Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26308 del 20/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 02/11/2016, dep.20/12/2016),  n. 26308

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16913-2015 proposto da:

I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RAFFAELE

CAVERNI 16, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO GIANSANTE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIANNI IERARDI giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE PALOMBARA SABINA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2794/6/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, emessa il 17/02/2014 e depositata il 07/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

02/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO NAPOLITANO;

udito l’Avvocato Gianni Ierardi, per il ricorrente, che si riporta al

ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

Con sentenza n. 2794/6/2014, depositata il 7 maggio 2014, non notificata, la CTR del Lazio ha rigettato l’appello proposto dal sig. I.M. nei confronti del Comune di Palombara Sabina per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Roma, che aveva solo parzialmente accolto, rideterminando in Euro 20,00 al mq, il valore del terreno, fissato dall’ente impositore in Euro 41,00 al mq ai fini dell’imponibile ICI, il ricorso proposto dal contribuente avverso avvisi di accertamento per insufficiente pagamento di detto tributo, relativamente agli anni dal 2005 al 2007, relativamente a terreno di proprietà del contribuente avente destinazione urbanistica D2 secondo previsione del piano regolatore.

Avverso detta pronuncia il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi.

L’intimato Comune di Palombara Sabina non ha svolto difese.

Pare opportuno esaminare prioritariamente il secondo motivo, col quale il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 in relazione alla L. n. 241 del 1990, art. 3 e del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 12 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Il motivo è manifestamente infondato.

In via generale, con specifico riferimento agli avvisi di accertamento in tema di ICI, questa Corte ha più volte affermato il principio che l’obbligo motivazionale è adempiuto allorchè, oltre alla puntualizzazione degli estremi soggettivi ed oggettivi della posizione creditoria dedotta, l’atto impositivo rechi l’indicazione dei fatti astrattamente giustificativi di essa, che consentano di delimitare l’ambito delle ragioni che possano essere addotte dall’ente nella successiva fase contenziosa, restando, poi, affidate al giudizio d’impugnazione dell’atto le questioni riguardanti l’idoneità dei fatti addotti a comprovare la fondatezza della pretesa impositiva (tra le altre, si vedano Cass. sez. 5, 15 novembre 2004, n. 21571; Cass. sez. 5, 10 novembre 2010, n. 22841). Si è inoltre precisato che le delibere comunali in materia di determinazione dei valori per aree omogenee, quali atti amministrativi a contenuto generale, non sono soggette all’obbligo di allegazione ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 7 al fine di assicurare il soddisfacimento del requisito motivazionale dell’atto (tra le molte, cfr., più di recente, Cass. sez. 5 13 giugno 2012, n. 9601; Cass. sez. 5, ord. 25 luglio 2012, n. 13105; Cass. sez. 5, nn. 1295, 1296, 1297 e 1298 del 26 gennaio 2015; Cass. sez. 6-5, ord. 18 luglio 2016, n. 14676).

Infine, con riferimento alla doglianza – sempre nell’ambito dell’esame del motivo in oggetto – con la quale il contribuente ha lamentato che non sia stata considerata come causa di nullità degli atti impositivi il mancato avviso al contribuente della facoltà di avvalersi dell’accertamento con adesione, a norma del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6 si è avuto modo di chiarire che esso non comporta la nullità dell’atto, prescrivendo la L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 2, lett. b) unicamente che gli atti dell’amministrazione finanziaria (cui sono equiparati gli atti impositivi degli enti locali) debbano indicare l’organo o l’autorità amministrativa presso la quale è possibile promuovere il loro riesame nel merito, dovendo intendersi le cause di nullità come tassative (cfr. Cass. sez. 5, 28 giugno 2016, n. 13322).

Ugualmente è infondato il terzo motivo, con il quale il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

L’Amministrazione ha fornito gli elementi, in grado di supportare, a suo avviso, in relazione ai parametri previsti dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5 quantum della pretesa impositiva di cui agli avvisi di accertamento impugnati e il giudice tributario d’appello, nel confermare il decisum della CTP, ha ritenuto che, nella valutazione comparativa delle ulteriori risultanze istruttorie, essi fossero solo in parte idonei a legittimare le maggiori somme richieste per le annualità in contestazioni rispetto a quanto versato dal contribuente.

Il primo ed il quarto motivo possono essere esaminati congiuntamente, in quanto tra loro connessi, lamentandosi, in realtà, con entrambi, una non corretta valutazione delle risultanze istruttorie.

In effetti, il primo motivo, che testualmente prospetta l’omesso esame del decisivo contenuto del ricorso proposto avanti la CTP, in realtà correlato a tutte le questioni poi dibattute nel giudizio di appello, pur invocando nel contempo il parametro di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, piuttosto che ipotizzare il vizio di omessa pronuncia, lamenta, in relazione al n. 5 della stessa norma, un’insufficienza motivazionale, ribadita, con specifico riferimento all’omesso esame della specifica e dettagliata perizia giurata di parte, nell’ambito del quarto motivo di ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quanto all’eccepita impossibilità, nel giudizio di merito, di equiparare il terreno in oggetto ad altri terreni immediatamente edificabili, o alla mancata valutazione della equiparabilità dello stesso terreno ad altri fondi acquistato dal Comune di Palombara Sabina.

Entrambi i motivi devono ritenersi inammissibili.

Come è noto, nella vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. 7 aprile 2014, n. 8053), l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame, qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

Ciò è quanto dato rilevare nel presente giudizio, nel quale la CIR, confermando la decisione del giudice di primo grado che aveva ridotto il valore unitario del fondo dall’importo determinato dal Comune in Euro 41,00 al mq ad Euro 20,00 al mq, pur non espressamente menzionandola, ha di fatto tenuto conto della perizia di parte invocata dal contribuente valutata comparativamente con la stima dell’Ufficio del Territorio, atteso che, come riportato nello stesso ricorso per cassazione in ossequio al principio di autosufficienza, l’importo di 20,00 al mq è indicato come valore massimo di un terreno quale quello in oggetto classificato D2 secondo il piano regolatore generale adottato ed in attesa di approvazione.

Sicchè la censura di parte ricorrente finisce in realtà con il sollecitare alla Corte un riesame delle risultanze istruttorie non consentito in sede di legittimità (tra le molte, più di recente, cfr. Cass. sez. 5, 1 aprile 2016, n. 6348; Cass. sez. 2, 4 giugno 2014, n. 12574; Cass. sez. 2, 22 marzo 2013, n. 7330).

Le considerazioni di cui sopra, esposte nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c., sono integralmente condivise dal collegio, che rileva l’inammissibilità, in relazione al disposto dell’art. 372 c.p.c., della documentazione prodotta dal difensore di parte ricorrente in sede di adunanza in camera di consiglio.

Il ricorso va pertanto rigettato per manifesta infondatezza.

Nulla va statuito in ordine alle spese del giudizio di legittimità, non avendo l’intimato Comune svolto difese.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti di legge per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2016

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