Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26295 del 18/10/2018

Cassazione civile sez. I, 18/10/2018, (ud. 11/07/2018, dep. 18/10/2018), n.26295

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1425/2012 proposto da:

Comune di Vercelli, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Via F. Confalonieri n. 5, presso lo studio

dell’avvocato Manzi Andrea, rappresentato e difeso dall’avvocato

Lupano Loredana, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Azienda Sanitaria Locale ASL (OMISSIS) di Vercelli, già Azienda

Sanitaria Locale ASL (OMISSIS), in persona del Commissario pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Lungotevere Sanzio n. 1,

presso lo studio dell’avvocato Romano Alberto, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato Gallo Carlo Emanuele, giusta procura

a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 456/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 25/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/07/2018 dal Cons. Dott. SAMBITO MARIA GIOVANNA C.;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha chiesto il rigetto

del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza 17.9.2007, Il Tribunale di Vercelli, definitivamente pronunciando, rigettava la domanda proposta dal Comune di Vercelli nei confronti dell’Azienda Sanitaria Locale n. (OMISSIS) volta ad accertare che la farmacia comunale n. (OMISSIS) era di sua proprietà esclusiva.

Il gravame del Comune veniva rigettato, con sentenza in data 25.3.2011, dalla Corte d’appello di Torino, che, dopo aver dato atto come, a seguito dell’estinzione dell’Ente Ospedaliero (OMISSIS), disposta in attuazione della L. n. 833 del 1978, la farmacia da esso gestita era stata trasferita al Comune e data in gestione all’azienda farmaceutica municipalizzata, che aveva acquistato i locali in cui essa aveva sede apportandovi migliorie, e come, con provvedimento del 30.4.2002, la Regione Piemonte aveva disposto il trasferimento alle ASL dei beni immobili, includendovi anche la licenza commerciale all’esercizio della farmacia, rilevava, per quanto d’interesse, che: a) la farmacia della municipalità non costituiva un’impresa sorta ex novo, ma era proprio quella a lei transitata dal disciolto Ente ospedaliero, e del resto la farmacia non aveva mai smesso di esercitare la sua attività in forza dell’originaria autorizzazione; b) il ritrasferimento della farmacia era previsto dalla legge, tanto che il decreto che lo aveva disposto era meramente esecutivo ed attuativo, irrilevante essendo che la ASL non avrebbe potuto gestire direttamente l’esercizio, potendo comunque venderlo o affidarne la gestione a terzi.

Per la cassazione della sentenza, ricorre il Comune di Vercelli con due motivi, resistiti con controricorso dalla ASL (OMISSIS) di Vercelli (già Azienda Sanitaria Locale ASL (OMISSIS)). Il PG ha depositato conclusioni scritte, e la controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo, il Comune lamenta la violazione degli artt. 20 della L. n. 475 del 1968; TULS n. 1265 del 1934, art. 113, lett. h), in relazione alla statuizione sub a) di parte narrativa. La Corte torinese, lamenta il ricorrente, non ha affrontato la questione relativa all’estinzione dell’Ente ospedaliero che era l’originario titolare della farmacia, autorizzato a proseguirne la gestione in virtù della disposizione transitoria di cui alla L. n. 475 del 1968, art. 20, ma senza possibilità di trasferimento, sicchè l’estinzione di detto Ente ha provocato la decadenza dell’autorizzazione, cui è indissolubilmente connessa la titolarità dell’Azienda, pubblica o privata che sia.

3. Col secondo motivo, il ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 5 e della L. n. 833 del 1978, art. 66, in riferimento alla statuizione sub b) della narrativa. La tesi secondo cui l’autorizzazione sarebbe sopravvissuta all’estinzione dell’Ente Ospedaliero non tiene conto che l’azienda, quale universitas iuris o rerum, è diversa dai beni mobili ed attrezzature citate nella disposizione e, dunque, non figura tra i beni da ritrasferire alle ASL da parte dei Comuni, non essendo neppure ipotizzabile che una farmacia comunale possa esser retrocessa alle AS che pianificano e controllano l’attività delle farmacie.

4. I motivi, da valutarsi congiuntamente per la loro connessione, vanno rigettati.

5. Occorre premettere che, come già condivisibilmente affermato da questa Corte (Cass. 21523 del 2015; n. 12346 del 2009), la titolarità di una farmacia deve comprendere inscindibilmente sia il servizio farmaceutico sia la gestione dell’azienda, e che il trasferimento dell’azienda farmaceutica è condizionato al relativo riconoscimento ad opera di un provvedimento amministrativo autorizzatorio, che viene emanato previo controllo dei necessari requisiti. Nella specie, è pacifico che, a seguito della soppressione dell’Ente Ospedaliero (OMISSIS), il Comune ha ricevuto i beni utilizzati per lo svolgimento dell’attività, e, come ha accertato la Corte territoriale, ha proseguito la gestione della farmacia senza che sia stata concessa alcuna nuova autorizzazione, id est sulla scorta di quella in precedenza goduta dall’Ente Ospedaliero, che non è, dunque, mai decaduta, e del resto, come ha fatto rilevare il PG nelle sue conclusioni scritte, la legittimità della gestione dell’azienda farmacia da parte dello stesso ricorrente non è mai stata posta in dubbio, sicchè l’affermazione secondo cui con l’estinzione dell’Ospedale sarebbe intervenuta la disgregazione del complesso aziendale, costituisce, in definitiva, una petizione di principio, non potendo, in costanza di un’unica autorizzazione, la postulata nuova organizzazione aziendale desumersi dalla mera sostituzione di taluni componenti obsoleti, o dall’incremento della dotazione.

6. Va, sotto altro profilo, rilevato che mentre nell’impianto della L. n. 833 del 1978, le USL erano strutture prive di personalità giuridica e di patrimonio proprio (artt. 10 e 13), talchè i beni mobili ed immobili già di proprietà delle disciolte amministrazioni che precedentemente svolgevano funzioni in materia di igiene e sanità (tra cui gli enti ospedalieri), non potevano esser loro intestati e sono stati perciò trasferiti al patrimonio dei Comuni con vincolo di destinazione alle USL medesime (artt. 65 e 66), la disciplina è mutata col D.Lgs. n. 502 del 1992, che, riconosciuta personalità giuridica alle USL (art. 3), ha disposto con l’art. 5, che “tutti i beni mobili, immobili, ivi compresi quelli da reddito, e le attrezzature che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fanno parte del patrimonio dei comuni con vincolo di destinazione alle unità sanitarie locali, sono trasferiti al patrimonio delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere…” La locuzione “tutti i beni mobili, immobili ivi compresi quelli da reddito” è inequivoca nell’indicare che, secondo l’intento del legislatore, ogni bene con vincolo di destinazione doveva esser trasferito dal Comune alle ASL: l’esclusione delle aziende tra i beni da trasferire che prospetta il ricorrente non trova dunque base nel testo normativo, senza dire che nel negare a monte che la farmacia sia compresa tra i beni a lui trasferiti in base alla L. n. 833 del 1978, art. 66, nega, al contempo, il titolo stesso della sua legittimazione. 7. Da ultimo, va aggiunto che la circostanza che l’ASL non possa gestire direttamente la farmacia, non significa, come già evidenziato dai giudici territoriali, che la stessa non possa esserne titolare ed affidarne la gestione a terzi.

8. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna alle spese, che si liquidano in Euro 10.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori, come per legge.

Così deciso in Roma, il 11 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2018

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