Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26314 del 25/11/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 26314 Anno 2013
Presidente: SEGRETO ANTONIO
Relatore: FRASCA RAFFAELE

SENTENZA
sul ricorso 6878-2012 proposto da:
ENEL SERVIZIO ELETTRICO SPA 09633951000 – Società con
unico azionista, soggetta all’attività di direzione e coordinamento di
Enel SpA, nella qualità di procuratore della ENEL DISTRIBUZIONE
SPA in persona del proprio procuratore, nonché ENEL SERVIZIO
ELETTRICO SPA – Società con unico azionista, soggetta all’attività di
direzione e coordinamento di Enel SpA nella sua qualità di beneficiaria
del ramo di azienda della Enel Distribuzione SpA in persona del
proprio procuratore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA
GIROLAMO DA CARPI 6, presso lo studio dell’avvocato
SZEMERE RICCARDO, che le rappresenta e difende, giusta procura
a margine del ricorso;

Data pubblicazione: 25/11/2013

- ricorrenti contro
CATUOGNO GENNARO;

– intimato –

MARIA CAPUA VETERE del 5.4.2011, depositata il 12/08/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
10/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott.
PIERFELICE PRATIS che ha concluso per l’accoglimento del
ricorso.

Ric. 2012 n. 06878 sez. M3 – ud. 10-10-2013
-2-

avverso la sentenza n. 2236/2011 del TRIBUNALE di SANTA

R.g.n. 6878-12 (ud. 10.10.2013)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

§1. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con sentenza n. 2236 del 12 agosto
2011, ha rigettato l’appello proposto dall’Enel Distribuzione s.p.a. avverso la sentenza del
Giudice di Pace di Santa Maria Capua Vetere n. 1833 del 2010, che aveva accolto la
domanda di Gennaro Catuogno, intesa ad ottenere il risarcimento del danno derivato
dall’avere dovuto sborsare le tasse postali per il pagamento delle bollette di energia

elettrica, in conseguenza dell’inadempimento da parte dell’Enel all’art. 6, comma, 4, della
Deliberazione 28 dicembre 1999 n. 200, con cui l’Autorità per L’Energia Elettrica ed il
Gas (A.E.E.G) aveva imposto agli esercenti il servizio di distribuzione e vendita
dell’energia elettrica e, quindi, all’Enel, di <>. L’Enel, d’altro canto, non aveva informato l’attore
della possibilità di pagare senza oneri aggiuntivi, così violando gli oneri di informazione su
di essa incombenti.
§2. L’appello dell’Enel si era articolato, per quanto interessa riferire ai fini della
presente decisione, con l’assunto che nella specie l’art. 6, comma, 4, non aveva avuto
efficacia integrativa del contratto ed il Tribunale ha disatteso tale motivo, reputando il
contrario e precisamente che tale efficacia si era dispiegata ai sensi dell’art. 1339 c.c.
§3. Avverso la decisione del Tribunale ha proposto ricorso per cassazione l’Enel
Servizio Elettrico s.p.a. (nella duplice qualità, giusta i riferimenti ai relativi atti notarili, di
procuratrice speciale dell’Enel Distribuzione s.p.a. e di beneficiaria del ramo di azienda di
quest’ultima costituito dal complesso di beni e rapporti, attività e passività relativi
all’attività di vendita di energia elettrica a clienti finali).
Al ricorso, che propone sei motivi, la parte intimata non ha resistito.

MOTIVI DELLA DECISIONE

§1. Con il primo motivo di ricorso si deduce “violazione e falsa applicazione dell’art.
2 della Legge 14 novembre 1995 n. 481”, assumendosi che la deliberazione n. 200 del
1999 e particolarmente l’art. 6, comma 4, di essa non aveva avuto l’effetto di integrare il
contratto di utenza, perché la legge n. 481 del 1995 e in specie l’art. 2, comma 12, lettera

h) di essa attribuirebbe questo effetto solo alle delibere in tema di produzione ed
erogazione di servizi, mentre il citato comma 4 dell’art. 6 avrebbe riguardato materia
estranea a tali concetti.
3
Est. Cons

aele Frasca

R.g.n. 6878-12 (ud. 10.10.2013)

