Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26292 del 20/12/2016


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Cassazione civile, sez. trib., 20/12/2016, (ud. 06/12/2016, dep.20/12/2016),  n. 26292

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. PEZZULLO Rosa – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 2331/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma alla Via dei

Portoghesi n. 12 domicilia ex lege;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) s.p.a., rappresentato e difeso dall’Avv.

Giuseppe Maria Cipolla, presso il cui studio in Roma al viale

Giuseppe Mazzini n. 134, elettivamente domicilia, per procura in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale

dell’Emilia Romagna n. 48/03/11 depositata il 20 maggio 2011.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 6 dicembre 2016

dal Consigliere Dott. Enrico Carbone.

Uditi l’Avv. Barbara Tidore per la ricorrente e l’Avv. Giuseppe Maria

Cipolla per il controricorrente.

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CARDINO Alberto, che ha concluso per

l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Su ricorso della (OMISSIS) s.p.a. in liquidazione, poi fallita, la Commissione Tributaria Provinciale di Bologna annullava la cartella di pagamento n. (OMISSIS) emessa nei confronti della società in sèguito a controllo automatizzato delle dichiarazioni dei redditi per gli anni d’imposta 2002 e 2003.

La Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna respingeva l’appello dell’Agenzia delle Entrate, dichiarando di voler confermare la ratio decidendi addotta dal primo giudice circa la violazione dell’obbligo di contraddittorio L. n. 212 del 2000, ex art. 6, comma 5.

L’Agenzia ricorre per cassazione sulla base di due motivi.

Il Fallimento (OMISSIS) s.p.a. resiste con controricorso e memoria.

Il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per aver il giudice di appello censurato un difetto del contraddittorio amministrativo mai precedentemente dedotto nè rilevato.

1.1. Il motivo è inammissibile.

Esso assume che la sentenza di primo grado abbia accolto l’impugnazione della società contribuente nei limiti del suo oggetto, cioè con riguardo esclusivo al pagamento del dovuto e non anche al vizio procedimentale.

Tuttavia, il ricorso manca di trascrivere quella sentenza, così violando il principio di autosufficienza, operativo anche per la denuncia di extrapetizione (Cass. 23 gennaio 2004, n. 1170, Rv. 569603; Cass. 2 dicembre 2014, n. 25482, Rv. 633593).

2. Il secondo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis.

2.1. Il motivo è fondato.

In caso di liquidazione d’imposta su controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, l’instaurazione del contraddittorio prima dell’iscrizione a ruolo è necessaria solo quando emergano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione stessa, ciò che non si verifica quando si tratti di un semplice errore materiale (Cass. 31 marzo 2011, n. 7536, Rv. 617565; Cass. 28 luglio 2016, n. 15740, Rv. 640654).

Pertanto, l’avviso bonario non è obbligatorio neppure nelle ipotesi di mera omissione o tardività del versamento (Cass. 10 giugno 2015, n. 12023, Rv. 635672; Cass. 6 luglio 2016, n. 13759, Rv. 640341).

Nella specie, si trattava appunto del recupero di versamenti omessi, seppure per vari titoli ed annualità diverse, nonchè della correzione di errori materiali (per l’IRPEG 2003: pag. 9 di controricorso).

3. La sentenza deve essere cassata, con rinvio per un nuovo esame e il regolamento delle spese processuali, anche di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso nel secondo motivo, inammissibile il primo.

Cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna in differente composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 6 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2016

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