. 32), dati e acquisizioni dimostrativi della coerenza degli importi dei prelevamenti e dei versamenti indicati nei conti correnti esaminati con quelli delle scritture contabili e con le risultanze della dichiarazione IVA” (cfr. ricorso, p. 3);

che il motivo – il quale disvela, nella sostanza, un presunto vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, censurandosi con esso l’omesso esame di materiale istruttorio – e’, sotto molteplici profili, inammissibile;

che premesso che nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012 (applicabile ratione temporis al caso di specie), non è inquadrabile la censura concernente l’omessa valutazione di deduzioni difensive, nella specie consistenti (cfr. ricorso, p. 8, sub B, penultimo cpv.) nella c.t.p. (la quale, nonostante il suo contenuto tecnico e a differenza della consulenza tecnica d’ufficio, costituisce una semplice allegazione difensiva, priva di autonomo valore probatorio. Cfr., in termini, Cass., Sez. 1, 18.10.2018, n. 26305, Rv. 651305-01) e nelle “circostanze” asseritamente sottolineate e dedotte dal contribuente tanto nella memoria di costituzione in appello, quanto in primo grado (cfr. pp. 9 e 10 del ricorso), osserva in ogni caso la Corte come il motivo (che, peraltro, difetta anche di specificità proprio rispetto alle “circostanze” di cui si è appena dato conto, non essendo stato trascritto come queste furono effettivamente veicolate all’esame dei giudici delle fasi di merito) non si confronta, invero, con la motivazione della sentenza impugnata la quale, anzi, dà atto come “di alcune delle osservazioni effettuate dalla (parte) contribuente si (sia) tenuto conto nella consulenza e nella determinazione del maggior reddito suindicato. Le altre tesi e osservazioni difensive non assorbite non appaiono in grado di incidere ulteriormente sull’importo come sopra individuata..ala presunzione legale prevista dal citato art. 32…il contribuente doveva opporre prove, non giustificazioni generiche o altre presunzioni…”. Ciò porta a concludere nel senso che, in realtà, la difesa del L. miri ad ottenere una diversa valutazione proprio di quelle argomentazioni già oggetto di scrutinio da parte del giudice di merito, attraverso un riesame del merito della causa, precluso in questa sede (Cass., Sez. 1, 6.3.2019, n. 6519, Rv. 65322201);

che con il secondo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), la violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, per non essersi la C.T.R. “pronunziata sull’inapplicabilità della presunzione D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32, alle operazioni bancarie risultanti dalle scritture contabili, sia pure non sempre registrate in archi temporali di due giorni, né sulla rilevanza delle giustificazioni addotte dalla parte in relazione alla coerenza delle operazioni bancarie con le risultanze delle scritture contabili e la dichiarazione IVA” (cfr. ricorso, p. 11);

che il motivo è inammissibile;

che va anzitutto rilevato come il mezzo di gravame in esame, rubricato in termini di dedotto error in procedendo, per violazione delle richiamate disposizioni, è stato poi sviluppato dalla difesa del L. “anche” quale vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (cfr. rubrica del mezzo e p. 13, penultimo cpv., del ricorso), derivando da tale modalità di collazione una (oggettivamente) inestricabile – ed inammissibile (arg. da Cass., Sez. 2, 23.10.2018, n. 26790, Rv. 651379-01) – commistione di censure asseritamente inficianti la gravata sentenza. A ciò aggiungasi che, pur volendo interpretare le doglianze sviluppate dal ricorrente, per ricondurle sotto l’ambito di operatività dell’uno piuttosto che dell’altro vizio, la soluzione (e, cioè, l’inammissibilità del motivo) non muterebbe, giacché: a) quale omissione di pronuncia ex art. 112 c.p.c., il mezzo difetta di specificità ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, per non essere stati trascritti i termini in cui la questione posta in questa sede – e, si opina, non affrontata dalla C.T.R. – fu sviluppata nei precedenti gradi di merito; b) quale vizio motivazionale, invece, esso incontra i limiti già esposti supra, relativamente al primo motivo;

Ritenuto, in conclusione, che il ricorso debba essere rigettato, con la conseguente condanna di L.U. al pagamento, in favore dell’AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e, per l’effetto, condanna di L.U. al pagamento, in favore dell’AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 7.800,00 (settemilaottocento/00) per compenso professionale, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte di L.U., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 21 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

 

 

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