Con il secondo motivo si deduce “difetto di motivazione in ordine ad un fatto
decisivo e controverso” e si lamenta un’omessa motivazione del Tribunale su come la
previsione del suddetto comma 4 dell’art. 6 potesse essere ricondotta all’ambito del citato
art. 2, comma 12, lett. h).
Il terzo motivo denuncia “violazione e falsa applicazione dell’art. 2 comma 12,
lettera h) della legge 481/1995 in relazione all’art. 1196 c.c. — Insufficiente e
contraddittoria motivazione” e vi si sostiene che la pretesa efficacia integrativa della

delibera sarebbe contraria al principio emergente dall’art. 11196 c.c., nonché l’omessa ed
insufficiente motivazione al riguardo.
Il quarto motivo lamenta “violazione e falsa applicazione dell’art. 1339 c.c.” e
“omessa motivazione su punti decisivi della controversia”, sotto il profilo che
erroneamente il Tribunale avrebbe attribuito comunque efficacia integrativa del contratto
all’art. 6, comma 4, citato, invocando l’art. 1339 c.c.: tale norma non poteva, invece,
trovare applicazione, perché rende possibile l’inserzione automatica di clausole del
contratto solo in sostituzione di quelle difformi previste e non invece, l’inserimento in
assenza di una specifica pattuizione contrattuale. D’altro canto, l’inserimento non era stato
possibile anche perché l’inosservanza della delibera da parte dell’Enel era espressamente
sanzionabile dall’Autorità ai sensi dell’art. 2, comma 20, lett. c) della citata 1. n. 481 del
1995.
Il quinto motivo deduce “insufficiente motivazione su fatti decisivi e controversi”,
rappresentati dall’obbiettiva inidoneità dell’art. 6, comma, 4, a porre un ipotetico precetto
integrativo, sotto il profilo che non risultava determinato in che cosa dovesse consistere la
modalità gratuita di pagamento, tenuto conto che il pagamento presso gli sportelli siti nei
capoluoghi di provincia poteva costringere l’utente a sobbarcarsi spese ben maggiori di
quelle del pagamento di un euro tramite il bollettino postale.
Gli altri motivi censurano la sentenza impugnata sotto altri profili, che non merita
riferire, perché destinati ad essere assorbiti in ragione delle considerazioni che seguono.
§2. I primi cinque motivi, afferendo sotto vari profili alla questione della idoneità
dell’art. 6, comma 4, della nota deliberazione a svolgere efficacia integrativa del contratto,
possono essere considerati unitariamente ed appaiono fondati per quanto di ragione al lume
del precedente di cui alla decisione di questa Corte resa (a seguito dell’udienza dell’8
giugno 2011) con la sentenza n. 17786 del 2011 su un ricorso dell’Enel propositivo di
motivi identici in una controversia di identico tenore, nonché di numerosissime decisioni

4
Est. Coìis. Raffaele Frasca

R.g.n. 6878-12 (ud. 10.10.2013)

rese a seguito della stessa udienza dell’8 giugno 2001 ricorsi proposti da utenti contro
decisioni di tribunali che avevano rigettato domande come quella proposta dall’intimato.
Nella suddetta decisione (come nelle altre), alle cui ampie motivazioni (che si fanno
carico di tutte le questioni poste dai motivi e svlte nella motivazione dell’impugnata
sentenza) il Collegio rinvia, si è anzitutto affermato il seguente principio di diritto: «Il
potere normativo secondario (o, secondo una possibile qualificazione alternativa, di
emanazione di atti amministrativi precettivi collettivi) dell’Autorità per l’Energia

Elettrica ed il Gas ai sensi dell’art. 2, comma 2, lettera h), si può concretare anche
nella previsione di prescrizioni che, attraverso l’integrazione del regolamento di
servizio, di cui al comma 37 dello stesso art. 2, possono in via riflessa integrare, ai
sensi dell’art. 1339 c.c., il contenuto dei rapporti di utenza individuali pendenti anche
in senso derogatorio di norme di legge, ma alla duplice condizione che queste ultime
siano meramente dispositive e, dunque, derogabili dalle stesse parti, e che la deroga
venga comunque fatta dall’Autorità a tutela dell’interesse dell’utente o consumatore,
restando, invece, esclusa — salvo che una previsione speciale di legge o di una fonte
comunitaria ad efficacia diretta – non la consenta – la deroga a norme di legge di
contenuto imperativo e la deroga a norme di legge dispositive a sfavore dell’utente e
consumatore».
Dopo di che, sempre con ampia motivazione alla quale nuovamente si rinvia, si è
concluso che deve «escludersi che la prescrizione dell’art. 6, comma 4, della
deliberazione dell’A.E.E.G. n. 200 del 1999 abbia comportato la modifica o
integrazione del regolamento di servizio del settore esistente all’epoca della sua
adozione e, di riflesso, l’integrazione dei contratti di utenza ai sensi dell’art. 1339 c.c.,
di modo che l’azione di responsabilità per inadempimento contrattuale esercitata
dalla parte attrice risulta priva di fondamento, perché basata su una clausola
contrattuale inesistente, perché non risultava introdotta nel contratto di utenza.
La stessa decisione (lo si rileva per completezza), avuto riguardo al riferimento
della sentenza allora impugnata ad una integrazione per effetto della deliberazione
dell’A.E.E.G. anche ai sensi dell’art. 1374 c.c. ha ribadito che al riguardo valgono le
stesse considerazioni svolte a proposito della inidoneità a svolgere la funzione di cui
all’art. 1339 c.c., soggiungendo, altresì, che <

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