Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26303 del 18/10/2018

Cassazione civile sez. I, 18/10/2018, (ud. 14/09/2018, dep. 18/10/2018), n.26303

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13179/2017 proposto da:

P.M.L., elettivamente domiciliata in Roma, Via Ridolfino

Venuti n. 42, presso lo studio dell’avvocato Cauti Antonio,

rappresentata e difesa dall’avvocato Rucci Fernando, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 9059/2017 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 07/04/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/09/2018 dal Cons. Dott. TRICOMI LAURA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’inammissibilità.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 9059, depositata il 07/04/2017 e non notificata, la Corte di cassazione rigettava, con compensazione delle spese del giudizio di legittimità, il ricorso principale proposto da P.M.L. ed il ricorso incidentale proposto da C.S. avverso la sentenza n. 77/2015 della Corte di appello di L’Aquila.

La Corte abruzzese, in controversia concernente la domanda proposta dalla P. per il rimborso iure proprio pro quota di quanto versato per il mantenimento della figlia naturale – nata il (OMISSIS) e riconosciuta dal C. il (OMISSIS) – dalla data della nascita e fino alla data della domanda proposta con atto di citazione notificato il 23/06/2004, aveva rigettato l’appello avverso la sentenza non definitiva di primo grado proposto dal C., dichiarato inammissibile l’appello incidentale proposto dalla P. avverso la sentenza definitiva di primo grado perchè concernente questione coperta dal giudicato sulla sentenza di primo grado non definitiva, e, in parziale accoglimento dell’appello incidentale proposto dal C., lo aveva condannato a pagare alla P. la somma di Euro 120.000,00, oltre interessi legali dalla domanda al saldo.

Per quanto interessa il presente giudizio, la decisione di secondo grado veniva impugnata con ricorso principale per cassazione dalla P. che, con il primo motivo lamentava vizio di motivazione e violazione di norme di diritto relativamente alla dichiarazione di inammissibilità dell’appello incidentale, ritenendo che le sue richieste non fossero coperte da giudicato. Questo motivo del ricorso principale veniva respinto perchè infondato, con la sentenza oggetto del presente giudizio per revocazione, ritenendo la Corte che “Correttamente il giudice a quo respingeva l’appello incidentale proposto avverso la sentenza definitiva, essendo coperta da giudicato, perchè non impugnata da nessuna delle parti la determinazione del contributo del C. al mantenimento della figlia (pro quota), dunque nella misura del 50% (come precisa correttamente il giudice a quo), con evidente riferimento a quanto contenuto nell’atto di citazione della P. (la relativa statuizione è contenuta nella sentenza non definitiva in atti). Nè la P. – precisa ulteriormente la Corte di merito – ha impugnato la statuizione della sentenza non definitiva che ha determinato il periodo di tempo 1971 2004, fino alla data della domanda, come quello per il quale essa ha diritto di ripetere il 50% di spese per il mantenimento della figlia (anche tale statuizione è contenuta nella sentenza non definitiva in atti).

Afferma la ricorrente di aver modificato la propria domanda con memoria ex art. 183 c.p.c., chiedendo una somma superiore al 50%, ma non coglie esattamente la ratio dell’argomentazione censurata: il giudice a quo infatti non esclude che vi sia stata modifica, ma afferma, come si è detto, che la predetta statuizione della sentenza non definitiva, non è stata impugnata è appena il caso di precisare che se la sentenza si fosse riferita ad una somma indeterminata superiore al 50%, non avrebbe parlato di “quota”).”

Avverso tale statuizione la P. propone ricorso per revocazione con tre mezzi, corroborati da memoria ex art. 378 c.p.c., C. è rimasto intimato.

La controversia viene trattata in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I motivi di revocazione, proposti ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c. e art. 395 c.p.c., n. 4, sono tre.

2. Con il primo motivo si denuncia “l’errore di fatto nella lettura degli atti interni al suo stesso giudizio”; con il secondo motivo “l’errore di fatto nella rappresentazione e percezione dei motivi di ricorso”; con il terzo motivo “l’omesso esame critico delle censure mosse avverso la statuizione della sentenza impugnata”. Le censure concernono la statuizione che ha confermato la pronuncia della Corte di appello di inammissibilità dell’appello incidentale proposto dalla P..

3. Osserva la Corte che la ricorrente riferisce, alla luce di quanto trascritto nel ricorso per autosufficienza, che con l’originario atto introduttivo dinanzi al Tribunale aveva chiesto il rimborso della somma di Euro 392.000,00, pari al 50% delle spese sostenute per il mantenimento della figlia (fol. 5); che, quindi, con memoria ex art. 183 c.p.c., aveva emendato le conclusioni chiedendo che la quota di spettanza del padre venisse determinata “secondo le rispettive sostanze e le capacità reddituali di ciascun genitore” e comunque non inferiore al 50% (fol. 7).

Quindi, sostiene che il Tribunale con decisione non definitiva aveva riconosciuto il diritto al rimborso pro quota degli esborsi dalla stessa sostenuti per la figlia senza precisarne la percentuale, da determinarsi nel giudizio definitivo; lamenta, pertanto, la erroneità del giudizio di appello laddove ha ritenuto inammissibile, perchè coperto da giudicato interno, l’appello incidentale proposto con riferimento a quanto riconosciuto dal Tribunale con la sentenza definitiva; infine sostiene che anche questa Corte ha errato, nel ritenere inammissibile il motivo di ricorso avverso la sentenza di secondo grado impugnata, per i motivi esposti sub 1.2.

4. La doglianza, così come complessivamente proposta ed unitariamente esaminabile per connessione tra i motivi, è inammissibile.

5. Giova ricordare che nelle sentenze della Corte di Cassazione, l’errore revocatorio è configurabile nelle ipotesi in cui la Corte sia incorsa in un errore meramente percettivo, risultante in modo incontrovertibile dagli atti e tale da aver indotto il giudice a fondare la valutazione della situazione processuale sulla supposta inesistenza (od esistenza) di un fatto, positivamente acquisito (od escluso) nella realtà del processo, che, ove invece esattamente percepito, avrebbe determinato una diversa valutazione della situazione processuale, e non anche nella pretesa errata valutazione di fatti esattamente rappresentati. Ne consegue che non risulta viziata da errore revocatorio la sentenza della Corte di cassazione nella quale il collegio abbia dichiarato l’inammissibilità del ricorso per motivi attinenti al merito delle questioni ed a valutazioni di diritto (Cass. Sez. U. n. 26022/2008; Cass. 12/12/2012, n. 22868).

Di recente, le Sezioni Unite hanno puntualizzato che “Il combinato disposto dell’art. 391 bis e dell’art. 395 c.p.c., n. 4, non prevede come causa di revocazione della sentenza di cassazione l’errore di diritto, sostanziale o processuale, e l’errore di giudizio o di valutazione; nè, con riguardo al sistema delle impugnazioni, la Costituzione impone al legislatore ordinario altri vincoli oltre a quelli, previsti dall’art. 111 Cost., della ricorribilità in cassazione per violazione di legge di tutte le sentenze ed i provvedimenti sulla libertà personale pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari e speciali, sicchè non appare irrazionale la scelta del legislatore di riconoscere ai motivi di revocazione una propria specifica funzione, escludendo gli errori giuridici e quelli di giudizio o valutazione, proponibili solo contro le decisioni di merito nei limiti dell’appello e del ricorso per cassazione, considerato anche che, quanto all’effettività della tutela giurisdizionale, la giurisprudenza Europea e quella costituzionale riconoscono la necessità che le decisioni, una volta divenute definitive, non possano essere messe in discussione, onde assicurare la stabilità del diritto e dei rapporti giuridici, nonchè l’ordinata amministrazione della giustizia.” (Cass. Sez. U. n. 8984/2018, cfr. anche Cass. Sez. U. n. 30994/2017 e Cass. Sez. U. n. 13181/2013).

7. Nel caso di specie le censure concernono proprio la valutazione degli atti processuali, sia della sentenza impugnata che del ricorso per cassazione, compiuta dal giudice di legittimità, e prospettano inammissibilmente una differente valutazione degli stessi, funzionale alle aspettative della parte.

Invero, come già affermato con principio che si intende confermare, non è idonea ad integrare errore revocatorio, rilevante ai sensi ed agli effetti di cui all’art. 391 bis c.p.c. e art. 395 c.p.c., n. 4), la valutazione del contenuto degli atti di parte e della motivazione della sentenza impugnata, perchè non può tradursi in errore di fatto (Cass. n. 10184/2018); inoltre non è idoneo ad integrare errore percettivo la valutazione di uno dei motivi del ricorso laddove la parte ritenga che sia stata espressa senza considerare le argomentazioni contenute nell’atto d’impugnazione, perchè in tal caso è dedotta un’errata considerazione e interpretazione dell’oggetto di ricorso (Cass. n. 3760/2018).

8. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.

La mancata costituzione dell’intimato esonera dal provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

Va disposto che in caso di diffusione della presente sentenza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Dispone che in caso di diffusione della presente sentenza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2018

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